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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 2 aprile 2022

Cassazione. Per le Sezioni unite pesa il divieto di sanzioni senza motivazione Anche se il ricorso è inammissibile, spetta alla Cassazione il potere di rilevare l’illegalità della pena determinata dalla applicazione di una sanzione contraria all’assetto normativo.

Lo chiariscono le Sezioni unite penali con una pronuncia anticipata per ora da informazione provvisoria. Di certo la materia era assai controversa, visto che il richiamo all’articolo 609, comma 2, del Codice di procedura penale con il riferimento alle questioni rilevabili d’ufficio era considerato largamente insufficiente per la difficoltà di inquadrarne con precisione il perimetro in un procedimento nel quale la questione specifica neppure era stata oggetto di un motivo di ricorso. Inoltre, altro elemento di criticità era costituito dalla difficoltà di assimilare una pluralità di cause di illegalità della pena, equiparandole per la rilevabilità d’ufficio, sottovalutando la diversità tra istituti come l’abolitio criminis, il sopraggiungere di una legge più mite, la dichiarazione di incostituzionalità. A confrontarsi erano due orientamenti.

Uno ostile all’intervento autonomo della Corte nella rideterminazione della pena se non investita sul punto. A venire valorizzata da questa linea era la sentenza delle Sezioni unite n. 47766 del 2015 dove, in un passaggio delle argomentazioni, si ancorava il potere di rilevare d’ufficio l’illegalità della pena alla possibilità di correggere l’errore anche nella fase dell’esecuzione. Quanto invece è l’intero modello sanzionatorio a dovere essere rielaborato con scelte che riguardano direttamente le competenze del giudice di merito, allora l’intervento di correzione deve essere escluso.

Infatti, una rimodulazione della pena in questo contesto non costituirebbe un semplice intervento di nuova determinazione o sostituzione matematicamente scontata, ma avrebbe la fisionomia di un complessivo nuovo giudizio “del tutto eccentrico rispetto al pur accresciuto ambito entro il quale può trovare spazio l’intervento del giudice dell’esecuzione”.

L’altro orientamento invece provava a ritagliare spazi di intervento d’ufficio da parte della Cassazione, distinguendo, per esempio, il ricorso tardivo, che nessun margine poteva lasciare, da quello inammissibile per motivi non consentiti, che sarebbe invece assimilabile alle impugnazioni in grado di instaurare un valido rapporto processuale, permettendo alla Cassazione di intervenire sulla pena originariamente illegale.

L’informazione provvisoria inserisce la conclusione, favorevole a quest’ultima linea interpretativa, in un sistema di riferimenti costituzionali. In particolare agli articoli 3, sull’uguaglianza davanti alla legge, 13, sull’inviolabilità della libertà personale con il divieto di detenzione non motivata, 25, con l’esclusione di misure di sicurezza non previste dalla legge, e 27, sulla natura della responsabilità penale e sul principio di non colpevolezza.