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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 8 gennaio 2026

Senato Incardinato il ddl dell’ex ministro. Schlein vuole un testo unitario dem entro metà gennaio. La maggioranza vuole spaccare le opposizioni. In arrivo anche una proposta del M5S. Graziano Delrio non arretra. Il suo disegno di legge contro l’antisemitismo ieri è stato ufficialmente incardinato in commissione Affari costituzionali in Senato, dove già erano presenti i testi di Lega, Fi e Iv. La commissione ha deciso che il 13 gennaio ci saranno altre sei audizioni di esperti, poi si vedrà come proseguire. Il Pd ha chiesto di sentire altri esperti, Iv con Ivan Scalfarotto preme per arrivare a un voto (almeno in commissione) prima del 27 gennaio, Giorno della memoria della Shoah.

Nel Pd le acque non si sono calmate. Il capogruppo in commissione Andrea Giorgis spiega chela proposta ufficiale del Pd arriverà entro la prossima settimana: sarà preceduta da una riunione dei senatori dem, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa che comprenda anche Delrio e la decina di senatori che hanno firmato il suo ddl. Ma, al di là della disponibilità al dialogo, tra i dem la discussione non è ancora partita e i punti di divisione sono numerosi, a partire dalla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), contestata anche da alcuni intellettuali di origine ebraica come Gad Lerner, Anna Foa e Carlo Ginzburg, ma adottata nel 2020 dal governo italiano presieduto da Giuseppe Conte.

È chiaro che il gruppo Pd, presieduto da Francesco Boccia (che ha sconfessato il ddl Delrio) non vuole assolutamente che la nuova legge sia una delega al governo per il monitoraggio e il contrasto dell’antisemitismo, né vuole che la definizione Ihra possa essere la premessa per sanzionare chi critica il governo di Israele. Tra i dem c’è chi vorrebbe (Giorgis non lo esclude) includere nel ddl anche il contrasto a fenomeni come l’islamofobia.

Ma il fronte Delrio non vuole commistioni: la legge deve occuparsi del contrasto all’antisemitismo che ha una sua “specificità” e sta crescendo in modo preoccupante. “Sono soddisfatto, per me l’importante era che partisse l’iter parlamentare, che iniziasse il confronto sul merito. Penso che ora sia necessario dare un segnale prima possibile; capisco chi dice che non si debba correre per non far male la legge, ma bisogna muoversi”, spiega Delrio dopo la riunione della commissione. A chi gli ha parlato, il senatore ha confessato di non aver ancora capito quali siano i capisaldi della proposta del Pd, né quale sia l’impostazione politica. “Io volutamente non ho inserito nel ddl elementi penali, temo che alla fine la destra vorrà colpire anche le opinioni legittime come le critiche al governo di Israele, come prevede il testo di Gasparri”, spiega al manifesto. Mentre i 5s con Alessandra Maiorino annunciano che anche loro presenteranno un ddl. E così farà anche Noi moderati. La possibilità che le destre convergano sul ddl Delrio come testo base, inviso alla maggioranza del Pd, a 5S e Avs, è reale. E a quel punto, nel centrosinistra, sarebbe il caos.

I dem hanno una decina di giorni per trovare una sintesi. Ma c’è uno scoglio: Delrio e i suoi non vogliono archiviare la definizione dell’Ihra, “adottata da oltre 20 paesi europei”, ricorda uno dei firmatari. Ma Schlein ha dato un mandato: il nuovo ddl targato Pd deve portare le firme di tutti i senatori. E non apparire come un freno alle mobilitazioni propal.

La battaglia si giocherà anche sui tempi. Il Pd non ha fretta, vuole che siano auditi sia la commissione Segre che l’osservatorio sull’antisemitismo di palazzo Chigi guidato da Paquale Angelosanto, per analizzare il lavoro fatto finora. Poi la commissione dovrà decidere se adottare un testo base (ipotesi preferita da Fi e Iv) tra uno di quelli già depositati, o se affidare a un comitato ristretto la stesura di un nuovo testo. Gasparri, di Forza Italia, ha detto che il traguardo del 27 gennaio non è realistico: “Ribadisco la contrarietà a legiferare sull’onda delle ricorrenze: le leggi devono essere approfondite e approvate quando il Parlamento lo ritiene opportuno, non per rispettare una data simbolica”.

Walter Verini, uno dei firmatari del ddl Delrio, spiega che “ci sono le condizioni perché il Pd arrivi a una soluzione unitaria, perché la lotta all’antisemitismo è nel suo dna. Ma per arrivare a un’ampia maggioranza anche la destra deve rinunciare a proposte inaccettabili come le sanzioni penali che colpiscano le opinioni critiche verso Israele”.