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di Marta Rizzo


La Repubblica, 12 marzo 2021

 

Il XVII Rapporto Antigone segnala che i 189 istituti penali hanno bisogno di essere ancora spopolati e non solo per fronteggiare il virus. Crescono i suicidi, le donne detenute sono solo il 4,2%, gli stranieri non aumentano, mentre risultano buoni i sistemi e la gestione dell'epidemia nella giustizia minorile. Il Rapporto ci dice inoltre che Il numero di positivi oltre le sbarre è più alto di quello che sta fuori. Dentro le mura degli istituti di pena italiani sono morte 18 persone detenute e 10 guardie penitenziarie. I tassi medi di positivi, stando ai dati aggiornati al febbraio 2021, mostrano che su 10.000 reclusi, il numero di positivi era di 91 persone, mentre nel resto della popolazione 68.

Le vaccinazioni. Riguardo i vaccini, tra fine febbraio e inizio marzo è finalmente iniziata la campagna di immunizzazione nelle carceri. Di norma, prima viene vaccinato il personale amministrativo e di polizia, solo successivamente i detenuti che, sempre fino al 9 marzo, hanno ricevuto il vaccino solo in 927.

Il sovraffollamento. Da condizione degradante a questione di salute pubblica. Il Rapporto, che ha per titolo "Oltre il virus", lancia uno sguardo al di là dell'emergenza sanitaria, perché il carcere ha disfunzioni pregresse. Al 28 febbraio 2021 i reclusi in Italia erano 53.697; il 29 febbraio dell'anno scorso erano 61.230, quanto l'Italia non era ancora "zona rossa" totale. In una anno, il calo dei detenuti è stato di 7.533 persone: il 12,3% di tutta la popolazione penitenziaria. Una diminuzione che ha riguardato sia condannati che persone in attesa di giudizio. I condannati sono il 68%, ma le persone che non hanno ricevuto il primo giudizio il 16,5%.

I reati più diffusi: contro il patrimonio e contro la persona. I dati criminali informano che i reati per i quali in Italia si va in carcere più spesso sono prima di tutto quelli contro il patrimonio (30.745), poi quelli contro la persona (23.095) e i reati in violazione della legge sulle droghe (18.757). Seguono le violazioni della legge sulle armi (9.397) e i delitti di associazione di stampo mafioso (7.274). Ogni detenuto è mediamente in carcere per aver commesso più di due delitti.

Omicidi ai minimi storici; femminicidi in aumento. Come negli anni precedenti, anche nel 2020 vi è stata una diminuzione degli omicidi volontari: si è passati dai 315 omicidi del 2019 ai 271 del 2020, con una riduzione del 14%. Quest'anno si è scesi sotto i 300 omicidi, raggiungendo i minimi storici. La diminuzione degli omicidi totali non ha trovato corrispondenza nella riduzione negli omicidi contro le donne. Risultano in lieve aumento le vittime femminili (da 111 del 2019 a 112 del 2020) e quelle uccise in ambito familiare-affettivo (da 94 a 98).

Affollamento ufficiale al 106,2%, effettivo al 115%. Il tasso di affollamento è al 106,2%. L'amministrazione penitenziaria riconosce che "il dato sulla capienza non tiene conto di situazioni transitorie"; i reparti chiusi, poi, riguarderebbero circa 4mila posti: chiarito ciò, il tasso di affollamento effettivo, non ufficiale, cresce e raggiunge il 115%. Per arrivare al 98% della capienza ufficiale regolamentare (percentuale di un sistema vivibile, che abbia un certo numero di posti liberi per eventuali arresti), sarebbe necessario diminuire il sistema di 4.000 persone (8.000 con i reparti chiusi). Taranto, con 196,4% di detenuti in più; Brescia, con 191,9%; Lodi, con 184,4%, sono i penitenziari più affollati. Ma sono oltre 20 le carceri sovraffollate d'Italia.

