di Margherita De Bac
Corriere del Mezzogiorno, 27 novembre 2025
“Senza sbarre” è il progetto di reinserimento ideato da don Riccardo Agresti nella chiesa di San Luigi Castel del Monte. Tra i clienti anche il cantante Claudio Baglioni e l’attore Sebastiano Somma. Il valore del tarallo non si esaurisce nel gusto prelibato. Qui, è simbolo di riscatto, riconciliazione, restituzione. Così lo identifica don Riccardo Agresti, 64 anni, parroco della chiesa di San Luigi Castel del Monte di Andria, dotato di energia inesauribile e carisma, che ha saputo trasformare in realtà sociale ed economica un progetto da sognatore. Il tipico biscotto salato da forno è al centro di questa bella storia di gente dimenticata ed esclusa.
Quelli tirati fuori dalle celle e “arruolati” da don Riccardo, pienamente incoraggiato dal vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, ne impastano circa ottomila kg al mese, richiestissimi dai buongustai che li hanno assaggiati per contribuire alla causa del progetto “Senza sbarre”, fino a diventarne fan. Il cantante Claudio Baglioni li preferisce ai cereali. L’attore Sebastiano Somma al vino.
“Senza sbarre” è un progetto di reinserimento di detenuti ed ex detenuti degli istituti di pena pugliesi e italiani ammessi, su decisione dei magistrati, a essere inseriti in programmi alternativi alla reclusione. Il fulcro di questa attività è la masseria San Vittore, 10 ettari di terreno, già gestita da don Gelmini con la sua Comunità Incontro, poi diventata preda del degrado. Restaurata con i fondi dell’8 per mille stanziati dalla Caritas nel 2017 (200 mila euro) è stata trasformata in un laboratorio tecnico agricolo e artigianale. Ospita in regime residenziale o semi residenziale quelli da avviare a una nuova vita da liberi. “Vengono a contatto con un nuovo mondo e hanno la possibilità di cambiare direzione ritrovando la speranza e il desiderio di andare avanti.
Lavoro, comunità e i taralli li aiutano a trovare il riscatto”, si appassiona don Riccardo. Andria è un territorio difficile abitato da tante famiglie dove c’è un padre carcerato. “Un giorno venne da me una signora e, vedendola sempre sola, le domandai perché il marito non la accompagnasse”.
Prima evasiva, poi mi confidò il vero motivo. Era dentro. Così è sbocciata prepotente la mia attenzione. Sono andato più volte in carcere, mancava tutto”. Erano gli inizi del 2000. La parrocchia si offrì come luogo di ritrovo per i detenuti in arresto domiciliare: “Ciò che gli offrivamo non bastava. Una volta fuori ricominciavano. Ero insoddisfatto, addolorato e ho pensato che la vita comunitaria sarebbe stata più efficace. Chi accettava la masseria doveva impegnarsi a lavorare, pregare e dialogare”. Nacque la cooperativa “A mano libera”, don Agresti presidente, che negli anni si è specializzata nella produzione di taralli, oggi venduti in molti supermercati del Sud e alcuni del Nord.
Recidive - Chi sono i pastai? “Non so cosa questi uomini abbiano alle spalle, quali crimini abbiano commesso. L’importante è come si comportano quando sono qui, la loro voglia di trovare un’alternativa. Offrire l’opportunità del lavoro mentre sono in carcere abbassa la percentuale di recidive. Non sono d’accordo con chi ritiene che il recupero debba cominciare una volta terminata la pena”. La ricetta è segreta, non cedibile: “Ce l’ha donata la Provvidenza. Non è contenuta nei libri di cucina né svelata dai maestri pastai. L’abbiamo creata giorno dopo giorno, utilizzando materie prime naturali, modificando le quantità miscelate”. Don Riccardo è nato e vissuto a Andria, in un territorio malavitoso: “Ho sempre avuto attenzione verso gli scarti. Io mi sono sentito uno scartato e ho sperimentato l’esclusione. Vengo da una famiglia contadina, priva di strumenti culturali. Poi ho compreso che accanto a Dio valgo molto”.









