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La Repubblica, 30 maggio 2025

In un volume l’indagine sulla pelle intesa come spazio di libertà curata da Daniela Attili, Paola Bevere e Gabriele Donnini. Il tatuaggio è un linguaggio visivo antico, una forma d’arte che racconta storie, emozioni e identità. Per chi vive in carcere, diventa molto più di un semplice ornamento: rappresenta l’unico spazio personale che non può essere sottratto. Amomamma. Il carcere visto attraverso il tatuaggio, curato da Daniela Attili, Paola Bevere e Gabriele Donnini, esplora questo tema con profondità e rigore, mettendo in luce il valore simbolico e le implicazioni sociali di questa pratica.

Il volume, pubblicato da Meltemi Editore, sarà disponibile dal 30 maggio e analizza il tatuaggio come strumento di comunicazione, autodeterminazione e libertà all’interno delle carceri. Gli autori spiegano come questa pratica, sebbene pericolosa e spesso clandestina, rappresenti un punto di resistenza per i detenuti, privati di uno spazio personale e di un’identità riconosciuta dalla società.

L’opera affronta diverse tematiche, tra cui la relazione tra il codice informale delle carceri e quello formale dell’ordinamento penitenziario, la storia del tatuaggio in situazioni di restrizione della libertà e le strategie di riduzione del danno. Inoltre, il libro include interviste a tatuatori e detenuti, fornendo una prospettiva diretta sulle motivazioni e i rischi di questa pratica.

Una sezione importante è dedicata agli aspetti sanitari e alle normative che regolano il tatuaggio all’interno delle strutture penitenziarie, con riferimenti a progetti come I.Ri.D.E., che nel 2017 ha analizzato l’applicazione delle strategie di prevenzione delle malattie infettive nelle carceri italiane. La pubblicazione sarà accompagnata da una serie di eventi e presentazioni, tra cui appuntamenti a Ventotene, Roma e Garbatella, con la partecipazione di esperti, scrittori, giornalisti e attori come Claudio Amendola ed Edoardo Purgatori. Gli incontri offriranno un’opportunità di dialogo su un fenomeno che tocca la dignità umana e i diritti fondamentali dei detenuti.

I curatori hanno inoltre annunciato l’invio di una copia del libro a tutti gli istituti penitenziari italiani, contribuendo alla riflessione su questo tema spesso ignorato. L’obiettivo? Sensibilizzare il pubblico e promuovere una visione più inclusiva e consapevole del carcere, inteso come luogo di privazione ma anche di resistenza e espressione.