Sono stati 61 i suicidi in cella: numero senza precedenti. Nel 2020, 61 persone si sono tolte la vita negli istituti di pena italiani. 11 suicidi ogni 10.000 persone. L'età media è di 39,6 anni. La fascia più rappresentata, 15 decessi, è quella fra i 36 e i 40 anni, seguita da 8 decessi di ragazzi tra i 20 e i 25 anni. I più giovani avevano 22 anni, morti uno a Benevento e l'altro a Brescia; la persona più anziana aveva 80 anni, a Cagliari. Il carcere dove si sono concentrati più suicidi è a Como, con 3 decessi fra i mesi di giugno e settembre. Seguono, con 2 casi ognuno, gli istituti di Benevento, Brescia, Napoli Poggioreale, Palermo Pagliarelli, Roma Rebibbia, Roma Regina Coeli e Santa Maria Capua a Vetere. 13 i suicidi dopo le rivolte e le proteste sui tetti di marzo 2020, a inizio lockdown, e il conseguente allontanamento tra detenuti e i loro cari.

Solo 1/3 dei detenuti frequenta la scuola. Appare urgente un piano di scolarizzazione e formazione. I detenuti che frequentano la scuola sono circa 1/3 del totale. Nell'anno scolastico 2019/2020 gli iscritti a corsi scolastici, dentro, erano 20.263 (il 33,4%). Poco meno della metà (9.176) erano stranieri. Gli infratrentenni detenuti, inoltre, sono ben 9.497, e questo numero elevato di giovani dovrebbe spingere l'amministrazione a organizzare azioni educative, scolastiche, culturali, di avviamento al lavoro e informatizzazione efficaci. Solo un detenuto su dieci, invece, ha una licenza di scuola superiore, o una laurea.

Cresce la nicchia di universitari. Ma lavora solo un detenuto su 4. Sono 24 gli Atenei coinvolti, con attività didattiche e formative, in circa 50 carceri, con 600 studenti iscritti: una fetta piccola, ma raddoppiata tra il 2015 e il 2019. Si tratta di studenti in parte coinvolti nelle attività dei 27 poli universitari dentro le carceri e in parte (nel 44% dei casi) iscritti all'Università. Ma nella pratica, lavora solo 1 detenuto su 4 e i quelli che hanno datori di lavoro esterni sono solamente il 3,5%. La formazione professionale, in pandemia, si è ridotta ai minimi storici.

Il carcere costa 3,1 miliardi. Il personale penitenziario è scarso e disomogeneo. Il bilancio del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) è pari a 3,1 miliardi, mentre quello del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità (Dgmc) è molto più contenuto, pur occupandosi di minori, giovani adulti e dell'area penale esterna ed è meno di 1/10 delle risorse del DAP. Su un organico di 37.181 persone, poi, sono 32.545 gli agenti di polizia penitenziaria operativi. La differenza fra personale previsto ed effettivo è pari al 12,5%. La carenza di agenti rispetto all'organico non è equamente distribuita: alcuni provveditorati hanno un sotto organico oltre al 20% (Sardegna e Calabria), altri hanno un numero effettivo anche superiore a quello previsto (Campania e Puglia-Basilicata). In 31 carceri italiane manca un direttore titolare e, rispetto ai 67 mediatori culturali previsti dal Ministero della Giustizia, quelli realmente in servizio in Italia sono solo 3.

Cresce l'area penale esterna: 61,589 persone. L'area penale si compone anche di misure non detentive. Sono 61.589 le persone in misura alternativa alla detenzione, sanzione sostitutiva, libertà vigilata, messa alla prova, lavori di pubblica utilità. Di queste, 6.961 sono donne. 16.856 in affidamento in prova al servizio sociale, 11.788 quelle in detenzione domiciliare e 752 in semilibertà. Ben 8.828 sono sottoposti a lavori di pubblica utilità, quasi tutti per violazione del codice della strada, 18.936 in messa alla prova e la convertibile pena residuale, per far fonte al sovraffollamento.

