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di Alessia Cesana

altreconomia.it, 3 marzo 2026

Sovraffollamento, strutture spesso inadeguate e tagli ai finanziamenti: le conseguenze del Decreto Caivano, a più di due anni interi dalla sua entrata in vigore nel settembre 2023, si possono osservare ormai chiaramente negli Istituti penali per minorenni (Ipm) italiani. È ciò che emerge dall’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile che unisce i dati ufficiali con l’osservazione diretta delle condizioni dei 572 giovani detenuti e detenute delle carceri al 31 dicembre 2025. Secondo l’associazione il modello virtuoso che coniuga controllo a educazione e assistenza sta venendo progressivamente smantellato e soppianto da uno più repressivo e contenitivo; si sottolinea come l’obiettivo di proteggere e prestare maggiore attenzione ai minori si stia gradualmente affievolendo, assottigliando le differenze fra il mondo penitenziario adulto e quello giovanile. Oltre al massiccio utilizzo di antipsicotici e benzodiazepine (la cui somministrazione, come riscontrato da Altreconomia, fra 2020 e 2024 è aumentata del 110%), l’associazione ricorda le indagini della procura di Milano sui presunti pestaggi e torture del Cesare Beccaria e l’apertura per sei mesi presso la Casa Circondariale di Bologna di una sezione per giovani adulti.

Le presenze negli Ipm a fine 2025 sono in crescita circa del 35% rispetto al periodo pre-Caivano e rimane un dato per difetto perché si evidenzia la tendenza a spostare i maggiorenni nelle carceri per adulti. Sul totale della popolazione detenuta, infatti, il 60,1% ha fra i 14 e 17 anni (344), mentre 175 appartengono alla fascia di età fra 18 e 20 e 53 a quella fra 21 e 24. Questo impulso criminalizzante ha portato al sovraffollamento degli Istituti -che nel 2025 sono saliti a 19, con l’apertura di due nuovi a L’Aquila e a Lecce-, con un grave e conseguente aumento delle tensioni; spiccano Napoli, che detiene 78 ragazzi pur avendo 74 posti, e Milano, definita “un caso emblematico di funzionamento ordinario patologico del sistema penale minorile” con 72 ragazzi alloggiati in sezioni dichiarate inagibili o in celle con materassi a terra e senza arredi, considerati armi potenziali. Un esempio di come il sovraffollamento può influire sull’atmosfera all’interno dell’Istituto lo dà Palermo: quando a fine 2024 erano in 35, ben sopra le capacità della struttura, si verificava circa un incendio a settimana.

Non solo il numero di giovani e giovanissimi detenuti negli Ipm è aumentato: la quota complessiva in carico ai servizi della giustizia minorile (che comprendono anche comunità e Centri di prima accoglienza) nel dicembre 2022 era pari a 14.221, mentre a fine 2024 si sale a 14.866 e a fine 2025 addirittura a 17.027. L’idea che il carcere, però, non rappresenti più solo la misura ultima e estrema è confermata da alcuni indicatori: innanzitutto, il fatto che 64,9% delle persone detenute vi si trovi a causa di un provvedimento di custodia cautelare e il 30,2% del totale sia in attesa del primo giudizio (e per i minorenni le percentuali salgono rispettivamente all’83,1% del totale e al 39,5%).

Inoltre, nel 2025 sono stati registrati 216 ingressi in carcere di ragazzi provenienti da comunità per trasformazione permanente della misura, a fronte dei 40 casi del 2024: anche questo è dovuto al Decreto Caivano poiché prima del settembre 2023 c’erano dei limiti temporali al trasferimento dalla comunità all’Istituto. Infine, se si guarda alla tipologia di reato, quelli più gravi -contro la persona e non contro il patrimonio- sono percentualmente meno rappresentati in carcere rispetto alle comunità.

Fra 2023 e 2024 sono anche cresciute del 16,7% le denunce nei confronti dei minorenni (pur rimanendo ben al di sotto della media europea perché, secondo Istat nel 2023, ogni centomila abitanti per l’Italia si attestavano circa 363,4 denunce mentre la media europea è di 647,9). Ciò, però, non ha avuto come risultato un uguale picco di prese in carico da parte degli uffici di servizio sociale, aumentate solo del 2,4%. La spiegazione, come segnalato nel report, si può rintracciare nel fatto che la retorica della paura, allarmistica e punitiva, ha causato un maggior numero di segnalazioni all’autorità, a cui però non sono seguite condanne.

Nonostante questo nuovo “impulso” al sistema carcerario minorile e alla criminalizzazione dei più giovani, il Governo non ha stanziato fondi o varato misure necessarie. Nel 2025 è stato previsto un taglio del 4,5% per il dipartimento della Giustizia minorile e di comunità, diminuito di un altro punto percentuale sia per il 2026 che per il 2027 e per il 2028. Le voci più colpite sono quelle riguardanti il personale, mentre si mantengono le spese per l’acquisto dei terreni, per ampliare gli spazi di contenimento. Si attende l’operatività, ad esempio, degli Ipm di Rovigo e di Santa Maria Capua Vetere.

Per quanto riguarda i direttori degli Istituti e degli Uffici di esecuzione penale esterna, a fine 2025 se ne contano 40 su 52 previsti. Anche la Polizia penitenziaria, a luglio 2025, risultava leggermente sotto personale perché mancavano 86 unità (ce n’erano 1.529, a fronte di una dotazione prevista di 1.615 unità). Per quanto concerne gli educatori, invece, la media nazionale è di 3,2 ragazzi ogni funzionario, ma con grandi disparità da Ipm a Ipm: Cagliari e Caltanissetta, istituiti piccoli con 10 e 12 detenuti rispettivamente, hanno un rapporto di 2 ragazzi a educatore, mentre a Torino è di 4,7, con 11 educatori per 74 detenuti.

Anche le attività scolastiche, educative e professionalizzanti risentono molto delle differenze locali: in Puglia e in Sicilia, ad esempio, non sono attivi corsi professionalizzanti. Il rapporto, infine, si concentra sulla demisficazione della retorica razzista e xenofoba del Governo. Si legge, infatti: “È stato costruito un allarme sociale intorno alla figura ‘tipo’ del ragazzo straniero che commette delitti gravi. Però mancano le prove analitiche per un simile giudizio”.

Complessivamente, i detenuti stranieri sono il 42,3% del totale. La gravità dei reati imputati a italiani e stranieri, però, è diversa, dimostrando che gli stranieri finiscono in carcere per reati meno gravi: il 22% dei reati ascritti a ragazzi italiani è contro la persona, percentuale che scende al 17,9% per i non italiani. Guardando ai delitti più gravi, ad esempio, il 63% degli autori di violenza sessuale e stalking è italiano (41 adolescenti), così come lo è l’86% di coloro che è imputato di omicidio (14 ragazzi). In più, dal rapporto emerge anche una cospicua presenza di minori stranieri non accompagnati nella componente carceraria, costatando come ciò vada di pari passo col progressivo smantellamento del sistema di accoglienza italiano.