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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 8 settembre 2026

Quarantacinque. È il numero di detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane dall’inizio del 2026 secondo il dossier “Morire di carcere” curato da Ristretti Orizzonti e aggiornato al 7 settembre. L’ultimo è Salvatore, 37 anni, padre di una bambina, che nella notte si è impiccato nella sua cella nel carcere di Benevento. A darne notizia è stato Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania: il quinto suicidio dell’anno negli istituti penitenziari della regione. Prima di Benevento, l’ultimo caso registrato era quello di un uomo di 57 anni, italiano, trovato impiccato all’alba a Verbania, nel bagno della cella che divideva con altri reclusi, con un cappio ricavato da uno strofinaccio.

Cinque giorni prima si era ucciso un egiziano di 23 anni nel carcere di Biella. Due episodi nello stesso territorio, a distanza ravvicinata. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, collega entrambi alla carenza di personale: nelle carceri piemontesi mancherebbe circa il 30% degli agenti previsti in organico e per questo, scrive, “continueremo ad assistere a drammi inaccettabili”. C’è poi il caso di Parma. Ben Assen Adnane, tunisino di 46 anni, si è impiccato il 27 agosto in una sezione di isolamento ed è morto in ospedale il primo settembre.

Il garante regionale dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, osserva che i suicidi nella regione riguardano spesso stranieri giovani reclusi proprio nei reparti sanitari o di isolamento, dove la sofferenza della detenzione “amplifica i suoi effetti”. Nella sola Emilia-Romagna, precisa, i suicidi accertati dall’inizio dell’anno sono quattro, ai quali si sommano altri quattro decessi ancora in fase di verifica. Scorrendo il dossier riga per riga emergono altri punti critici.

Il 13 maggio si sono tolti la vita in un solo giorno tre detenuti, a Lecce, a Milano San Vittore e a Spoleto. Tra il 28 e il 29 gennaio era toccato a Padova, due suicidi in meno di ventiquattr’ore nella casa di reclusione: Pietro Giuseppe Marinaro, 73 anni, il più anziano dell’anno, e Matteo Ghirardello, di 33. Il più giovane, Abrar Jarrar, ne aveva 21 ed è morto a Trento il 26 maggio. Teramo è l’istituto più colpito, con tre suicidi tra marzo e agosto. Altri nove penitenziari, da Parma a Roma Rebibbia, da Viterbo a Napoli Poggioreale, ne contano due ciascuno. Con Benevento sale invece a cinque il bilancio della Campania: una geografia della disperazione che sembra seguire una distribuzione tutt’altro che casuale.

Sui quarantacinque casi complessivi, quaranta sono avvenuti per impiccamento, tre per asfissia da gas, uno per overdose di farmaci. Una sola donna, 32 anni, si è uccisa nella sezione femminile di Venezia Giudecca il 15 febbraio. Maggio resta il mese più nero, con nove morti. Il 2025 si era chiuso come l’anno con più decessi in carcere dal 1992. E il 2026 procede con lo stesso passo funebre.