di Andrea Carugati
Il Manifesto, 27 febbraio 2026
Spariscono lo stop ai cortei e la stretta penale. PD e M5S verso l’astensione. Nel disegno di legge contro l’antisemitismo, fortemente voluto dal centrodestra, sono spariti lo stop alle manifestazioni in caso di sospetta presenza di simboli antisemiti e l’inasprimento delle norme penali. Dunque Fdi, che aveva presentato un emendamento per sopprimere l’articolo 3 che vietava le manifestazioni, ha vinto la battaglia interna al centrodestra, soprattutto nei confronti di Gasparri di Fi che pretendeva una stretta sul codice penale. Questo l’esito del voto sugli emendamenti in commissione Affari costituzionali in Senato, mercoledì sera. Anche le opposizioni avevano chiesto di sopprimere l’articolo 3, che è stato sostituito con un nuovo articolo 3 in cui si istituisce il “coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo” che ha il compito di predisporre la strategia nazionale con l’aiuto di un gruppo tecnico di cui faranno parte rappresentanti di vari ministeri e altri indicati da molteplici organizzazioni ebraiche, tra cui l’IHRA, l’organizzazione che ha partorito la controversa definizione di antisemitismo che è alla base del disegno di legge.
Fdi esulta per aver cercato “la massima condivisione possibile” per “sgomberare ogni speculazione in merito alla soppressione del diritto di critica e libertà di espressione”. “Le norme repressive esistono già, c’è la legge Mancino”, ha detto la relatrice, la leghista Daisy Pirovano, per spiegare il no alla proposta di Fi di una stretta sul codice penale.
Martedì 3 marzo è previsto il voto finale in commissione e l’approdo in aula al Senato, contestato dal capogruppo Pd Boccia che vuole dare la priorità alla riforma della governance della Rai, in ossequio al Media Fredom Acr europeo, su cui la destra da tempo fa orecchie da mercante.
Per le opposizioni, in ogni caso, un testo depurato dagli aspetti più impotabili e repressivi rappresenta un problema. Soprattutto per il Pd. Che potrebbe dividersi in aula. Graziano Delrio, che a novembre aveva presentato un suo dl basato sulla definizione di IHRA (sconfessato dal partito) è pronto a votare sì in aula, dopo aver incassato lo stop ai divieti e alla stretta penale.
Con lui dovrebbero votare a favore anche i senatori Verini e Sensi, e probabilmente Zampa e Malpezzi. Ma tra i “riformisti” la speranza è di arrivare a quota 10 sì. La linea ufficiale del Pd non è stata ancora definita: probabile un’astensione critica, visto Schlein condivide le critiche di Anna Foa e di altri intellettuali verso il testo di IHRA che definisce antisemiti alcune critiche all’operato di Israele. Avs voterà no, anche i 5s si stanno orientando verso l’astensione. Mentre i centristi di Iv e Azione hanno già garantito il loro voto a favore.











