di Claudio Desideri
Il Resto del Carlino, 19 luglio 2025
Cinque in dieci metri quadri con tavolini, sedie, letti, tavoli e bagno. La visita di Garante, Osservatorio carceri, Camera penale e Magistratura. La situazione di sovraffollamento in cui versa la maggior parte degli istituti penitenziari italiani non lascia indenne il carcere anconetano di Montacuto visitato ieri da una folta delegazione dell’Osservatorio carceri UCPI, del CNF, della Camera Penale marchigiana, del Garante regionale dei detenuti, accademici e membri della Magistratura di sorveglianza.
Al termine del sopralluogo si è tenuta una conferenza stampa cui sono intervenuti Giampaolo Catanzariti, Responsabile Osservatorio Carceri delle Camere penali italiane, Francesca Petruzzo, Presidente della Camera Penale di Ancona, Lina Caraceni, docente di diritto penitenziario all’Università di Macerata, Maria Brucale dell’Osservatorio Carceri UCP italiane, Simone Mancini dell’UCP Marche, Francesca Palma del Consiglio nazionale forense per le carceri, Luca Maggiora e Massimiliano Chioccolo della CP di Firenze. Dalla visita è emersa una situazione di altissima criticità, come ha evidenziato Catanzariti. A Montacuto si sono trovate celle con muffa e pareti sconnesse dove invece di quattro detenuti ve ne sono cinque in uno spazio di 10 mq, con letti, tavoli, sedie, bagno.
Praticamente i reclusi non possono stare in piedi tutti insieme. Alcune celle hanno finestre che non possono aprirsi totalmente, perché incastrate dai letti a castello. La sofferenza si tocca con mano con un elevato numero di casi psichiatrici che non vengono trattati. “Un detenuto - dicono - è stato trovato nell’angolo di una cella di isolamento completamente vuota”.
Il carcere anconetano ha una capienza massima di 256 detenuti e oggi ne ospita 338 con un totale di 700 detenuti che annualmente qui transitano da ad altri istituti. I detenuti hanno lamentato la mancanza di prodotti di pulizia e per la pulizia personale perché questi anche se lasciati dalle famiglie non vengono consegnati. La causa è la mancanza del personale contabile, addetto alla consegna dei pacchi e del denaro, due persone invece delle nove stabilite nell’organico. Un altro problema evidenziato è la mancanza di cure sanitarie e il conseguente ridimensionamento delle malattie. Molti degli ospiti non possono essere portati a curarsi perché il numero ridotto delle guardie non lo consente. Non mancano certo episodi autolesionisti.
Mancano le guardie carcerarie sotto organico di 70 unità, quasi la metà del totale necessario. Guardie che non riescono a coprire le proprie trasferte e sono costrette a svolgere mansioni che non son di loro competenza come il supporto psicologico, l’aiuto sanitario, la spiegazione di cose incomprensibili come la impossibilità dei detenuti di comunicare telefonicamente con i propri cari perché “la linea telefonica non regge”. Nessuna lamentela per le guardie, tutt’altro, persone che cercano di svolgere il proprio lavoro con competenza e sacrificio nonostante le grandi difficoltà. Situazione opposta a Barcaglione definito “istituto capace di dare speranza per il reinserimento”. I detenuti lavorano tutti o dentro le mura o esternamente. Anche qui il problema del sovraffollamento con 122 ospiti contro i 90 stabiliti. I presenti alla conferenza hanno lamentato “la totale mancanza di interesse, per il problema carceri, da parte del Governo e del Ministro Nordio auspicando che Consiglieri regionali e Parlamentari vadano personalmente a vedere lo stato in cui si trovano gli istituti di pena, un vero dramma sociale”.











