di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 febbraio 2026
Una rivista di fumetti intelligenti può essere una carezza, un piccolo trattamento “rieducativo”, un refolo di vento nelle stanze stantie. Basta un fumetto per alleviare il senso di abbandono che, anche nel sovraffollamento di una galera, attanaglia sostanzialmente ogni detenuto? Certo che no: per ridare fiato all’immaginazione mortificata dall’isolamento di chi è privato della libertà personale, per riprendere contatto con il proprio tempo e il proprio spazio ci vorrebbero le stanze dell’amore, i professionisti dell’ascolto e i medici della mente. Ci vorrebbero gli spazi verdi e le biblioteche, gli educatori, le aule scolastiche e i campi di calcio, per i ragazzi finiti nelle carceri minorili - non sia mai inizino ad assomigliare ai “ragazzi della Nickel”. Ci vorrebbe un altro orizzonte, per le madri con bimbi piccoli. Ma una rivista di fumetti intelligenti può essere una carezza, un piccolo trattamento “rieducativo”, un refolo di vento nelle stanze stantie.
È, almeno, ciò che abbiamo sperato noi del manifesto prendendo l’iniziativa di inviare in regalo il surplus di copie del numero zero de “La fine del mondo”, il nostro nuovo mensile a fumetti ideato e curato da Maicol & Mirco. Abbiamo chiesto il permesso alle direzioni di diverse carceri, soprattutto quelle femminili, e di tutti gli Istituti penali per minorenni. Ci hanno risposto in molti, anche se con i tempi lenti della burocrazia e le cautele dettate dalle misure di sicurezza. Silenzio totale invece da alcuni istituti, probabilmente a corto di personale addetto alla corrispondenza o, a voler essere maligni, forse troppo impegnati con le bufere giudiziarie che li hanno investiti.
C’è chi ci ha messo diverse settimane solo per chiedere ulteriori informazioni sulla tipologia di fumetti e sulle tematiche trattate nella rivista - che tornerà da domani in edicola con il numero due - al fine di valutare se il nostro omaggio potesse corrispondere “alle esigenze educative e formative dei nostri ospiti in base alla loro età, cultura di provenienza e formazione”. Qualcun altro era più preoccupato della rigidità della copertina. Qualcuno ha sbarrato le porte perché in via di trasformazione in super carcere esclusivo per i reclusi in 41 bis, anche se a farne le spese oggi sono pure i pochi detenuti comuni rimasti. Ma in generale, l’iniziativa è stata apprezzata e accolta, perfino con entusiasmo. Confidiamo di avere, un giorno, un qualche feedback dai ragazzi e dalle ragazze, dai giovani, dalle donne e dai vecchi detenuti che abbiano avuto modo di leggere la nostra rivista. Speriamo che altri prendano iniziative simili. Non è la fine del mondo, lì fuori c’è sempre qualcuno che vi aspetta.










