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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 20 giugno 2026

Alla Camera il rapporto dell’Associazione. È una di quelle cattive abitudine che abbiano importato dagli Stati uniti. Il Taser era considerata un’arma poco offensiva quando, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, venne promossa per la prima volta negli Usa. Da allora la pistola a impulsi elettrici si è diffusa in tutto il mondo ma dopo mille e più morti stimati nei soli States, secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters, la stessa azienda produttrice declassò l’arma da “non letale” (“non-lethal weapon”) a “poco letale” (“less-lethal weapon”). In Italia da quando, il 14 marzo 2022, sono stati introdotti operativamente e dati in dotazione alle forze di polizia, i Taser hanno sparato 1.091 volte fino a febbraio di quest’anno, secondo i dati dello stesso ministero dell’Interno ottenuti da Altraeconomia.

E hanno provocato “almeno sette casi di persone decedute dopo essere state colpite dal dispositivo, di cui quattro in un intervallo di tempo di soli due mesi, tra agosto e ottobre 2025”. Segno dell’aumento consistente dell’utilizzo dell’arma.

A ricostruire “Storia, controversie e zone d’ombra della pistola a impulsi elettrici”, come recita il sottotitolo, è il corposo rapporto “Taser in Italia” messo a punto dall’associazione Antigone e presentato ieri a Roma alla Camera dei deputati su invito del segretario di +Europa, Riccardo Magi. Il quale, insieme alla vice del partito, Antonella Soldo, l’anno scorso, quando la cronaca rivelava uno dopo l’altro casi di giovani morti dopo essere stati colpiti, chiese la sospensione cautelare dell’arma sentendosi però rispondere dal ministro dell’Interno Piantedosi che il Taser è uno “strumento imprescindibile” per le forze di polizia. “Una risposta data - ricorda Magi - senza tenere conto delle evidenze scientifiche né delle indagini che erano ancora aperte”.

Perché, come spiega il presidente di Antigone Patrizio Gonnella presentando il rapporto alla Camera, “il problema non è solo lo strumento in sé, ma il modo e il contesto in cui viene utilizzato”. Gli stessi poliziotti sono inconsapevoli degli effetti di quest’arma, pericolosa come una pistola ma usata nella maggior parte dei casi come “risposta immediata anche laddove sarebbero necessarie tecniche di de-escalation, capacità di gestione del conflitto e interventi adeguati, soprattutto quando sono coinvolte persone in stato di crisi o vulnerabilità”. Negli Usa questo fenomeno viene definito “lazy cop syndrome”, letteralmente “sindrome del poliziotto pigro”, riferisce la ricercatrice Sofia Antonelli, curatrice del rapporto.

Negli anni l’utilizzo a scopo dissuasivo del Taser, come mostrare l’arma o al massimo attivare l’arco voltaico (“warning arc”), modalità indicate nelle stesse linee guida ministeriali, è diminuito: “In proporzione - si legge nel rapporto - nei quattro anni di utilizzo, la quota di interventi che si conclude con lo sparo dei dardi è aumentata significativamente, passando da circa il 40% nel 2022 a circa il 70% nel 2025”.

“C’è inoltre un fatto imprescindibile”, fa notare Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Int. Italia: “L’agente che usa la pistola elettrica non può sapere in quali condizioni fisiche si trova la persona che sta per colpire. Dunque non può sapere se la scossa può diventare letale”. Ecco perché, aggiunge Mauri del Pd, “dovrebbe essere usato solo come alternativa alla pistola, non al manganello”. La pericolosità del Taser è dimostrata con evidenze scientifiche, come spiegano un cardiologo e un’epidemiologa intervenuti in video.

“Alcune amministrazioni locali, come Genova, hanno chiesto di sospendere la sperimentazione anche alle luce dei recenti eventi critici, ma in assenza di un coordinamento nazionale l’impiego del Taser resta frammentario e gestito in modo autonomo”, scrive Antigone. Da qui le richieste di “sospendere l’utilizzo del Taser fino all’accertamento della sua effettiva sicurezza” e al contempo “istituire e una commissione scientifica indipendente” che monitori l’uso dell’arma e i suoi effetti. Vanno poi definite “regole di ingaggio chiare ed uniformi”, istituito “un registro nazionale” e “garantita trasparenza”. L’associazione chiede anche di escluderne l’utilizzo per i vigili urbani e nelle carceri (ma il sottosegretario Molteni ha già risposto ieri che presto saranno “raddoppiate le dotazioni di Taser alla polizia locale”). “Se il ministero dell’Interno non lo farà - conclude Gonnella - ci impegniamo noi a mettere in piedi una commissione indipendente. Con esperti, scienziati, giuristi e anche esponenti di forze di polizia”.