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di Davide Varì

Il Dubbio, 15 luglio 2026

Il Cdm approva la proposta anti “disagio giovanile” Con un occhio a Vannacci. Un nuovo giro di vite sulla sicurezza, con un obiettivo dichiarato: rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine per contrastare baby gang, maranza e fenomeni di criminalità urbana. Ma anche uno meno esplicito, seppure altrettanto evidente: non lasciare che sia Roberto Vannacci a dettare l’agenda della destra su uno dei temi più sensibili dell’opinione pubblica. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il nuovo disegno di legge sulla sicurezza, un pacchetto che interviene sia sul fronte della prevenzione del disagio giovanile sia sull’organizzazione delle forze di polizia, introducendo alcune novità destinate a far discutere e destinato ora a iniziare il suo percorso parlamentare.

La misura simbolo è l’estensione, in casi specifici, del fermo preventivo anche ai minorenni. Finora lo strumento era riservato alle forze di polizia statali per prevenire situazioni di concreto pericolo per l’ordine pubblico. Con il nuovo testo, anche gli agenti dei Comuni potranno trattenere fino a dodici ore persone ritenute potenzialmente pericolose quando ricorrano le condizioni previste dalla legge. Una scelta che il governo considera indispensabile per intervenire con maggiore tempestività nei contesti urbani più esposti a episodi di violenza e microcriminalità, soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove il fenomeno delle bande giovanili è diventato uno dei temi più ricorrenti del dibattito politico.

Il provvedimento completa e rafforza il decreto sicurezza approvato nei mesi scorsi. Restano infatti le norme già introdotte contro le baby gang, a partire dall’inasprimento delle pene per chi porta con sé coltelli di almeno otto centimetri senza giustificato motivo, con aggravanti se il fatto avviene sui mezzi pubblici. Confermate anche le sanzioni per gli esercenti che vendono coltelli ai minorenni. L’impianto viene ora integrato con nuove disposizioni che puntano a rafforzare l’azione preventiva, il coordinamento delle forze impegnate sul territorio e la capacità di intervenire prima che le situazioni degenerino in episodi di violenza. L’esecutivo insiste sul fatto che non si tratta di un semplice inasprimento repressivo, ma di un pacchetto più ampio dedicato anche alla prevenzione del disagio giovanile e al rafforzamento dell’organizzazione del ministero dell’Interno e delle forze di polizia.

La filosofia di fondo, però, resta quella di aumentare i poteri operativi dello Stato e di rendere più rapida la risposta davanti a fenomeni che, secondo il governo, non possono più essere affrontati con gli strumenti tradizionali.Sul piano tecnico, il governo rivendica dunque la necessità di aggiornare gli strumenti operativi davanti a fenomeni che negli ultimi mesi hanno assunto dimensioni sempre più preoccupanti. Ma sarebbe riduttivo leggere il provvedimento soltanto sotto questo profilo. La tempistica racconta infatti anche altro.Da settimane il centrodestra si trova a fare i conti con la pressione crescente esercitata da Futuro Nazionale.

Il movimento fondato dal generale Vannacci ha scelto proprio sicurezza, immigrazione e degrado urbano come terreni privilegiati della propria iniziativa politica, con una comunicazione aggressiva e capace di intercettare una parte dell’elettorato più sensibile a questi temi. Le polemiche nate dopo alcuni recenti episodi di cronaca, culminate con il caso del video diffuso a San Benedetto del Tronto e rilanciato dallo stesso Vannacci, hanno contribuito ad alimentare la richiesta di risposte immediate, spingendo il governo ad accelerare su un provvedimento già in preparazione. Non è un caso che nelle ultime settimane anche gli esponenti della maggioranza abbiano moltiplicato gli interventi pubblici sul tema della sicurezza, nel tentativo di riaffermare una primazia politica che fino a poco tempo fa appariva scontata.

La nascita di un nuovo soggetto politico collocato ancora più a destra ha infatti modificato gli equilibri della competizione nell’area conservatrice, costringendo Fratelli d’Italia e Lega a presidiare con ancora maggiore attenzione uno dei loro cavalli di battaglia storici. A Palazzo Chigi respingono naturalmente qualsiasi ricostruzione che attribuisca il ddl a una rincorsa del nuovo competitor. La linea ufficiale è che il testo rappresenti il naturale completamento del percorso avviato con il precedente decreto sicurezza e che le nuove norme fossero allo studio già da tempo. E tuttavia è difficile non cogliere anche una precisa esigenza politica: riaffermare la leadership della maggioranza su un terreno che costituisce da sempre uno dei suoi principali punti di forza e impedire che la narrazione della fermezza venga monopolizzata da chi, alla destra di Fratelli d’Italia e della Lega, punta a costruire il proprio consenso proprio sulla promessa di misure ancora più severe.In vista delle prossime scadenze elettorali, la competizione nel campo conservatore passerà sempre più da qui. E il messaggio che il governo ha voluto lanciare con il via libera di ieri è che, almeno sul terreno della sicurezza, non intende lasciare spazio a nessuno. Dietro il nuovo disegno di legge c’è certamente la volontà di rafforzare gli strumenti dello Stato, ma anche quella di ribadire agli elettori che la bandiera dell’ordine pubblico continua a sventolare soprattutto sopra Palazzo Chigi.