sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Silvio Buzzanza


La Repubblica, 2 febbraio 2020

 

Protestano gli avvocati: contro Davigo e la prescrizione. A Milano si denuncia la presenza pervasiva della 'ndrangheta. Come a Reggio Calabria. A Palermo si ricorda che la mafia è sempre forte. A Messina mancano i magistrati. A Catania contenti della lotta all'immigrazione clandestina. A Roma in aumento i casi di corruzione, i reati di natura sessuale e il traffico illecito di rifiuti.

La legge sulla prescrizione "presenta rischi di incostituzionalità" e "viola l'art. 111 della Costituzione, dice il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Fuori gli avvocati penalisti manifestano con dei cartelli che riproducono gli articoli 24, 27 e 111 della Costituzione. Dentro grandi applausi per Piercamillo Davigo, che i penalisti non volevano alla manifestazione. Ma quando il presidente della II sezione penale della Cassazione prende la parola un solitario contestatore gli urla "vergogna" e interrompe il suo discorso. Alla presenza del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia e il vicepresidente del Csm David Ermini.

Alfonso parla anche, fra le altre cose del "coinvolgimento di soggetti legati alla 'ndrangheta" nelle recenti inchieste milanesi sui traffici illeciti di rifiuti. "Prova dell'estremo interesse che l'organizzazione criminale nutre per un'attività illecita che garantisce lauti guadagni, l'ampliamento della rete relazionale attraverso contatti con un'imprenditoria ingorda e spregiudicata, e un trattamento sanzionatorio 'mite".

Dall'altro capo del Paese gli fa eco il procuratore di Reggio Calabria Luciano Gerardis, che si è sentito anche male ed è stato sostituito da un collega, dicendo che "la città è la capitale storica ed attuale dell'organizzazione criminale chiamata 'ndrangheta". Il magistrato mette allora in guardia rispetto alle "gravi conseguenze dell'inadeguatezza della dotazione di risorse per l'esercizio della giurisdizione". Parla della lotta alla 'ndrangheta che non si può fare per mancanza di mezzi, nonostante "per pervasività, capillarità, ramificazioni interne ed internazionali e potenzialità delinquenziale l'organizzazione è unanimemente ritenuta una delle più pericolose, se non la più pericolosa, del mondo".

Lontani i tempi in cui si diceva che la 'ndrangheta al Nord non esisteva e il governatore leghista della Lombardia esigeva trasmissioni tv di riparazione dopo le denunce di Roberto Saviano. Ma quello che si sente oggi a Milano e Reggio Calabria sono solo due delle facce del pianeta giustizia. Un mondo variegato dove trovano posto molti problemi e molti spunti. Spesso contraddittori.

A Catania per esempio, da dove è partita la richiesta di processare Matteo Salvini per le sue decisioni di non fare sbarcare i migranti che si trovavano sulla nave Gregoretti, il presidente della Corte d'Appello Giuseppe Meliadò fa sapere che "continua con grande efficienza e competenza l'attività di contrasto ai reati collegati al fenomeno dell'immigrazione clandestina, che, nonostante la contrazione dei flussi migratori, continua a incidere ancora sul distretto". Tutto merito, forse, del procuratore capo Carmelo Zuccaro che ha indagato tutto e tutti.

Nella vicina Messina il presidente della Corte d'Appello Michele Galluccio punta il dito contro gli infortuni sul lavoro che in un anno sono cresciuto dell'800 per cento. Insieme ai reati contro la Pubblica amministrazione quali peculato, malversazione, corruzione e concussione. Anche qui, come in molte sedi del Sud si fa notare la carenza di organici e si dice che "Il distretto di Messina è stato il più penalizzato d'Italia. Nei tribunali di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e Patti, mancano cinque magistrati".

Spostandosi a Palermo, il presidente della Corte di Appello Matteo Frasca bacchetta la politica: "Abbiamo assistito diverse volte all'annuncio di riforme epocali, creando l'aspettativa di soluzioni salvifiche e palingenetiche che però si sono rivelati progetti disancorati dalla realtà e destinati a rimanere soltanto pie intenzioni", dice. E amaramente annuncia: "Cosa nostra continua ad esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche e sociali del territorio".

A Roma, sono in aumento i casi di corruzione e i reati di natura sessuale. Su quelli ambientali emerge una gestione illecita dell'intero ciclo dei rifiuti. "A Roma è andato prescritto un reato su due", ha detto il presidente Luciano Panzani nel corso del suo intervento, facendo riferimento al primo e al secondo grado. "È in aumento il numero di iscrizioni per corruzione (da 45 a 71 a noti e da 11 a 10 ignoti), così come è confermato il trend in aumento delle iscrizioni per corruzioni in atti giudiziari", si legge nella relazione del procuratore generale facente funzioni della Corte d'appello di Roma, Federico De Siervo.

"Sono in corso una serie di investigazioni che riguardano il mondo gestito da Ama (la municipalizzata dei rifiuti ndr) nel corso delle quali sta emergendo in modo abbastanza chiaro che tra cattiva gestione degli impianti di Tmb e omessi controlli di attività gestite tramite società appaltatrici, nonché cattiva gestione delle isole ecologiche, non c'è segmento di tale attività di gestione del ciclo rifiuti che non sia stata investigata e gestita in modo illecito", continua la relazione.

A Bologna, ecco un'altra contraddizione, si lamenta che proprio le norme varate da poco per tutelare le donne, il Codice Rosso, siano un po' un ostacolo al corso della Giustizia. Roberto Aponte, presidente vicario della Corte d'Appello lo dice chiaramente: questa norma "desta qualche perplessità" e "rischia di determinare un forte aggravio di lavoro per la Polizia giudiziaria e per le Procure del distretto".

A Nord Ovest, a Torino, Edoardo Barelli Innocenti, presidente della Corte di Appello di Torino, critica invece i media. Prende spunto da due fatti di sangue avvenuti nella città della Mole e dice che le cronache di quanto accaduto hanno "messo in evidenza ancora una volta quello che a mio parere è uno dei problemi della società contemporanea italiana: il rapporto tra giustizia e informazione. Troppo spesso si dà credito a voci di corridoio, vere o presunte che siano, e si grida allo scandalo prima ancora di sapere come sono avvenuti realmente i fatti, il cui concreto svolgimento deve essere approfondito nelle sedi competenti".

A Firenze invece il problema che viene segnalato è quello delle morti per overdose. Ma soprattutto, anche qui, l'infiltrazione delle mafie nel tessuto economico: "Le numerose indagini hanno disvelato l'esistenza di meccanismi di infiltrazione delle diverse mafie nei circuiti dell'economia legale e nel tessuto dell'economia locale, con molteplici e diversificati investimenti, dall'accaparramento di lavori pubblici e privati, al settore immobiliari, dice il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Firenze, Marcello Viola.

A Foggia, epicentro negli ultimi mesi di una impennata di estorsioni e omicidi, si dice che "lo Stato e la criminalità si fronteggiano in una partita decisiva per il controllo del territorio e della società civile". Ma il procuratore generale di Bari Franco Cassano spiega che tutto questo è avvenuto "da quando lo Stato è intervenuto in modo severo, con arresti e operazioni che hanno ristretto l'area di manovra delinquenziale, e dunque le necessità economiche delle batterie sono cresciute, per l'aumento dei sodali detenuti e delle famiglie da sostenere".