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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2019

 

L'Anm si appresta a modificare il proprio codice etico per rendere incompatibili gli incarichi nei gruppi associativi con la corsa al Csm. Impermeabilità tra guida Anm e Consiglio superiore della magistratura. Ma anche tra fuori ruolo e Csm. Con l'obiettivo di tenere il più possibile fuori dalla porta indebite commistioni tra politica e carriere. È questo l'obiettivo delle modifiche al Codice etico dell'Associazione nazionale magistrati approvate ieri dal Comitato direttivo.

Modifiche che si sono rese necessarie per affrontare le conseguenze della bufera che ha investito il Csm dopo l'emergere dell'indagine della Procura di Perugia e la divulgazione delle intercettazioni del pm romano, a lungo leader della stessa Anm, Luca Palamara. Se da subito si è riconosciuta da parte degli stessi vertici Anm (peraltro inediti dopo il cambio in corsa di metà giugno che ha visto l'elezione di Luca Poniz, Md, alla presidenza, e il ritorno della corrente di Piercamillo Davigo, Autonomia e Indipendenza, nell'area di maggioranza) una vera e propria questione morale, ora comincia ad arrivare qualche indicazione concreta.

Nel documento trova così posto un nuovo articolo del Codice, nel quale prevedere che il magistrato componente del Comitato direttivo e delle giunte sezionali, ma anche delle presidenze e segreterie nazionali dei gruppi associativi, non si dovrà candidare al Csm prima della scadenza dell'organo di appartenenza. Un divieto che quindi non riguarda solo le cariche associative ma anche quelle ricoperte all'interno delle singole correnti.

Inoltre, il divieto si allarga anche a chi è componente dei Consigli giudiziari e del Consiglio direttivo della Scuola della magistratura. Ancora, al magistrato fuori ruolo è interdettala candidatura prima che siano trascorsi almeno due anni dal suo ricollocamento.

Medesimo arco di tempo poi per impedire che il magistrato che ha fatto parte del Csm possa presentare domanda per un ufficio direttivo o semi-direttivo (a meno che lo abbia già ricoperto in precedenza); infine, gli ex consiglieri non potranno accettare incarichi fuori ruolo prima che siano passati almeno due anni dal loro ricollocamento in ruolo.

Nel Codice potrebbe poi essere innestato un nuovo articolo, non votato ieri, con il quale prevedere che, nel caso in cui il magistrato è incolpato di un grave illecito disciplinare oppure indagato per la commissione di un illecito penale doloso, il collegio dei probiviri, acquisita in qualunque modo la notizia, può disporre la sospensione cautelare dall'attività associativa. La sospensione dura fino alla conclusione del procedimento penale.

La sospensione è poi sempre disposta nel caso di applicazione di misure cautelari personali. L'inizio del procedimento di sospensione cautelare è comunicato al magistrato che ha facoltà di presentare memorie e documenti. I vertici dell'Anm hanno poi ribadito, con una delibera approvata ieri, la richiesta al togato Paolo Criscuoli di dimettersi dal Csm. Criscuoli, di Magistratura indipendente, è l'unico tra i cinque componenti toccati dallo scandalo dell'inchiesta di Perugia che non si è dimesso ma si è autosospeso dal mese di giugno.

Ma naturalmente, sullo sfondo, c'è il tema chiave della riforma della giustizia, sul quale oggi potrebbe pronunciarsi l'assemblea Anm convocata a Roma, del pacchetto di norme inserite dal ministro della Giustizia della vecchia e nuova maggioranza per incidere sui tempi dei processi e cambiare il sistema elettorale del Csm.

Il disegno di legge, con norme delega e altre subito in vigore, era stato approvato a fine luglio "salvo intese", con forti tensioni tra Lega e 5 Stelle sulla parte penale. Tra Bonafede il suo predecessore Pd Andrea Orlando è così partito un confronto per arrivare a una soluzione condivisa da trovare entro la fine del mese. Ieri Poniz ha dichiarato di sperare nella riapertura di un dialogo, sottolineando, però, nello stesso tempo la contrarietà al sorteggio per la selezione delle candidature al Csm, architrave invece del progetto grillino.