sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Carugati

Il Manifesto, 12 aprile 2025

Il presidente della Corte costituzionale: “Legittimo criticare i giudici, no agli attacchi personali”. “Lo stop al terzo mandato vale per tutte le regioni a statuto ordinario”. E ribadisce i paletti al governo sui decreti: “Serve omogeneità”. Lo scorso anno 212 pronunce della Consulta e 94 dichiarazioni di incostituzionalità. “Il controllo sulle leggi funziona”. Dal fine-vita all’affettività in carcere, dai rapporti tra Stato e regioni al limite dei mandati elettivi, dalle norme sui licenziamenti all’abitazione come “diritto inviolabile” fino alle tutele per i conviventi di fatto anche nelle imprese familiari.

La relazione sull’attività delle Corte costituzionale nel 2024, presentata ieri dal presidente Giovanni Amoroso davanti al Capo dello Stato, ai presidenti delle Camere e al Guardasigilli Nordio, è un lungo elenco di interventi con cui i giudici hanno rimodellato e corretto la legislazione italiana e fatto da arbitro ai conflitti tra poteri: 212 pronunce lo scorso anno, di cui 94 di illegittimità costituzionale, “percentuale vicina al 50% e molto più alta rispetto ai decenni precedenti”, ha spiegato Amoroso alla stampa. Segno di un ruolo molto attivo nel sindacato delle leggi, ma mai intrusivo. “Il riconoscimento di nuovi diritti spetta al Parlamento e anche la loro estensione”, ha precisato, spiegando che anche i ripetuti moniti della Corte non sono mai finalizzati a svolgere un ruolo di supplenza, ma solo a stimolare il legislatore. Come è avvenuto nel 2024 con il diritto alle visite coniugali per i detenuti. Ora che il diritto è stato riconosciuto, spetterà al Parlamento con gradualità renderlo effettivo.

Interpellato dai cronisti sui numerosi conflitti tra politica e giustizia, come il caso dei Cpr in Albania, il presidente ha spiegato che la legge contiene già tutti gli strumenti per dirimerli, compreso il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla stessa Consulta. Insomma, “il sistema contiene gli antidoti per ogni possibile tracimazione” di uno dei poteri. E se “il governo dei giudici non è auspicabile, un governo senza giudici sarebbe senza dubbio preoccupante”. Nel caso dei migranti trasferiti in Albania, “abbiamo visto giudici che hanno preso strade diverse: c’è chi ha ritenuto ci fosse una violazione delle norme europee e non ha applicato la norma interna in ragione del principio della preminenza delle norme europee, chi invece ha interrogato la Corte di giustizia Ue; un altro giudice si è rivolto alla Cassazione; la Cassazione ha investito la Corte costituzionale”.

Questo, ha osservato Amoroso, “è conseguenza dalla complessità del sistema: soprattutto quando è multilivello, cioè ordinamento nazionale e sovranazionale. Governare la complessità non è facile ma gli strumenti ci sono: gli strumenti di garanzia, quelli ordinari e quelli straordinari come il coinvolgimento della Corte”. E se criticare le decisioni dei giudici, anche “in modo aspro” è sempre legittimo, diverso è il caso di “attacchi personali” ai singoli magistrati, “perché così si finisce nel terreno scivoloso della delegittimazione della magistratura”.

Il presidente non ha voluto pronunciarsi su provvedimenti in corso di approvazione, come il decreto sicurezza o le norme sull’elezione dei sindaci (la destra vuole abolire i ballottaggi). Però ha ribaditi i paletti cari alla giurisprudenza della Consulta: i criteri di urgenza e “omogeneità” per i decreti, che sono a rischio bocciatura nel caso in cui diventino spezzatini di norme diverse; e il principio della “parità di voto” che deve contemperarsi con “l’esigenza di governabilità” nel caso delle norme elettorali. Amoroso ha ricordato la doppia bocciatura di leggi elettorali nazionali, Porcellum e Italicum in relazione alle soglie per il premio di maggioranza. E, riferendosi al 40% che la destra vorrebbe fissare come soglia per la vittoria di un sindaco al primo turno, ha detto: “Abbassando la percentuale il principio della parità di voto va in sofferenza. Vedremo quale sarà la norma e poi ci ragioneremo”.

Più esplicito il riferimento alla recentissima pronuncia che ha bocciato la richiesta del governatore della Campania di correre per il terzo mandato. Altro che sentenza ad hoc per il caso specifico della Campania. “La Corte si è preoccupata di affrontare il tema in termini generali per ricostruire l’assetto di sistema, in modo da affermare un principio che valga per tutte le Regioni a statuto ordinario”. Diverso il caso di quelle a statuto speciale, “di cui non ci siamo occupati” e che “hanno competenza primaria” in materia elettorale. Amoroso ha poi citato la recente sentenza che consente anche ai single di adottare minori stranieri. E per i bambini italiani? “Il tema è sullo fondo”, ha risposto, “certamente la sentenza 33 del 2025 crea un precedente”.

All’inizio della sua relazione, il presidente ha ricordato come anche “in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, con vari parametri globali in rapido e imprevedibile mutamento”, lo stato di diritto costituisce ancora un “saldo ancoraggio del vivere insieme”. Del patto fondativo della società il controllo di costituzionalità delle leggi è “componente essenziale” E il suo “normale esercizio costituisce fattore di stabilità e di garanzia dell’ordinamento”. E presidio del bilanciamento dei poteri.