La messa alla prova. È una forma di 'prova giudiziale' innovativa: consiste nella sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado. Vi si accede su richiesta dell'imputato, per reati di minore allarme sociale. Introdotta nel 2014, si è conquistata uno spazio enorme nel sistema socio-penale, senza però contribuire sostanzialmente a diminuire i numeri della carcerazione. Le persone recluse fruiscono meno delle opportunità di reinserimento sociale e tendono maggiormente a scontare per intero la pena inflitta. Da non sottovalutare, in questo contesto, sono i 19.040 con un residuo pena inferiore ai tre anni: sono potenzialmente ammissibili a una misura alternativa alla detenzione: se metà di loro ne fruisse, si risolverebbe parte dell'affollamento carcerario.

Stranieri detenuti. Da tempo sono il 32,5%, soprattutto da Marocco, Tunisia, Albania. I detenuti stranieri, da alcuni anni, rappresentano il 32,5% della popolazione carceraria. Di questi, il 18,1% è in carcere in attesa di primo giudizio, Il 16,1% con una condanna non ancora definitiva. Gli italiani nella stessa condizione sono il 14,7%. Al 31 dicembre 2020, la popolazione detenuta straniera in Italia proveniva soprattutto dall'Africa, con 9.261 ristretti, in particolare da Marocco (3.308) e Tunisia (1.775). Dall'area UE provengono 2.691 detenuti. L'Albania, con 1.956 detenuti, è lo Stato balcanico extra UE con il più alto numero di detenuti in Italia.

Le donne delinquono pochissimo. Sono solo il 4,2%. Erano 2.250 le donne presenti negli istituti penitenziari italiani al 31 gennaio 2021, 27 delle quali con figli al seguito: solo il 4,2% del totale della popolazione detenuta. Le quattro carceri femminili italiane (Trani, Pozzuoli, Roma, Venezia) ospitano 549 donne, meno di 1/4 del totale. L'Istituto a custodia attenuata di Lauro, unico Icam non dipendente da un carcere ordinario, ospita 7 madri detenute. Le altre 1.694 sono nelle 46 sezioni femminili di carceri maschili. Il 28,9% dei 4.160 reati ascritti alle donne riguarda reati contro il patrimonio, contro la persona (18,5%) e le violazioni della legge sulle droghe (15,7%). L'associazione mafiosa riguarda il 3% delle detenute. A fine 2020, erano 13 le donne in 41bis.

La detenzione minorile fa fronte virus. A metà gennaio 2021, erano 281 i ragazzi detenuti nei 17 Istituti penali per minori, 119 minorenni e i 162 giovani adulti. I giovani in Ipm costituiscono il 22% dei 1.276 che vivono in strutture residenziali della giustizia minorile e il 2,11% dei 13.282 in carico agli uffici di servizio sociale per i minorenni, tra questi 2.149 sono in messa alla prova. Tra i 281 ragazzi in carcere a metà gennaio 2021, si contano 15 infrasedicenni, 104 minorenni tra i 16 e i 17 anni, 118 giovani adulti tra i 18 e i 20 e 44 nella fascia 21-24. Gli italiani sono 158, gli stranieri 123. Le ragazze sono 13 (4 italiane e 9 straniere), ospitate nelle sezioni femminili di Nisida e Roma e nell'unico Ipm tutto femminile di Pontremoli, con attualmente 8 donne. Sono 148 i ragazzi che hanno una sentenza definitiva, il 52,7% del totale, mentre il 20,6% è in attesa di primo giudizio. L'emergenza Covid è stata affrontata con relativa facilità da quasi tutti gli Ipm. Molti istituti, però, hanno avuto difficoltà nell'organizzare la didattica a distanza. Diverse anche le modalità nelle quali si sono organizzati i video-colloqui tra ragazzi e familiari, ovunque garantiti. Incrementare gli strumenti informatici è necessario.