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di Chiara Lalli

Il Dubbio, 18 ottobre 2024

Ogni volta che mi chiedono perché sono a favore dell’aborto o dell’eutanasia mi innervosisco. Ogni volta che mi chiedono perché sono a favore della gravidanza per altri (o maternità surrogata o utero in affitto) mi innervosisco. Insomma, mi innervosisco spesso ma ho delle buone ragioni. Perché la questione non è essere a favore dell’oggetto specifico (aborto, eutanasia, gravidanza per altri o come volete chiamarla) ma della possibilità di scegliere. E quella possibilità di scegliere dovrebbe essere garantita a meno che non riusciamo a dimostrare che causerebbe un danno per qualcun altro. Ma poi che cosa significa essere a favore dell’aborto?

Due giorni fa la gravidanza per altri, anzi la “surrogazione di maternità” (così la definisce la legge 40), è diventata un reato universale. La legge 40 aveva già vietato nel 2004 questa tecnica riproduttiva: “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. La nuova legge modifica quell’articolo “in materia di perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all’estero da cittadino italiano”.

Che significa? Che fare un figlio ricorrendo alla gravidanza per qualcun altro è un reato anche se vado in un paese in cui è legale. Non è facilissimo da capire, lo so. E mi pare anche un po’ mitomane pretendere che la nostra idea di reato sia condivisa dagli altri paesi che hanno una idea diversa (sono ormai 66 i paesi che hanno una legge sulla gravidanza per altri, l’ultimo l’Irlanda; Alessia Cicatelli ha fatto una bellissima mappa che si può consultare sul sito dell’Associazione Luca Coscioni).

Vedremo quali saranno le applicazioni e le conseguenze, ma insomma l’idea è che se vado in California o in Canada, ricorro alla gravidanza per altri, mi porto il figlio in Italia, sono rea anche se ho fatto una cosa che in quel paese è legale. Che succede quando torno qui? Mi arrestano? Cosa succede a mio figlio, lo date in adozione?

Ho seguito la discussione in Senato del 16 ottobre sperando di ascoltare una buona ragione, anche una mezza buona ragione in difesa del reato e del reato universale. Ma niente. Le solite cose: la dignità delle donne, la mercificazione, l’orrore, la violazione delle leggi della natura. La domanda più importante - e quella che quasi mai si fanno i critici ma forse nemmeno i sostenitori - è se qualcuno viene necessariamente danneggiato. Parliamo di me che così magari è più facile: se volessi portare avanti la gravidanza per qualcun altro, potrei farlo? E perché no? Come sarebbe possibile escludere che sia una mia scelta?

Non basta pensare che non sta bene, che non si fa. Non basta nemmeno rispondere “io non lo farei!”. Spesso si invoca la mia dignità, per proteggere la quale si vuole giustificare il reato e il reato universale. Ma la mia dignità chi decide che cosa è? E può sostituire la mia libertà? La possibilità di scegliere? Attenzione: non sto dicendo che non ci possano essere abusi. Ho un brutto carattere ma non sono scema. Quello che sto dicendo è che questa non può essere una scusa per vietare sempre e comunque. E che questa sarebbe (è) la scelta più pigra e ingenua e ipocrita.

Chi ha davvero a cuore i diritti, i bambini e le libertà non può che sperare in una buona legge. Una legge che garantisca le libertà delle persone e le loro scelte (anche se sono diverse dalle nostre), che stabilisca delle premesse e che controlli che non ci siano costrizioni o abusi. Una buona legge dovrebbe lasciare lo spazio per decisioni libere e non costrette e soffocate da una idea di famiglia e di genitorialità. O da una strana idea dei limiti imposti dalla natura. Quali sarebbero questi limiti?

La libertà è sempre la scelta migliore - in assenza di un danno per qualcun altro - perché ci permette di non usarla, di rinunciarvi, di pensarci. Concludo con un argomento che spesso viene malinteso e preso per un argomento prolife (no, non è così). Quel nato da gravidanza per altri ha solo due possibilità: nascere in quel modo o non nascere proprio. Siamo sicuri di riuscire a dimostrare che nascere così sia talmente disastroso da preferire la non esistenza?