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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 23 gennaio 2026

Presentato il ddl ufficiale del Pd a firma Giorgis: punta a prevenire l’odio razziale nelle scuole e sul web. Delrio e altri 4 senatori non lo firmano: “Troppo annacquato”. Scontro nel gruppo dem in Senato. Boccia: “Legittimo criticare uno Stato”. Cinque senatori Pd su 38 non hanno firmato il disegno di legge “ufficiale” del partito contro l’antisemitismo, presentato ieri a palazzo Madama dopo una lunga riunione del gruppo. Tra loro c’è Graziano Delrio, primo firmatario del disegno di legge che ha scatenato furiose polemiche a sinistra, per il rischio di censura delle critiche più dure al governo di Israele.

Oltre a Delrio hanno detto no al testo scritto da Andrea Giorgis e benedetto da Schlein anche altri esponenti della destra dem, come Filippo Sensi e Simona Malpezzi, la prodiana Sandra Zampa e Walter Verini. Ma altri senatori di peso come Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, che avevano detto sì al dl Delrio, hanno firmato il testo Pd. In controluce si legge l’esigenza, da parte dei cosiddetti “riformisti”, di smarcarsi dalle posizioni propal che il Pd ha assunto con Schlein. E di riavvicinarsi a Israele nel giorno del varo del Board of Peace di Trump.

Durante la riunione, Delrio ha lamentato la pubblica sconfessione del suo ddl da parte di Boccia, quasi una umiliazione. “Io ho agito in buona fede, per me serve una legge ad hoc contro l’antisemitismo, non si può mescolare con altri tipi di odio o discriminazione”. Verini ha offerto una mediazione: “Boccia firmi anche il ddl Delrio, e noi firmiamo il testo di Giorgis”. Ma da Boccia è arrivato uno stop: “Non si può fare”. Il motivo è semplice: la definizione di antisemitismo contenuta nel testo di Delrio, e partorita da IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) è contestata de centinaia di studiosi, anche ebrei, come Anna Foa, perché associa le critiche a Israele all’antisemitismo.

E così le distanze sono rimaste. Boccia ha annunciato un comitato ristretto per preparare gli emendamenti al testo base che sarà adottato il 27 gennaio dalla commissione Affari costituzionali del Senato: ne faranno parte Giorgis, Delrio, Dario Parrini e Francesco Vercucci, membro della commissione Segre per il “contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”. È assai probabile infatti che martedì prossimo la commissione adotti come testo base il ddl del capogruppo leghista Romeo, che prevede lo stop alle manifestazioni in caso di “grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi antisemiti” ai sensi della definizione IHRA. Una norma destinata a offrire appigli a chi voglia fermare le manifestazioni per Gaza.

Il testo di Giorgis compie invece uno sforzo di sintesi, e include l’antisemitismo dentro l’insieme di “atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa”. Tutte forme di discriminazione che presentano tratti comuni come la “normalizzazione degli stereotipi, i processi di disumanizzazione dell’altro e le costruzioni identitarie di tipo escludente”. Nel testo non ci sono definizioni di antisemitismo, e questo “non discende da una sottovalutazione del fenomeno”, spiega Giorgis, ma da dall’esigenza di assumere le varie definizioni elaborate in ambito internazionale (compresa quella di Gerusalemme) come base concettuale, cercando di “scongiurare il rischio di introdurre irragionevoli limitazioni alla libertà di critica nei confronti delle politiche dello Stato di Israele”.

Il ddl Pd interviene nell’ambito della scuola e dell’educazione, prevedendo “linee guida” e “interventi di carattere educativo, formativo e culturale, volti allo sviluppo del pensiero critico, della capacità di riconoscere e contrastare stereotipi e pregiudizi”. E istituisce presso la Presidenza del Consiglio un Osservatorio su questi fenomeni, con il compito di un monitoraggio annuale degli episodi di odio e discriminazione. All’Agcom affida invece il compito di “predisporre meccanismi efficaci per la moderazione, segnalazione e rimozione tempestiva dei contenuti discriminatori” sulle piattaforme online e sui media, con la previsione di sanzioni tra i 10 e i 100mila euro per chi non segnala o rimuove i contenuti discriminatori.

“La critica, anche dura, alle politiche di uno Stato è legittima; la stigmatizzazione di un popolo o di una comunità in quanto tali non lo è mai”, sintetizza Boccia. “Restano delle posizioni diverse”, mette a verbale Delrio. “Io penso che vada fatto un provvedimento specifico sull’antisemitismo, il collega Giorgis ha fatto un ottimo lavoro sulle discriminazioni. Faremo un lavoro comune su tutto il resto, educazione, scuole, con gli emendamenti”.

Verini definisce “significativo” il lavoro di Giorgis, “ma per me non raccoglie la necessità di far assumere centralità al contrasto all’antisemitismo. Ma sono convinto che nel lavoro in commissione il Pd saprà ritrovare unità”. Zampa è critica: “Se tutti riconosciamo che l’antisemitismo è un problema a sé stante, non puoi poi fare una proposta di legge in cui si parla di tutto. C’è un problema molto serio nella sinistra, che il 7 ottobre ha fatto esplodere”. Lunedì Delrio sarà un convegno in Senato contro l’antisemitismo promosso da Gasparri, il capogruppo di Fi che invoca sanzioni penali per chi paragona Netanyahu ai nazisti. E dice: “Bisogna arrivare a una legge il prima possibile”.