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di Massimiliano Peggio

La Stampa, 8 luglio 2022

La Cassazione conferma le condanne inflitte in secondo grado alla cellula torinese del Fai-Fri: sotto accusa una ventina di imputati per una catena di attentati e pubblicazioni sovversive.

La scure della Cassazione si abbatte sulla cellula eversiva anarchica torinese Fai-Fri, confermando le condanne inflitte l’anno scorso a una ventina di imputati dalla Corte d’Assise d’Appello. Il gruppo anarchico, attivo per circa un ventennio a cavallo degli Anni 2000, si era spinto oltre i confini del terrorismo, confezionando bombe, pianificando attentati, diffondendo volantini o messaggi sul web per rivendicare l’uso della violenza come forma di protesta sociale e di ribellione diffusa, ma anche per infiammare come carburante ideologico l’animo degli indecisi, cercando di trascinarli nella lotta globale alla stregua dello jihadismo.

Una condanna definitiva che conferma i risultati dell’inchiesta coordinata dai pm Roberto Sparagna e Paolo Scafi, che hanno raccolto e portato in tribunale anni di indagini della Digos e dei carabinieri Ros in un unico procedimento battezzato “Scripa Manent”. Tra gli episodi confluiti nell’inchiesta, una lunga catena di attentati in tutta Italia: “azioni dirette” contro “l’incolumità delle persone” e contro “obiettivi istituzionali”. Pacchi bomba a giornalisti e politici, come l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino. L’attentato del 5 marzo 2007 nel quartiere della Crocetta, dove esplosero a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro tre ordigni temporizzati. L’attentato del 24 maggio 2005, il pacco bomba spedito al comando di San Salvario della polizia municipale torinese, recapitato in concomitanza con altri due plichi esplosivi a Modena e a Lecce. Un crescendo di azioni che ha caratterizzato la scelta della cellula di passare allo stadio “lottarmatista” per contestate le politiche sull’immigrazione, intrattenendo contatti anche con una vasta rete internazionale di attivisti anarchici. Una minaccia vera, dunque.

Ma con questa decisione la Cassazione si è spinta oltre, segnando un netto confine che riguarda l’istigazione a delinquere. In primo grado, tutto questo blocco di accuse, la pericolosità della propaganda anarchica, era stata ridimensionata, con assoluzioni. I giudici di secondo grado avevano ribaltato la sentenza, attribuendo alle parole una capacità criminale che va al di là della libertà di opinione. Come le “consorterie di ispirazione jihadista su scala internazionale”, avevano scritto i giudici di secondo grado, anche le pubblicazioni anarchiche nutrono alla violenza sovversiva, alimentano la partecipazione, rafforzando il desiderio di partecipare a un movimento che si identifica nel terrorismo. Tutti condannati.

Per uno degli episodi contestati, le bombe esplose il 2 giugno 2006 davanti all’ex scuola carabinieri di Fossano, la Cassazione ha rispedito gli atti a Torino e riqualificato il reato iniziale, ritenendolo non un attentato “comune” ma di “natura politica” punito con l’ergastolo. Per questo motivo i giudici di un’altra sezione d’appello, dovranno ricalcolare la pena inflitta a due imputati di spicco dell’attivissima cellula anarchica: Anna Beniamino e Alfredo Cospito, già in carcere quest’ultimo per aver gambizzato nel 2012, a Genova, l’amministratore di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.