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Il Resto del Carlino, 30 agosto 2026

Esibizione in carcere per il gruppo Route 77 con l’avvocato Scheggia e il capogruppo FdI Castiglioni. L’ipotesi di un penitenziario a Macerata o Camerino, il comandante De Filippis: “Ci stiamo lavorando”. Il rock ha spezzato le barriere, per una mattina, nel carcere di Montacuto. Una cinquantina di detenuti ieri hanno ascoltato il concerto del gruppo Route 77 e il professor Glauco Giostra e uno di loro, in carcere dal ‘99, si è ritrovato a suonare con il presidente dell’Ordine degli avvocati di Ancona. All’inizio qualcuno era poco entusiasta, qualcuno proprio ostile: “Ci portate la musica, ma non sapete in che condizioni viviamo qui”.

Ma alla fine è stata un’ovazione per la musica e le parole, “perché la musica - come ha detto il comandante della polizia penitenziaria Nicola De Filippis - ci aiuta a uscire da queste sbarre e a superare le prigioni che abbiamo dentro di noi”. E si è parlato anche dell’impegno per il nuovo carcere di Macerata.

L’idea del concerto è nata dal comandante De Filippis, dal garante Giancarlo Giulianelli e dall’avvocato Vando Scheggia, batterista della band Route 77 nella quale suonano anche l’ex preside Pierfrancesco Castiglioni (capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune a Macerata), Massimo Mazzoni, Massimiliano Peppoloni, Federico Tiffi e la cantante Elisa Tartabini. In più, nell’occasione si sono aggiunti il presidente dell’Ordine di Ancona Gianni Marasca e l’avvocato Giacomo Curzi. Presenti anche i rappresentanti delle Camere penali delle Marche Donato Attanasio, Marco Baietta, Nives Galatucci, Simone Mancini e Paolo Giustozzi.

“Al di là dell’applicazione dei compiti che i padri costituenti, all’articolo 27, con rara e illuminata saggezza ci hanno affidato, l’obiettivo è arrivare a un cambiamento di personalità di chi viene qui - ha commentato il comandante De Filippis -. Dobbiamo umanizzare il carcere, portare dignità e contenuti, evitare l’ozio”. Montacuto ha 345 persone, contro le 256 che potrebbe accogliere. “Alcuni - ha continuato - sono in attesa di giudizio, arrivati da Macerata e Ancona, altri 90 sono in alta sicurezza. Ognuno ha la sua storia, ma per fare questo lavoro è fondamentale sospendere il giudizio: abbiamo padri che hanno ucciso i figli e figli che hanno ucciso i padri, pedofili, violentatori, ma noi non possiamo pensare ai reati, pensiamo solo alla persona che abbiamo davanti. E per tutti loro, il problema è quando escono, perché sanno che avranno poco spazio per reinserirsi nella società. Ecco perché ogni iniziativa nel carcere è importante”.

Per il sovraffollamento sarebbe utile una struttura in provincia di Macerata: “Ci stiamo lavorando”, ha detto il comandante. A quanto sembra, ci sono i nulla osta di tutti gli enti interessati, l’unico problema resta la collocazione: Camerino vorrebbe riaverlo, a Macerata c’è una contrarietà nel pregiudizio che il carcere porti criminalità. Tuttavia, la sede del tribunale e della corte d’assise è Macerata, e dunque è il capoluogo che dovrebbe avere una struttura.

Il progetto a Camerino sarebbe per 400 detenuti in media sicurezza, dietro l’ospedale, una collocazione ritenuta poco funzionale per l’amministrazione della giustizia, se non nell’ottica di investire nell’entroterra. Il professor Glauco Giostra, docente emerito della Sapienza di procedura penale e a capo della commissione che nel 2017 elaborò la riforma penitenziaria, ha lasciato le copie del suo romanzo “Se fioriscono le spine”, che racconta la storia di un detenuto. “L’impegno è tornare per parlarne con chi lo ha letto, per confrontarci e discuterne, partendo da tutte le criticità della situazione carceraria italiana”.