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di Filippo Miraglia*

Il Manifesto, 26 agosto 2022

Nonostante la guerra e la crisi climatica, con le loro pesanti conseguenze, e la pandemia non ancora conclusa, la propaganda razzista continua ad essere uno degli assi portanti dell’identità e del consenso della destra nel nostro Paese.

Su immigrazione, diritto d’asilo e razzismo, l’autunno quest’anno di preannuncia non già caldo, come in altri tempi, quanto piuttosto asfissiante e pericoloso per un ritorno al passato di cui davvero non sentiamo il bisogno.

Nonostante la guerra e la crisi climatica, con le loro pesanti conseguenze, e la pandemia non ancora conclusa, la propaganda razzista continua ad essere uno degli assi portanti dell’identità e del consenso della destra nel nostro Paese. Dal blocco navale della signora M. al razzismo di stampo leghista al quale siamo già abituati, se l’incubo della vittoria annunciata di questa destra pericolosa si trasformerà in realtà (e bisogna fare di tutto e andare a votare perché ciò non succeda) ci troveremo ad affrontare, dopo la campagna elettorale ammorbante alla quale già assistiamo, iniziative legislative e politiche che produrranno, come in passato, conseguenze nefaste sulle persone e sui diritti, oltre che sull’orientamento culturale del Paese.

L’attacco come sempre potrebbe avvenire su più fronti. Da un lato, come è successo dalla Bossi-Fini in poi, l’obiettivo principale sarà ridurre lo spazio dei diritti delle persone di origine straniera già presenti, rendendo più ricattabile e precaria la loro vita e determinando cittadini e cittadine di serie B su cui concentrare le campagne xenofobe ad uso elettorale. Dall’altro, impedire l’attraversamento legale e sicuro delle frontiere, consegnando sempre più gli stranieri in fuga da guerre e povertà, nelle mani degli scafisti e alimentando l’immigrazione irregolare.

Un approccio già sperimentato per consolidare l’idea, strumentale ma efficace, che il nemico principale dell’Italia è l’immigrazione e che quindi per far stare meglio gli italiani e le italiane è necessario contrastarla e che un peggioramento delle condizioni materiali degli stranieri, una riduzione dei loro diritti, equivarrebbe ad un miglioramento per l’Italia. Una aberrazione che ha radici lontane ma che ancora oggi porta un grande consenso politico e culturale, che poggia anche, forse soprattutto, sull’assenza di una alternativa credibile e politicamente solida.

Ciò che il fronte progressista e antifascista, le forze democratiche, dovrebbe fare è non lasciare campo libero sull’immigrazione alle destre xenofobe e proporre una loro idea, proposte concrete, che non siano una copia sbiadita di quelle che, con più convinzione e credibilità, propone la destra.

Non sarà né il silenzio né tantomeno ricette apparentemente neutre e poco convincenti a sottrarre spazio a questa che è sempre stata, e rischia di continuare a essere, una delle carte vincenti della propaganda delle forze dichiaratamente xenofobe. Ci vogliono gesti simbolici ma anche scelte concrete e parole nuove e chiare. Non è necessario fare abiura del passato, che pure porta con sé un lascito imbarazzante: basti ricordare tra i tanti errori del centro sinistra il codice Minniti per le Ong, il Memorandum con la Libia e la legge Orlando-Minniti.

Solo per citare alcune delle questioni da affrontare, è necessario cominciare a dire parole chiare sulla Libia e sul sostegno alla cosiddetta guardia costiera e più in generale contro le politiche di esternalizzazione delle frontiere, per introdurre e far prevalere i canali di ingresso legali. Allo stesso tempo bisogna fare il possibile, invertendo la direzione indicata dai governi italiani fino ad oggi, per mettere al sicuro il diritto d’asilo che l’Ue, con il suo Patto su Immigrazione e Asilo, cerca di demolire. Rimettere al centro degli interessi generali l’uguaglianza dei diritti e il principio di non discriminazione. Proporre una nuova legge sulla cittadinanza con una forte impronta di apertura, non solo modifiche minime, ma una riforma complessiva che rappresenti una scelta di campo a favore delle famiglie e soprattutto delle nuove generazioni di origine straniera.

La prossima legislatura, anche su questi temi, rischia di diventare una stagione terribile per i diritti e l’uguaglianza. Sarebbe auspicabile che i parlamentari delle forze democratiche, nessuno escluso, insieme alle associazioni, riproponessero un Patto per un Parlamento Antirazzista, come argine all’iniziativa che le destre xenofobe metteranno in campo. Se si ha a cuore il futuro e la cultura di questo Paese bisogna fare il possibile, preparandosi anche a scendere in piazza, per impedire un ampliamento dell’egemonia delle destre, che rappresenterebbe un vero rischio per la nostra democrazia.

*Responsabile nazionale Immigrazione dell’Arci e presidente di ARCS