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di Liana Milella


La Repubblica, 21 maggio 2021

 

Salta il voto sulla separazione delle carriere in commissione Affari costituzionali, ma Costa di Azione riproporrà l'emendamento in Aula. La Lega rilancia sui referendum ma dice che "non c'è scontro con la ministra". È senza fine la querelle sul futuro della prescrizione. E su questo, e altro, mercoledì prossimo, di buon mattino, si terrà - come ha appreso Repubblica - l'incontro tra la Guardasigilli Marta Cartabia e il M5S. Chiesto da Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede per discutere in prima battuta della prescrizione, ma non solo. Sul piatto - in questo vertice bilaterale cui parteciperanno i capigruppo di Camera e Senato e chi, nel partito, si occupa di giustizia - M5S è intenzionato a mettere tutte le questioni che non lo convincono in vista della riforma del processo penale.

A cominciare da una prescrizione che cancella la riforma dell'ex ministro Bonafede (stop dopo il promo grado) per tornare a quella del suo predecessore Andrea Orlando (solo una sospensione dopo primo e secondo grado). Per passare all'impossibilità di appellare le sentenze per i pm e per gli avvocati. Due temi su cui sono già trapelati gli orientamenti di Cartabia. Per affrontare anche l'ipotesi - che però non dovrebbe entrare nella riforma, di affidare al Parlamento l'indicazione delle priorità dell'azione penale.

Sarà il primo faccia a faccia della ministra con un solo partito della maggioranza. Sicuramente non sarà presente Conte, e anche Bonafede potrebbe non esserci. Finora gli incontri della Guardasigilli sono stati collettivi, con tutti i partner della coalizione. Il vertice cade in un momento strategico per le riforme sulla giustizia perché siamo ormai alla stretta sugli emendamenti del processo penale e, subito dopo, su quelli per la riforma del Csm. Testi che dovranno essere definitivamente approvati entro l'anno assieme alla revisione del processo civile per rispettare i tempi imposti dal Recovery. Come dimostra la querelle, che andiamo a raccontare, sulla separazione delle carriere, proprio sulla giustizia la stabilità della maggioranza è sempre in pericolo.

Lo scontro sulla separazione delle carriere - Meglio non votare che dividersi. Soprattutto se di mezzo c'è la separazione delle carriere. E per giunta pure un decreto sui concorsi per le toghe che rischia di non essere convertito in tempo. Dando uno smacco - e sarebbe il primo - alla Guardasigilli Marta Cartabia. Che certo, come lo stesso Mario Draghi, nonché il presidente Sergio Mattarella, non vede affatto di buon occhio il nervosismo della maggioranza sulla giustizia. Giusto mentre Matteo Salvini rilancia la prossima campagna sui referendum con i Radicali e preannuncia per luglio i tavoli in piazza, su questioni forti come la separazione delle carriere, la riforma del Csm, la custodia cautelare, anche se fonti leghiste fanno notare che ciò non va letto come una "voglia di crisi sulla giustizia".

Già da lunedì, quando in aula a Montecitorio approderà il decreto sui concorsi, si riaffacceranno le divisioni tra la destra e la sinistra della maggioranza che sono state evitate in commissione grazie al mancato voto sugli emendamenti. L'autore di quello sulle carriere, Enrico Costa di Azione, è deciso ad andare avanti e dice che riproporrà la questione proprio in aula, aggiungendo ironicamente "così si capirà chi è garantista per convinzione e chi per convenienza".

Sul filo delle divisioni - Partiamo dai fatti. La riunione della commissione Affari costituzionali - durata ieri dalle 13 alle 15 - per mandare in aula il decreto sul concorso (quindi uno solo) per i magistrati in tempi di Covid, nel quale la ministra della Giustizia consente ai candidati di affrontare solo due prove scritte su tre, estraendole a sorte. E qui s'innesta la richiesta di Costa, da sempre un fan della separazione delle carriere, che mette in evidenza l'anomalia di un futuro pm che potrebbe non affrontare la prova di diritto penale, ma solo quelle di diritto civile e amministrativo.

