di Luciana Cimino
Il Manifesto, 7 settembre 2026
Proprio nel momento in cui i partiti devono serrare i ranghi in vista della campagna elettorale, torna in parlamento il disegno di legge antisemitismo. Stavolta gli imbarazzi più evidenti sono quelli del Pd, che lo scorso inverno si è lacerato intorno alla ddl di Graziano Delrio, non condivisa dal resto dei democratici perché adotta la linea dell’Ihra (International holocaust remembrance alliance) che equipara l’antisemitismo all’antisionismo. Il centrodestra, invece, è compatto sui contenuti della norma (che permetterebbe al governo ulteriori limiti alla libertà di dissenso e di manifestare) ed esaltato dalla possibilità di mettere in difficoltà gli avversari votando con parte della minoranza.
Il testo arriverà in commissione Affari costituzionali alla Camera mercoledì prossimo per essere portato subito in Aula. Al suo passaggio al Senato, dove è stato approvato a marzo scorso, il Pd non riuscì a trovare una mediazione con il risultato che una parte dei senatori si astenne mentre i riformisti votarono, come Azione e Iv, a favore del testo del leghista Massimiliano Romeo che miscelava elementi della bozza di Delrio con quelli del testo del renziano Ivan Scalfarotto. Adesso l’equilibrio è ancora più difficile da trovare, tra le accuse della Comunità ebraica di mancato sostegno e il vastissimo fronte di opposizione che in questi mesi si è formato contro la legge. Mercoledì prossimo, mentre a Montecitorio si discuterà del ddl, fuori ci sarà la protesta promossa da oltre cento organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà di espressione e informazione, tra cui Amnesty International, Arci, Anpi, Bds Italia, sindacati (dalla Cgil ai Cobas a quello dei giornalisti, la Fnsi), Rete italiana pace e disarmo, A buon diritto, collettivi e associazioni di studenti, giuristi, operatori sanitari.
Hanno aderito anche Laboratorio ebraico Antirazzista, Mai indifferenti e Tikkun: organizzazioni ebraiche che hanno preso posizione contro il genocidio dei palestinesi perpetrato da Israele. E poi i partiti: non pervenuto il M5s, che pure aveva votato no a Palazzo Madama, ci saranno Rifondazione, Pap e Avs. E i Giovani democratici. L’organizzazione giovanile dei dem, guidata da Virginia Libero, ha aderito ufficialmente alla piattaforma mentre altri esponenti del Pd saranno in piazza a titolo personale.
“Il rischio concreto è introdurre un meccanismo di censura che colpisce non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico”, si legge nella convocazione. Le associazioni ritengono “inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo” perché, ricordano, “la critica politica a uno stato e alla sua condotta militare deve rimanere legittima in una società democratica”. Intanto l’appello contro la legge dei professori universitari ed enti di ricerca ha raggiunto le tremila firme. La norma italiana “aderendo alla definizione dell’Ihra, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, costituisce una gravissima limitazione della libertà accademica: avrebbe come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come coloniali, possa essere considerata discriminatoria”, si legge nel testo promosso, tra gli altri, dai costituzionalisti Alessandra Algostino e Gaetano Azzariti.
Lo zelo della politica italiana è, peraltro, una forzatura: la definizione dell’Ihra non è vincolante e come tale l’hanno recepita gli altri paesi. Il nostro sarebbe il secondo, dopo la Romania, ad assumerla in una legge dello Stato. “Un’anomalia - per i manifestanti - che snatura l’antisemitismo trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico”. E specificano che “la lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione”, anche perché gli strumenti contro i crimini d’odio già ci sono, a partire dalla legge Mancino: “Sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza approvare norme liberticide”.









