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di Irene Famà

La Stampa, 17 maggio 2026

Il presidente Tango: “Ora lavoriamo per i problemi reali della giustizia”. Il segretario: “Da Nordio rassicurazioni parziali”. È il giorno dell’orgoglio della magistratura. Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale sulla Giustizia, l’Associazione nazionale magistrati si ritrova in Cassazione per l’assemblea di tutti gli iscritti. La soddisfazione per il successo del voto del 22 e 23 marzo è condivisa: “Abbiamo scelto la speranza e non ha deluso”. Ma è anche momento di bilanci: quale, ora, il ruolo della magistratura e dell’Anm? Ci sono le questioni interne e quelle della giustizia in senso più generale e i rapporti con il governo, da ricucire e rinsaldare dopo gli scontri dei mesi scorsi. Anche se il confronto di fine aprile con il Guardasigilli sembra aver segnato una sorta di equilibrio precario. “Da Carlo Nordio - spiegano i magistrati - abbiamo ricevuto rassicurazioni parziali sul tema della giustizia”.

L’esperienza della campagna referendaria deve essere un insegnamento, nell’Aula Magna della Cassazione ne sono pienamente consapevoli. “Abbiamo scelto di uscire e andare tra la gente a presentare le nostre argomentazioni con sobrietà e competenza e abbiamo raggiunto un risultato straordinario che è andato al di là di ogni aspettativa”, dice il neo presidente del sindacato delle toghe Giuseppe Tango. Adesso, però, dopo il referendum “vinto per amore della Costituzione, serve maturità”. Il presidente dell’Anm analizza il passato e guarda al futuro. Il primo punto ruota intorno ai “veri problemi della giustizia: tempi dei processi troppo lunghi, scarsità di risorse, emergenza carceri, stabilizzazione dei precari”. Il secondo riguarda l’immagine che la magistratura vuole dare all’esterno. “L’Anm deve fare tutto ciò che è in suo potere per contrastare le logiche correntizie. Non possiamo tacere o minimizzare il fenomeno, ma solo opporci”. E sul carrierismo: “Dobbiamo tornare a ricordarci che la nostra profonda vocazione è quella di tutelare i diritti, di applicare nel caso concreto i valori costituzionali, di una Costituzione fondata sulla tutela degli ultimi, dei più deboli, delle minoranze”.

Il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti non nasconde la gioia per il risultato referendario che, precisa, “non è stato una vittoria dei magistrati, ma della Costituzione”. Un breve accenno, poi l’agenda programmatica dei prossimi mesi. “L’attenzione politica - dice - è stata per troppo tempo distolta dai problemi reali della giustizia” e adesso è tempo di recuperare. “Il ministro Nordio ci ha incontrati e fornito parziali rassicurazioni, che però non ci soddisfano a pieno. Dobbiamo continuare a ragionare e a lavorare sulle riforme processuali necessarie a rendere la giustizia veramente efficiente”.

Maruotti si concede una piccola stoccata a via Arenula. Cita l’inchiesta di Report su Ecm, software progettato per la gestione centralizzata dei dispositivi e installato sui pc di giudici e pubblici ministeri che, secondo la trasmissione, permetterebbe di controllare da remoto i computer e i file dei magistrati senza lasciare traccia. “Report, nella puntata di domani, presenterà una comunicazione ufficiale del ministro della Giustizia in cui si legge testualmente che Ecm è in fase di dismissione e superamento. Segno che i nostri dubbi forse non erano del tutto infondati”. L’altro giorno, il Guardasiglli, rispondendo a un’interrogazione sul tema, aveva rassicurato: “Il sistema non consente in alcun modo la sorveglianza dell’attività dei magistrati, né permette la lettura di contenuti, la registrazione dei tasti digitati, l’acquisizione dello schermo o l’attivazione di microfoni o videocamere”.

All’assemblea partecipa anche l’Anm della Corte dei Conti, che ha visto approvare una riforma “dannosa. Così com’è stata pensata, mette a rischio la tutela del bilancio dello Stato”. Il consigliere Angelo Maria Quaglini parla di un “momento decisivo per la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura contabile”. Ricorda i nuovi poteri attribuiti alla procura generale sulle procure regionali, le sezioni unitarie tra controllo e giurisdizione. “Scelte - dice - che rischiano di comprimere le garanzie dei magistrati contabili e indebolire un presidio fondamentale di legalità finanziaria e tutela dell’interesse della collettività”. Ai colleghi dell’Anm e di tutta la magistratura si rivolge nell’ottica di “una sfida comune, affinché i criteri più pericolosi della delega vengano rimeditati ed eliminati dal percorso di attuazione”. Difendere l’indipendenza della Corte dei Conti, conclude, “significa difendere l’equilibrio tra poteri, controlli e responsabilità per assicurare la tutela concreta dell’interesse dei cittadini”.