di Marina Verdenelli
anconatoday.it, 16 dicembre 2023
Grazie all’orto sociale ora lavora in un’azienda agricola. Condannato a 5 anni impara un mestiere mentre si trova recluso nel carcere di Barcaglione. Un passo importante che gli sta dando un riscatto di vita. Così un detenuto ha trovato lavoro e ottenuto un contratto. È pastore, mungitore e casaro, esperto nell’arte di fare i formaggi. E lo è diventato grazie all’orto sociale che il sistema penitenziario ha avviato con successo nel capoluogo marchigiano, poi affinando le sue doti in una vera stalla con venti pecore sempre all’interno della casa circondariale di Ancona, un carcere dove i detenuti arrivano per lo più per la fine pena.
La storia a lieto fine è di Petrit Goxhaj, 44 anni, albanese. È emersa a margine del convegno “L’agricoltura, strumento d’integrazione sociale per il sistema penitenziario”, organizzato dalla Regione Marche, dall’Amap (Agenzia per l’innovazione nel settore agroalimentare e della pesca), dal Ministero della Giustizia, Coldiretti e dal Garante regionale dei diritti alla persona, che si è tenuto alla Loggia dei Mercanti. A Barcaglione da anni, con il progetto Fattoria, c’è un’azienda agricola multifunzionale che impiega i detenuti che ne fanno richiesta.
“Sono arrivato a Barcaglione nel 2019 - racconta Petrit - e appena mi sono affacciato dalla finestra ho visto un signore che metteva le canne per far crescere i pomodori. Ho chiesto agli altri detenuti chi fosse e mi hanno spiegato che era un volontario che insegnava a lavorare la terra. Mi sono subito informato su come potevo aderire anche io, ho parlato con la direzione del carcere e mi hanno fatto fare una domanda. Poi ho iniziato subito a zappare la terra, ad usare la motozappa. Non pensavo che un carcere potesse offrire tanto. Un agronomo mi seguiva - aggiunge -, dal carcere mi osservavano, hanno visto che lavoravo bene, così oltre a farmi operare all’interno delle mura mi hanno dato la possibilità di lavorare anche fuori e ho potuto imparare tante cose che oggi mi hanno dato un lavoro e soprattutto la possibilità di farmi riavvicinare alla mia famiglia”. Petrit si è occupato anche delle api - “invasavo il miele” - e dell’olio: “ho lavorato anche agli ulivi”. Tutte le mattine dalle 8.30 alle 11.30 si occupava della stalla con le pecore, “dove sono stato promosso mungitore, pastore e casaro, ho fatto un corso”.
Ad aprile 2022 lo ha raggiunto ad Ancona la sua famiglia, moglie e figli, e “adesso viviamo tutti insieme, ho una casa mia, mi sento fortunato di questa seconda possibilità nella vita, il mio passato non lo cerco più, ho sbagliato è stato giusto pagare, la mia fine pena sarà a marzo quando sarò totalmente libero”. Da un anno e mezzo non deve più stare in carcere, perché ha un affiancamento ai servizi sociali in prova a cui ha avuto accesso grazie ad un agricoltore che lo ha assunto per lavorare nella sua azienda. Adesso ha un contratto e una nuova vita davanti.










