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di Giuseppe Poli

Il Resto del Carlino, 27 febbraio 2025

Gli studenti del Galilei hanno ascoltato storie e testimonianze di chi l’ha vissuto. La preside: “Non solo le materie, ma anche educazione alla cittadinanza”. Un’assemblea d’istituto al Teatro Sperimentale per confrontarsi sulla vita in carcere, sul sistema di detenzione, sulle sue possibilità di recupero, ascoltando testimonianze di detenuti ed ex detenuti, e di chi ci lavora quotidianamente. L’iniziativa è nata dagli studenti del liceo scientifico Galilei di Ancona che ieri si sono ritrovati nel teatro, concesso dal Comune, per una mattinata dal titolo “Dentro e fuori: storie, testimonianze e riflessioni sul sistema carcerario italiano”, per ascoltare, porre domande e approfondire l’argomento, particolarmente sentito anche perché molti di loro hanno già fatto l’esperienza di lavorare nei campi confiscati alle mafie. “E’ un’assemblea d’istituto che gli studenti hanno avuto la capacità di trasformare in evento - ha spiegato la preside del Galilei, Alessandra Rucci -. Il tema è una libera scelta studentesca, legata al fatto che questi ragazzi stanno seguendo un percorso educativo che li ha portati a conoscere la realtà della mafia. In terza tutti i nostri ragazzi, per un progetto di istituto, passano una settimana nei campi di lavoro di Libera, in Campania, in Calabria, campi che sono stati confiscati. E in quell’esperienza conoscono le vittime, il loro dolore, ascoltano testimonianze. Questo evento diventa, così, l’altra faccia della medaglia, cioè che cosa succede alle persone che si macchiano di questi reati. La settimana scorsa una delegazione dei nostri studenti ha fatto visita al carcere di Montacuto, per capire se per questi detenuti c’è una possibilità di riscatto, di studio e di riflessione, e magari anche di reinserimento nella società. Si fa scuola non solo con le materie, ma anche e soprattutto con l’educazione alla cittadinanza”.

All’iniziativa ha partecipato anche il garante regionale dei diritti della persona, Giancarlo Giulianelli che ha ricordato come il carcere sia una criticità del presente sulla quale i giovani devono riflettere: “Un incontro fondamentale perché permette a questi studenti di confrontarsi con chi l’ha vissuto in prima persona. E’ giusto che i giovani sappiano queste cose. Tra l’altro questo risponde all’articolo 17 dell’ordinamento penitenziario che prevede la partecipazione della comunità esterna, e dunque anche dei giovani, alla vita e alla realtà del carcere. Non solo perché siano partecipi di quanto avviene in carcere, ma anche perché è un modo attraverso il quale la comunità dei detenuti può dirsi parte di una comunità più ampia”.

Molto coinvolgenti le testimonianze: “Sono qui per cercare di far passare il messaggio di come si vive là dentro - ha raccontato Pietro Rumori, ex detenuto -. Il carcere mi ha segnato, mi ha fatto cambiare, mi ha fatto male alla testa. E’ il massimo della schifezza, è l’oblio, è il nulla, è follia. Il vero carcere lo conoscono solo i detenuti, solo un detenuto può sapere cosa significa stare in un buco di dieci metri con varie persone di diverse etnie, una cosa molto forte. Non fisicamente, come molti credono, ma psicologicamente, che lascia segni indelebili”.

In video collegamento da Napoli anche il detenuto Pierdonato Zito, che con la sua testimonianza ha ricordato come l’importante sia non farsi cambiare dal carcere: “Sono stato nel buio senza diventare buio, sono stato nel fango senza diventare fango”, ha detto, ricordando poi altri aspetti della sua esperienza a Secondigliano.