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di Anna Laura Bussa

Il Manifesto, 12 marzo 2026

L’ex ministra: “Il sorteggio al Csm? Dopo la stagione dell’uno vale uno, credevo avessimo smesso di prendere a martellate il principio della rappresentanza”. “Quella messa in campo da Nordio e Meloni per la separazione delle carriere dei magistrati e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare è una riforma al buio”. Anna Finocchiaro, già magistrata, parlamentare, ministra, presidente delle commissioni Giustizia della Camera e Affari Costituzionali del Senato, difende le ragioni del No e contesta la modifica costituzionale oggetto del referendum del 22 e 23 marzo.

Cosa non la convince di questa riforma?

È una riforma al buio. Non sappiamo cosa si scriverà nei provvedimenti attuativi, per la cui approvazione, ricordo, basterà la maggioranza semplice. E potrebbero regolare profili assai sensibili. Ed è anche una riforma alla “vorrei, ma non posso”, nel senso che il nostro impianto costituzionale, a cominciare dalla separazione dei poteri, limita fortemente l’adozione di modelli, presenti in altri sistemi, di reale separazione delle carriere. E visto che con la riforma Cartabia è irrisorio il transito dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti, chiedo ai convinti sostenitori del testo Nordio di cosa si stiano accontentando. Non è un caso che nel dibattito referendario si siano introdotti i temi, assai pericolosi, della necessità di arricchire successivamente la riforma con l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale - garanzia dell’uguaglianza dei i cittadini davanti alla legge - e della dipendenza della polizia giudiziaria dalla magistratura, così da completare il lavoro.

Quindi quali sarebbero i reali vantaggi per i sostenitori della riforma?

Sinceramente non saprei, perché sostenere che occorre separare giudici e pm per evitare la compiacenza che i primi possono avere nei confronti della tesi dell’accusa è francamente debole. E perché si sospetta che il giudice sia portato ad assecondare le tesi del pm - i dati dicono altro - e non si sospetta che un giudice d’Appello sia portato ad assecondare il verdetto del collega di primo grado? Questo è mistero e non è rassicurante. Con la riforma si crea un Csm solo per i pm. E non mi pare un grande affare. Temo piuttosto una radicalizzazione e le sue conseguenze. Il nuovo Csm dovrà decidere quale pm nominare capo in questa e in quell’altra Procura. E chi teme il cosiddetto “complotto dei pm” dovrebbe valutare bene. Separare giudici pubblici ministeri, infatti, non è mai un buon affare, perché una comune cultura della giurisdizione è di freno agli impeti fuori dalle righe.

Cosa pensa dell’idea del sorteggio per l’elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura?

Sul sistema del sorteggio con i nomi dei componenti togati estratti a sorte sul bacino complessivo dei magistrati osservo che, dopo la stagione dell’uno vale uno, credevo avessimo smesso di prendere a martellate il principio della rappresentanza. Il rischio è quello di innescare logiche corporative. Ed è un errore favorire l’affermarsi della logica corporativa come spirito vitale di un potere dello Stato.

I fautori del Sì sostengono che la riforma servirà a dare vera attuazione al giusto processo, che ne pensa?

Non dubito che tra i sostenitori del Sì’ci siano soggetti che nutrano la sincera intenzione di rendere più giusto il processo. Ma penso che sia la stessa regola processuale, coerente con l’art. 111 della Costituzione e con la piena assicurazione del diritto di difesa, ad assicurarlo. Si è scelto il rito accusatorio e introdotto il gratuito patrocinio per questo e possiamo migliorare. Uso il paradosso: quale separazione delle carriere potrebbe assicurare un giusto processo se avessimo ancora un processo di stampo inquisitorio in cui la prova è formata in segreto dal pm e non nel dibattimento alla presenza e con il controllo del giudice?

Rispetto al dibattito che si aprì sulla giustizia in occasione della riforma costituzionale del governo Renzi, poi bocciata con il referendum, quali sono le differenze?

La riforma Renzi non toccava in alcun modo la disciplina costituzionale sulla magistratura. E la riforma Cartabia (che ha introdotto la separazione delle funzioni, ndr) fu fortemente sostenuta dall’allora maggioranza. Oggi, alla separazione dei Csm, si aggiunge la bizzarra creatura dell’Alta Corte disciplinare. Attualmente se il potere di esercizio dell’azione disciplinare in capo al ministro della Giustizia, rilevante nel controllo della condotta dei magistrati, è un potere poco esercitato, il che fa supporre che la Sezione disciplinare del Csm in realtà funzioni. Diffido della cosiddetta giurisdizione domestica, ma non capisco come mai l’Alta Corte sia riservata ai magistrati ordinari e non anche a quelli amministrativi o contabili. Mistero. Ed è un obbrobrio che, a decidere sul ricorso contro le sentenze dell’Alta Corte, sia la stessa Alta Corte. Non è rassicurante. A proposito di giudice terzo. Per tacere dei metodi di composizione dell’organo.

Altro punto che verrà affrontato con legge ordinaria… Che pensa dei magistrati che ora sono in difesa del Sì?

Sono sempre rispettosa delle ragioni altrui. E tra i sostenitori del Sì ci sono persone che stimo e apprezzo da tempo, a cominciare dal già presidente della Consulta Augusto Barbera. Ma credo che la riforma non sia all’altezza delle loro aspettative. C’è poi chi intende la riforma come una “revanche” della politica nei confronti della magistratura. Ma lì c’è poco da sforzarsi per avere un confronto utile.