di Romano Pitaro
Corriere della Calabria, 16 marzo 2025
Sembra che la questione carceri, con il portato di emergenze irrisolte (una per tutte: oggi nelle carceri sono reclusi un numero doppio di persone rispetto agli anni 90), non interessi alla Repubblica italiana; e che la pena sia intesa come mera afflizione, nonostante l’illuminista milanese Beccaria e l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono essere disumane. Altrettanto preoccupante è la condizione delle carceri minorili (Ipm) che riflette una distorta concezione criminogena del disagio giovanile, come spiega l’VIII Rapporto sulla giustizia minorile elaborato da Antigone e intitolato “Io non ti credo più”.
Dinanzi al fenomeno “criminalità minorile” il Rapporto dimostra, numeri alla mano, che l’allarme, amplificato dalla politica, dai media tradizionali, influencer, opinion leader e dalle piattaforme digitali che, tramite algoritmi, premiano engagement, conflitto e polarizzazione, non ha alcun riscontro fattuale. Ad avviso dell’’Associazione che si occupa della tutela dei diritti umani nel sistema penale e penitenziario, l’allarme “criminalità minorile” è un inganno. In assenza di politiche sociali accorte, per fronteggiare il disorientamento dei giovani, i decisori pubblici ricorrono (specie dopo il Decreto Caivano del 2023, ritenuto la “più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988” e “come l’innesco del sovraffollamento negli Istituti penali per minorenni”) all’allarme “criminalità minorile”, dando priorità alla scelta legislativa esclusivamente penale. Acutizzando, di conseguenza, il sovraffollamento, la precarietà dei percorsi educativi e l’uso della custodia cautelare.
Dunque (sostiene Antigone): i dati Eurostat collocano l’Italia tra i Paesi con i tassi più bassi di minorenni denunciati: circa 363,4 per 100mila abitanti nel 2023, quasi la metà della media europea (647,9). E aggiunge che anche gli allarmismi sugli omicidi commessi da minori sono spesso costruiti su percentuali relative a numeri piccoli e persino errati: le segnalazioni per omicidio restano sostanzialmente stabili (27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024). Inoltre: “tra il 2023 e il 2024 la presenza media giornaliera negli Ipm passa da 425,1 a 556,3 (+30,9%); nel 2025 sale ancora a 587,8 ma con una crescita più contenuta (+7,4%), segno di un “assestamento” dopo l’entrata a regime delle nuove norme. In termini assoluti, le presenze a fine anno crescono da 381 (fine 2022) a 587 (fine 2024) e 572 (fine 2025), circa +50% rispetto al periodo pre-Caivano. In questo scenario, Antigone sottolinea l’elemento che demistifica la retorica del “carcere per i pericolosi”: quasi due terzi dei minori detenuti sono in custodia cautelare; il 64,9% (370 persone) è in carcere solo per misure cautelari; il 30,2% è in attesa di primo giudizio. Stando ai soli minorenni, l’83,1% è in custodia cautelare e il 39,5% aspetta il primo giudizio.
Circa l’instabilità e gli “eventi critici” generati dal sovraffollamento, il Rapporto scorre la sfilza di proteste, incendi, tentativi di evasione e segnala, tra gli episodi emblematici, il caso dell’Ipm Ferrante Aporti di Torino, quando (2024) alcuni ragazzi erano costretti a dormire a terra o su brandine per mancanza di letti. Non è tutto. Antigone rimarca anche un effetto collaterale della strategia punitiva in atto: l’aumento dei trasferimenti di “detenuti trattati come pacchi” o “oggetti inanimati”. Tra il 2022 e il 2024 i trasferimenti tra istituti crescono del 147,9%, con effetti gravi sulla continuità educativa e sul radicamento territoriale. Simbolico il fatto, per evidenziare il pessimo funzionamento del sistema, che per la prima volta una sezione del circuito minorile è collocata in un carcere per adulti; a Bologna (Dozza), tra il 24 marzo e il 30 settembre 2025 è in attività una sezione destinata a giovani adulti (provenienti da vari Ipm) trasferiti temporaneamente.
Per ciò che concerne la condizione detentiva, Antigone mette in relazione il sovraffollamento e la fragilità psichica con la risposta istituzionale del tutto inappropriata. Allarmante, questo sì, l’aumento dell’uso di psicofarmaci: un’inchiesta di Altreconomia all’Ipm Beccaria di Milano, tra il 2020 e il 2024, segnala che l’utilizzo di antipsicotici e benzodiazepine è cresciuto del 110%. Se si aggiunge che le comunità dell’area penale sono quasi tutte private (637) e che le comunità ministeriali pubbliche sono tre, si evince che il quadro d’insieme della carcerazione minorile è assai inquietante. E suggerisce che, su materie così delicate e difficili, non si può agire sfornando decreti restrittivi, misure segreganti e interventi spot con l’intento di costruire un “nemico pubblico” per speculare consenso elettorale. Ciò che serve non sono soltanto risorse finanziarie e sociali, ma anche studio e approfondimento del malessere giovanile e, insieme, il recupero della cultura costituzionale che impone di “residualizzare l’uso dello strumento detentivo”.











