di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 1 agosto 2021
La deputata di Italia Viva che nel 2013 fu sfregiata dall'ex fidanzato, spiega l'emendamento alla riforma della Giustizia che prevede l'arresto in flagranza per chi viola il divieto di avvicinamento disposto dal giudice. "Ora il Codice Rosso è completo ma la battaglia è culturale".
Adesso potranno essere arrestati in flagranza di reato. I violenti, gli stalker, gli ex che nonostante il divieto di avvicinamento continuano a perseguitare le loro vittime, potranno essere fermati, sul fatto, dalle forze dell'ordine. È uno dei passaggi chiave, per quanto riguarda la violenza contro le donne, contenuto nel testo di riforma della giustizia penale, approvato dal Consiglio dei ministri. L'emendamento, presentato dalla deputata di Italia Viva Lucia Annibali, (già soprannominato "emendamento Annibali), completa così una parte carente del Codice Rosso, che già aveva definito reato a sé la violazione del divieto di avvicinamento che viene imposta ai violenti.
Era il 2013 quando l'avvocata di Pesaro Lucia Annibali venne sfregiata con l'acido da due sicari mandati dal suo ex fidanzato Luca Varani, anche lui avvocato, condannato a vent'anni. Dopo un calvario di operazioni e anni di ospedali, Lucia Annibali ha deciso di dedicare la sua vita alla battaglia contro la violenza sulle donne, persecuzione che così drammaticamente ha provato su di sé.
Deputata prima del Pd poi di Italia Viva, Annibali nel fare riferimento alla sua storia, dice semplicemente: "Oggi sono una donna consapevole di cosa è la violenza, oggi so riconoscerla, non ero così nel 2013 e l'ho provato sulla mia pelle. Per questo sono convinta che al di là delle norme sempre più dure e stringenti contro gli aggressori, sia fondamentale aiutare le donne a riconoscere la violenza. E lavorare affinché fin dalla prima denuncia le loro parole vengano credute".
Annibali, finora cosa accadeva quando un uomo violava il divieto di avvicinamento alla moglie, alla compagna, ai figli, imposto dal giudice?
"Veniva naturalmente sanzionato ma non poteva essere arrestato in flagranza. In pratica anche se la polizia riusciva a coglierlo sul fatto, cioè mentre cercava di sfondare una porta o fare stalking alla sua ex, ai suoi figli, non poteva arrestarlo. Adesso invece sì".
Era un punto carente del Codice Rosso?
"Sì, perché è quasi sempre dopo la denuncia, quando vengono emessi i primi provvedimenti contro i persecutori che le donne rischiano di più. Sono tante le donne uccise perché non si è riusciti a fermare gli ex, nonostante i divieti di avvicinamento".
Può accadere, però, lo sappiamo, che l'aguzzino riesca a scappare prima che arrivi la polizia. Non sarebbe stato utile, così come è stato proposto in diversi disegni di legge e suggerito dalla commissione sul femminicidio, prevedere anche lo stato di fermo per gli stalker non arrestati in flagranza?
"Certo, ma non siamo riusciti, per ora, ad inserirlo nel testo della riforma. Ma sarebbe indispensabile".
I centri antiviolenza avevano in una prima fase criticato la riforma Cartabia...
"Le loro critiche sono state giustamente accolte e non è stata toccata l'irrevocabilità della querela per i reati di violenza sessuale e stalking".
Lei ha vissuto sulla sua pelle l'orrore della violenza e della persecuzione maschile. Stiamo facendo abbastanza per rimuovere le cause di questa piaga?
"Sul fronte delle leggi e della repressione sì. Sul fronte delle radici culturali no, non è abbastanza, la violenza maschile ha fondamenta antiche, profonde difficilissime da abbattere".
Per anni lei è andata nelle scuole di ogni grado per raccontare ciò che le era accaduto, la sua tragedia di "non amore", per sensibilizzare ragazze e ragazzi, "affinché non accadesse più".
"Oggi con l'associazione "Ristretti orizzonti" racconto la mia storia nelle scuole organizzando incontri tra ex detenuti, figli dei detenuti e la persona offesa, cioè io, Lucia. Dobbiamo continuare, non possiamo sottrarci, è così che si scardinano gli stereotipi violenti".