Quindi propone che l'aspirante toga dichiari subito se vuole fare il giudice o il pm. Nel secondo caso deve affrontare per forza lo scritto di diritto penale. Nei fatti è una separazione delle carriere ante litteram. Forza Italia, Lega, Italia viva e Più Europa sottoscrivono la proposta. Ma dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, per il tramite della sottosegretaria da sempre berlusconiana Deborah Bergamini, giunge uno stop, perché non c'è tempo per cambiare il decreto che scade il 31 maggio. Pd e M5S stanno con Cartabia, e non considerano neppure l'ipotesi del voto sugli emendamenti.

A questo punto tocca al sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto convincere la Lega e il suo stesso partito, Forza Italia, dell'impossibilità di votare. Due partiti che però, da sempre, si battono per la separazione delle carriere. Di cui lo stesso Sisto è un convinto assertore. Ma tant'è. L'unico punto di possibile mediazione è quello di evitare il voto, o quantomeno non parteciparvi. Pure Maria Elena Boschi si muove con i suoi per disinnescare la mina. Anche perché, nelle stesse ore, da via Arenula indirettamente trapela l'insofferenza di Cartabia per partiti che "continuano a sventolare bandierine identitarie, mentre al ministero prosegue il lavoro silenzioso, quotidiano e certosino per portare a casa le riforme".

In commissione non si vota - Prevale la linea del non voto. Il presidente della prima commissione Giuseppe Brescia, di M5S, stabilisce che la seduta sul decreto durerà solo dalle 13 alle 15. Un tempo che si esaurisce rapidamente perché i deputati di Fratelli d'Italia, unico gruppo all'opposizione, illustrano tutte le loro perplessità sul decreto, e nei fatti si mangiano buona parte del tempo a disposizione. Si arriva appena a discutere del primo articolo.

Inevitabile, alla fine, affidare il provvedimento al relatore, la leghista Simona Bordonali, che lo porterà lunedì in aula. L'impasse viene superata - apparentemente - senza traumi. Anche se Costa, appena esce dalla commissione, dichiara subito che ripresenterà l'emendamento e aggiunge una battuta sui garantisti "per convinzione o per convenienza". E subito gli arriva contro la rampogna di M5S che con Elisa Scutellà, la portavoce del gruppo in commissione Giustizia, sostiene che "il Paese, specie in questo momento, si aspetta ben altro dalla politica, e c'è bisogno di soluzioni concrete". Sulla linea Cartabia, un invito a mettere da parte le divisioni.

Un cattivo viatico per le riforme - È decisamente improbabile che lunedì si apra una finestra per votare eventuali emendamenti al decreto che comportino un ulteriore invio al Senato. Ed è ipotizzabile che la via d'uscita possa essere quella di un ordine del giorno proposto da Costa che impegni il governo sull'impossibilità di prevedere futuri concorsi per le toghe in cui chi decide di fare il pm non sostenga l'esame di diritto penale. Ma l'episodio rivela l'evidente differenza di vedute nella maggioranza sulla giustizia, la stessa che, ad esempio, ha già portato a un conflitto sulla commissione d'inchiesta sulla magistratura, fortemente voluta dalla destra e ostacolata dall'asse Pd-M5S.

A Salvini "piace" Cartabia - Come in un gioco degli specchi però, alla fine tutto si tiene sulla giustizia con l'obiettivo di approvare le riforme e non perdere i fondi del Recovery. Anche se Matteo Salvini annuncia la campagna di luglio sui referendum della giustizia con i Radicali. Ma buone fonti del Carroccio fanno notare che questo passo non va letto come uno schiaffo a Cartabia, né come la voglia di mettere in crisi l'attuale maggioranza. Tutt'altro. Sempre le stesse fonti sostengono che la soluzione adottata sulla prescrizione - si sospende dopo il primo grado per due anni, ma riprende se il processo dura troppo e recupera anche il tempo perso - piace alla Lega (mentre, come abbiamo visto, non piace affatto a M5S). Anzi, è addirittura la proposta che la stessa Lega avrebbe fatto. Quindi, di certo, il governo non cadrà sulla giustizia per mano della Lega. Che oggi ci tiene a sottolineare l'assenza di conflitti con Cartabia. E i referendum sulle carriere, la custodia cautelare e il Csm con i radicali? Quelli, è la risposta che nega la contraddizione, "sono essenziali, certo, ma riguardano il futuro". Quindi Cartabia può dormire sonni tranquilli. Costa permettendo, ovviamente.