di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 ottobre 2024
Per la prima volta, anche le carceri minorili sono alle prese con il sovraffollamento: un record assoluto. A un anno dall’approvazione del decreto Caivano, l’associazione Antigone lancia l’allarme sullo stato della giustizia minorile in Italia. In un dettagliato dossier presentato ieri presso la sede dell’Associazione Stampa Romana, l’organizzazione denuncia come le nuove norme abbiano stravolto un sistema che per decenni era stato considerato un modello a livello europeo, spostando l’asse da un approccio rieducativo a uno puramente punitivo.
“Mai visto nulla di simile”, esordisce il rapporto di Antigone, sottolineando come la situazione negli Istituti Penali per Minorenni sia ormai al collasso. I numeri parlano chiaro: al 15 settembre 2024 erano 569 i ragazzi e le ragazze detenuti negli Ipm, il dato più alto mai registrato. Un’impennata del 48% rispetto ai 392 detenuti dell’ottobre 2022, quando si insediò l’attuale governo. Il sovraffollamento è ormai endemico: 12 Ipm su 17 ospitano più persone di quelle previste, con un tasso di affollamento medio del 110%. In alcuni istituti si è arrivati a sistemare brandine da campeggio e persino materassi per terra. Una situazione che Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, definisce “esplosiva”. Particolarmente allarmante è l’aumento della custodia cautelare: il 65,7% dei ragazzi in Ipm non ha ancora una condanna definitiva. Un dato che per Antigone riflette un uso sempre più disinvolto della carcerazione preventiva, in contrasto con i principi di extrema ratio che dovrebbero guidare le misure restrittive per i minori. Ma non è solo una questione di numeri. Ciò che preoccupa maggiormente Antigone è il cambio di paradigma nella gestione della giustizia minorile. “Si continua a chiudere in carcere dei minorenni senza alcun progetto educativo, senza alcun piano di accoglienza, senza alcuna possibilità di reintegrazione sociale”, denuncia l’associazione. Un approccio che segna una netta rottura con la tradizione italiana in materia, da sempre improntata al recupero e al reinserimento del minore. Il dossier evidenzia anche come il decreto Caivano abbia facilitato il trasferimento dei giovani adulti nelle carceri ordinarie, interrompendo spesso percorsi educativi avviati e rendendo più difficile la reintegrazione. Nel 2024, i trasferimenti a strutture per adulti sono stati il 15,5% delle uscite dagli Ipm, contro il 12,7% del 2023 e il 9,2% del 2022. Un altro aspetto critico riguarda la gestione dei minori stranieri non accompagnati, una fetta consistente della popolazione carceraria minorile. Antigone denuncia come questi ragazzi, particolarmente vulnerabili, siano spesso oggetto di trasferimenti immotivati che spezzano i pochi legami creati sul territorio.
Il perché delle rivolte - Il malessere diffuso negli istituti ha portato a numerose proteste e rivolte, che hanno coinvolto quasi tutti gli Ipm nell’ultimo anno. Episodi che secondo Antigone andrebbero letti come un grido d’aiuto, ma che invece vengono affrontati solo in chiave repressiva. Particolarmente emblematica la situazione del “Beccaria” di Milano, un tempo considerato un modello e ora simbolo della crisi del sistema. Tra sovraffollamento, carenza di personale qualificato e presunti episodi di violenza, l’istituto milanese riassume tutte le criticità denunciate da Antigone. Entrando nel merito del “Beccaria”, il rapporto di Antigone spiega che i lavori di ristrutturazione, iniziati nel 2008 e protratti per oltre 15 anni, hanno inevitabilmente contribuito al declino dell’istituto. La lunga durata ha inciso sul regolare funzionamento della struttura. Aggravata anche dall’assenza di una direzione stabile: dal 2014 al 1° dicembre 2023, quando è stato nominato un nuovo direttore incaricato unicamente dell’Ipm, si sono alternati ben otto direttori, molti dei quali già impegnati nella gestione di istituti per adulti.
Un altro fattore di crisi potrebbe essere il cambiamento della cultura professionale degli agenti penitenziari. Molti sono giovani, provenienti dal Sud, poco familiari con il contesto milanese e con scarsa esperienza nel settore minorile. A tutto ciò si aggiunge la sensazione di abbandono da parte dell’amministrazione penitenziaria, che rende il loro lavoro ancora più difficile in un ambiente segnato da profonda sofferenza. Le presunte torture avvenute tra il 18 novembre 2022 e il 19 marzo 2024, per cui 13 agenti e altri 8 colleghi sono attualmente imputati, hanno probabilmente minato il rapporto di fiducia tra il personale e la comunità detenuta. Le proteste e le tentate evasioni sono il sintomo di una ferita che fatica a rimarginarsi.
Nonostante i buoni propositi di rilancio del modello educativo, la risposta agli eventi critici è stata una progressiva chiusura: rispetto al passato, i giovani trascorrono sempre più ore in cella. Ciò ha minato la vocazione educativa dell’istituto. Nonostante i recenti investimenti in personale, il quadro complessivo rimane critico. Sul contesto milanese pesano anche dinamiche strutturali che riguardano l’intero sistema, tra cui il cambiamento dell’utenza. Infatti i minori stranieri non accompagnati al “Beccaria”, rappresentano la metà della popolazione carceraria. Sebbene questa categoria sia spesso additata come principale responsabile della crisi, in realtà ne rappresenta la parte più vulnerabile.
Un modello criminalizzante - Antigone nel suo dossier esprime forte preoccupazione anche per l’aumento dell’utilizzo di psicofarmaci negli Ipm, visto come un sintomo del crescente disagio giovanile ma anche come una risposta sbagliata a problemi complessi. Infatti, un dato allarmante emerso da un’inchiesta di “Altreconomia”, ha evidenziato un significativo incremento della spesa per antipsicotici negli istituti penali minorili nel periodo post- pandemico. Tale aumento, del 30% in media tra il 2021 e il 2022, contrasta con un incremento più contenuto dell’ 1% negli istituti per adulti, segnalando una situazione di particolare fragilità tra i minorenni. Ciò che più colpisce nel dossier di Antigone è il contrasto tra l’approccio repressivo adottato e i dati sulla criminalità minorile, che non mostrano alcun aumento significativo. Nel 2023, infatti, i minori denunciati o arrestati sono diminuiti del 4,15% rispetto all’anno precedente. Come sempre, siamo alle leggi emergenziali, senza una vera emergenza. Il risultato è provocare una reale emergenza che, fino a un anno fa, non ha mai coinvolto le nostre carceri minorili.










