di Stefano Pagliarini
anconatoday.it, 26 luglio 2019
Dopo 2 anni di carcere a Montacuto ha scontato il proprio conto con la giustizia, ma di fatto oggi lui, un 50enne di Falconara, è in mezzo ad una strada. È disabile e malato, non può tornare a casa e i Servizi sociali non possono occuparsi di lui per una questione burocratica. Dopo 2 anni di carcere a Montacuto ha scontato il proprio conto con la giustizia, ma di fatto oggi lui, un 50enne di Falconara, è in mezzo ad una strada. In queste ore, i suoi avvocati Michele Carluccio e Chiara Carioli (foto in basso) stanno lavorando per cercare una soluzione dignitosa per l'uomo, anche grazie all'impegno del Garante dei diritti del detenuto, l'avvocato Andrea Nobili.
L'insorgenza della malattia - Lui è entrato in carcere senza problemi fisici, ma durante la detenzione ha accusato una serie di problematiche, che lo hanno portato progressivamente a non muovere più la parte destra del corpo. Tanto che da quella volta si è ritrovato su una sedia a rotelle, accudito da un altro detenuto (retribuito) che lo ha aiutato nella deambulazione. Un problema psicologico e neurologico? È il sospetto dei suoi legali, che però non hanno mai avuto una diagnosi chiara. Manca una certificazione che sarebbe dovuta arrivare dai medici del carcere di Montacuto ed è per questo che i Servizi sociali del comune di Falconara hanno le mani legate. Ufficiosamente il procedimento di riconoscimento dell'invalidità è iniziato, ma ad oggi non vi è nessuna diagnosi nero su bianco.
Il rifiuto del Tribunale di sorveglianza - Troppo malato per stare in carcere, così gli avvocati hanno fatto richiesta di detenzione domiciliare, anche se la casa é un appartamento occupato, con barriere architettoniche, nel quale vivono la moglie e le figlie, incapaci di gestire un situazione del genere. Richiesta rigettata dal Tribunale di Sorveglianza.
L'idea della struttura di accoglienza - A quel punto i legali hanno tentato la via della struttura di accoglienza sanitaria per consentire un'espiazione decorosa della pena commessa. Anche lì problemi perché nessuno era disposto a far fronte alla retta mensile per la degenza. Lo Stato non c'è e la possibilità sfuma.
Il quadro clinico peggiora - Intanto il 50enne veniva colto da frequenti crisi e, nel corso dell'ultimo anno, veniva quasi settimanalmente trasportato all'Ospedale Regionale di Torrette per controlli e monitoraggi grazie all'impegno degli agenti della Polizia Penitenziaria. Inoltre, negli ultimi sei mesi, il rapporto con la moglie si è deteriorato, anche in conseguenza delle difficoltà di una detenzione in condizioni precarie. Tanto che la compagna non si è più resa disponibile ad accoglierlo nella casa.
Il commento degli avvocati - "Credo ci sia una macroscopica mancanza di organizzazione di tutti gli operatori che a vario titolo sono intervenuti e che avrebbero dovuto collaborare costruttivamente al fine di facilitare il detenuto nel percorso di reinserimento - affermano gli avvocati Carluccio e Carioli - Tanto più per una persona con le problematiche di salute, economiche, personali e sociali sopra accennate".
Il futuro senza dignità - Alla fine, nonostante tutto sia noto al personale medico del carcere, agli educatori, agli psicologi, agli assistenti sociali dell'Uepe (Ufficio per l'esecuzione Penale Esterna) e agli assistenti sociali del Comune di Falconara Marittima, oggi il 50enne falconarese uscirà dal carcere: libero, ma abbandonato a se stesso fuori dal cancello della casa circondariale, con buona pace del diritto alla salute e del finalismo rieducativo del sistema penitenziario.










