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di Nicola Lavacca

Corriere del Mezzogiorno, 11 gennaio 2025

“Qui produciamo taralli e accogliamo i detenuti”. Domani la celebrazione con il vescovo Mansi. La masseria struttura di accoglienza simbolo del riscatto sociale dei detenuti, diventa un luogo giubilare e sacro per l’Anno Santo. Anche la masseria San Vittore di Andria, struttura di accoglienza simbolo del riscatto sociale dei detenuti, diventa un luogo giubilare e sacro per l’Anno Santo. Lo ha stabilito, con un decreto, il vescovo Luigi Mansi che presiederà domani la celebrazione eucaristica, in occasione della Festa del Battesimo di Gesù, per aprire ufficialmente le porte della tenuta dove si lavora e si fa opera di riconciliazione.

Alle pendici di Castel del Monte è sorto nel 2018 uno straordinario avamposto di solidarietà, partito dal progetto “Senza sbarre” realizzato dall’associazione “Amici di San Vittore” onlus, col sostegno del vescovo Mansi, che inizialmente portò due parroci di periferia, don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli, a includere nelle rispettive parrocchie i carcerati. Da allora ne è stata fatta di strada. Con l’aiuto della Diocesi di Andria e di tante persone generose, don Riccardo è riuscito a ristrutturare una grande masseria abbandonata nell’agro di San Vittore, trasformandola in dimora residenziale completa di 8 posti letto e centro polifunzionale per supportare il laboratorio tecnico-agricolo che avvicina i detenuti al mondo del lavoro. Dopo la costituzione di una cooperativa sociale, sono nati i taralli “A Mano Libera” che ogni giorno vengono preparati e sfornati per raggiungere le tavole dei consumatori.

Il Giubileo è una sorta di consacrazione della alacre quotidianità costruita con coraggio, spirito solidale, impegno e fratellanza, in virtù anche della scelta del Vaticano di riservare un’attenzione particolare ai carcerati. “La nostra masseria, vera unicità che rappresenta un percorso alternativo alla detenzione, rafforza il suo significato cristiano come luogo di speranza - sottolinea don Riccardo -. Chi varca la soglia intende incontrare l’uomo punito dai suoi errori che cerca con la fede e l’umiltà di redimersi per costruire un futuro migliore”.

I prelibati manufatti gastronomici “A Mano Libera”, oltre ad essere lavorati con cura e certosina abilità, sono l’emblema del vero cambiamento per dare una seconda possibilità ai detenuti in regime residenziale e semiresidenziale, cogliendo anche l’obiettivo di abbattere la barriera del pregiudizio.

Nell’opificio artigianale, fulcro della giustizia riparativa, vengono prodotti circa 20 tipi diversi di taralli che nel corso degli anni hanno incontrato sempre più i favori delle aziende di distribuzione e dei consumatori. “La ricetta del tarallo, secondo la tradizione della nostra terra, è un dono della Provvidenza - aggiunge don Riccardo. La masseria San Vittore, presidio dell’integrazione e dell’inclusione, ha ricevuto consensi dalla Cei come modello innovatore, in particolare dal cardinale Gualtiero Bassetti e dall’attuale presidente Matteo Maria Zuppi che hanno supportato concretamente il progetto, unitamente alla Caritas Italiana di don Marco Pagniello”.

La vita comunitaria nell’intera struttura si sviluppa attraverso attività integrate che prevedono momenti educativi e formativi, puntando su una organizzazione capillare, con suddivisione di responsabilità e assegnazione di compiti. Preziosa è l’opera instancabile di una ventina di volontari.

I deliziosi taralli “A Mano Libera - Senza Sbarre” sono stati acquistati di recente anche dalla Saint Pio Foundation per essere distribuiti dalla Elemosineria Apostolica, su espressa volontà di papa Francesco, a circa tremila poveri e disagiati.

Il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere del Pontefice, ha avuto un incontro con don Riccardo Agresti per mettere a punto i dettagli dell’operazione che prevede durante l’anno in corso la consegna di oltre quindicimila buste di prodotto. “Non ci stancheremo mai di credere che questo progetto sia opera di Dio, convinti di dare ulteriore impulso e forza ai santuari scomodi, come la nostra comunità, dove si avverte la presenza del Signore che scruta e incoraggia ad essere fiduciosi in lui - conclude don Riccardo -. Noi siamo riusciti a generare una nuova strada da percorrere, per dare un’alternativa reale ai detenuti facendo germogliare il seme della legalità e della riparazione”.