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di Conchita Sannino

La Repubblica, 26 ottobre 2025

Via alla campagna per il No: la separazione delle carriere altera la Carta. La figlia del Cavaliere: “Stop a 30 anni di veleni”. Ovazione per Ranucci. Adesso la battaglia è ufficialmente aperta. Quasi otto ore di assemblea generale, testimonial di peso venuti nel sabato piovoso fino in Cassazione per sostenere la campagna dell’Anm contro la riforma sulla giustizia. L’ovazione a sorpresa per Sigfrido Ranucci, l’abbraccio per una rockstar come Edoardo Bennato, lo show agrodolce (eppure apprezzato) di Nicola Gratteri, gli applausi per Carofiglio e De Cataldo, le analisi pacate e l’emozione dei giovani tirocinanti.

Ma poi l’orologio torna, in qualche modo, indietro: e sul via ufficiale delle toghe alla mobilitazione per il No, in vista del referendum di primavera sulla separazione delle carriere, piomba la polemica tra l’Associazione nazionale delle toghe e Marina Berlusconi. Con la presidente di Fininvest e Mondadori che, dopo la recente pronuncia favorevole a Dell’Utri, spinge forte, dalle pagine de Il Giornale, per la riforma, considerata “un passo avanti significativo verso una giustizia veramente giusta”.

E il vertice dell’Anm Cesare Parodi che, nei toni pacati, ribatte secco: “Sentenza giusta? E allora perché ci si lamenta?”. Uno scambio che non turba la giornata. La mozione finale condanna la riforma che “altera la Carta”, annuncia progetti, iniziative “con la società civile”, una piattaforma informativa. È votata all’unanimità, contrari solo i sei (su 1500 votanti a favore) appartenenti ad “Articolo 101” che conferma la contrarietà al ddl, ma dice sì al sorteggio.

L’aula magna del Palazzaccio è gremita di persone, si commenta la lunga lettera pro-riforma di Marina Berlusconi. Che scrive: “Purtroppo, e lo dico da figlia, nemmeno la migliore delle riforme della giustizia servirà a restituire a mio padre trent’anni di vita avvelenati e devastati dalle calunnie e dalle false accuse”. Non esita neanche, l’erede di Berlusconi, a dettare la linea su “ulteriori interventi urgenti”, come “una nuova e vera responsabilità civile dei magistrati. Chi sbaglia, paghi”. Parole contundenti. Su cui Parodi commenta caustico: “Chi fa queste affermazioni ha avuto una risposta in termini di giustizia. Peraltro su una pronuncia di cui non c’è ancora motivazione. Non capisco: bisognerebbe rallegrarsi, non lamentarsi. Nel nostro Paese esistono tre gradi di giudizio anche per questo”.

È una compattezza, quella delle toghe, unite oltre gli orientamenti politici (la destra di Mi, i progressisti di Area, la sinistra di Md e i centristi di Unicost) che non piace al Palazzo. Il ministro Tajani si dice pronto “ad organizzare comitati per difendere la riforma”, sostenuta da FI fino al punto da elevare postume dediche a Silvio, in Parlamento. Lo stesso ministro Nordio torna a chiedere “toni pacati”, e non parla solo ai magistrati, perché “se il risultato del referendum andasse in certa direzione”, la “politica si troverebbe ipotecata dalla magistratura come è stato dopo Tangentopoli”.

Ma intanto l’Anm porta a casa istantanee importanti. Ranucci, accolto da scroscianti applausi, dice: “Voterò no al referendum perché ovunque sia stata attuata la separazione, vede il pm sottoposto alla politica”. E poi sul suo giornalismo sotto attacco: “Non chiedo che mi ritirino le querele: voglio vincere sul campo”. Bennato dice al microfono: “Fate il mestiere più complicato del mondo, sono qui a darvi la mia solidarietà”.

È determinatissimo Gratteri: “Dall’Anm non sono mai stato considerato quando ero sotto attacco... ma l’ho superato. Questa battaglia è importante, la posta in gioco troppo alta: vogliono ridurci al silenzio, impaurirci, normalizzare pm e giudici”. È la stessa conclusione cui arriva anche chi non è magistrato, ma giurista e avvocato di lungo corso. Come il professore Mitja Gialuz, che dice: “Questa riforma è una pessima notizia per i cittadini, visto che per produrre diritto e tutelare i diritti nelle società complesse c’è bisogno di leale collaborazione tra poteri indipendenti. E non di prevaricazione dell’esecutivo sul giudiziario”. Tra due giorni.