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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 13 luglio 2022

La Cassazione: 18 mesi per omicidio colposo ai tre vigili e allo psichiatra imputati. È un po’ il George Floyd italiano: affetto da schizofrenia dall’età di vent’anni, Andrea Soldi morì a Torino il 5 agosto 2015 dopo essere stato sottoposto a un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) eseguito in un giardino pubblico in modo erroneo e violento da tre vigili urbani e da un medico psichiatra. “Immobilizzato e ammanettato con una forte stretta intorno al collo fino a perdere i sensi, Soldi venne trasportato in ambulanza in posizione prona e morì poco dopo in ospedale.

L’autopsia disposta dalla procura di Torino ha stabilito il nesso di causa ed effetto tra la costrizione subita e la morte”, ricostruiscono le associazioni A Buon Diritto Onlus e Amnesty International Italia che sono state al fianco della famiglia Soldi nella tenace battaglia per ottenere la verità. Che è arrivata ieri, con la sentenza definitiva della Cassazione che ha respinto il ricorso contro le condanne inflitte in primo grado e confermate in Appello ai quattro imputati: i vigili urbani del Comune di Torino Enri Botturi, Stefano Del Monaco e Manuel Vair, e lo psichiatra Pier Carlo Della Porta, condannati a 18 mesi per omicidio colposo. Ieri, in piazza Cavour a Roma, ad attendere la sentenza c’erano i familiari e gli amici di Andrea Soldi insieme ai rappresentanti delle due associazioni.

La quarta sezione penale, presieduta dalla giudice Donatella Ferranti, ha deciso senza alcun dibattimento, sulla base della trattazione scritta. “Sono felice perché ho sempre creduto nella giustizia, fin dal giorno della morte di Andrea abbiamo sempre voluto l’accertamento della verità e nessuna vendetta - è il commento della sorella della vittima, Maria Cristina Soldi - Un anno e 6 mesi sono pochi? Io non cercavo il carcere ma una condanna significativa morale. Questo pronunciamento significa che lo Stato è accanto ai più fragili. Ora avrò ancora più forza. Al ministro Speranza chiedo di investire con più forza sulla salute mentale. Un Paese è civile quando il più fragile è tutelato e chi ha problemi mentali è il più fragile”.

“Una sentenza fondamentale, ma ora serve una riforma dei servizi dedicati alla salute mentale”, è l’invito rivolto al legislatore da parte di Valentina Calderone, direttrice di A Buon Diritto, associazione fondata da Luigi Manconi. Perché, come sottolinea Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, quello di Andrea Soldi è purtroppo “l’ennesimo caso in cui lo Stato si è abbattuto sulle fragilità anziché proteggerle”.

“Da Vincenzo Sapia a Bruno Combetto, da Giuseppe Casu a Franco Mastrogiovanni, da Mauro Guerra a Elena Casetto, sono tante, troppe, le persone che nel nostro Paese sono andate incontro alla morte a seguito di un Tso - ricorda ancora Valentina Calderone - È quello che succede quando si abdica al ruolo sanitario e di cura in favore di una risposta repressiva per cui le persone con problemi di salute mentale vengono viste come un pericolo sociale invece di essere prese in carico e supportate”.