di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 19 settembre 2019
Il Consiglio superiore della magistratura perde un altro pezzo. Paolo Criscuoli, dopo una strenua resistenza, si è dimesso. Il capo dello Stato Sergio Mattarella gli riconosce "senso di responsabilità istituzionale".
Si era autosospeso il 4 giugno, come altri quattro membri del Csm sottoposti a procedimento disciplinare per aver partecipato, in maggio, all'incontro notturno in hotel con il magistrato Luca Palamara e i parlamentari del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri (che ieri ha seguito Renzi in Italia Viva) per decidere la nomina del procuratore di Roma. Con Criscuoli salgono a sei i membri del Csm che hanno lasciato dopo l'esplosione dello scandalo: due sono stati sostituiti pescando i primi dei non eletti nel 2018; due nuovi membri saranno eletti il 6 ottobre; il procuratore generale della Cassazione, membro di diritto, deve ancora essere rimpiazzato; il sostituto di Criscuoli richiederà un'altra elezione suppletiva, in dicembre.
Le motivazioni in una lettera Sollecitate da gran parte dell'Associazione nazionale magistrati, le dimissioni di Criscuoli (di Magistratura Indipendente, la corrente più colpita) non placano le polemiche. Criscuoli le ha motivate in una lettera dai toni tutt'altro che pacificati. Lamenta di aver ceduto alle pressioni anche se "avevo pieno diritto e anzi sentivo il dovere di continuare", convinto "in piena coscienza di non aver mai tradito il mio mandato".
Si difende, come nell'interrogatorio reso nel procedimento disciplinare, dicendo di essere capitato per caso all'incontro con Ferri, Lotti e Palamara, rimanendo "silente e avulso dalla conversazione".
Motivi per cui gli sembrava naturale riprendere la sua funzione di consigliere del Csm. Ma ha dovuto ripensarci dopo che alcuni consiglieri hanno pubblicamente annunciato che avrebbero bloccato i lavori se egli si fosse ripresentato, con una "evidente e non dissimulata conculcazione delle mie prerogative", per non dire delle "ulteriori e indebite iniziative anche da parte di alcuni componenti dell'Anm", condite da "comportamenti scomposti, arbitrari, illegittimi e scorretti" per "coartare la mia coscienza", propri di una magistratura "sensibile più alle pulsioni di uno stato etico che ai precetti di uno stato di diritto". In attesa della conclusione dell'inchiesta di Perugia, i veleni non si prosciugano mentre il Csm riapre i dossier sulle nomine nelle Procure. Oggi si riparte da Torino con quattro candidati in pole position: Borgna, Loreto, Ferrando e Vitello.










