di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 25 giugno 2026
A Rebibbia dal 2022, è stato condannato a 12 anni perché ha ucciso il figliastro dopo l’ennesima aggressione. Mattarella gli ha concesso clemenza parziale, che sarebbe un viatico per assegnargli i domiciliari. Ma ancora non si è mosso nulla. Ancora in cella, a 88 anni. Nonostante la grazia. È la storia di Antonio Russo, anziano detenuto a Rebibbia dal 2022. L’uomo è entrato in carcere quando aveva già più di 80 anni, con una pena pesante. Russo è stato condannato a 12 anni per omicidio volontario: ha ucciso uno dei figli della compagna nel 2018. L’omicidio era maturato in un contesto di violenze e vessazioni: l’anziano aveva accoltellato il giovane dopo essere stato aggredito e picchiato per l’ennesima volta. Era stato lo stesso Russo a consegnarsi alle forze dell’ordine. Gli altri figli della compagna non si erano costituiti parte civile contro di lui, perché a loro volta vittime di aggressioni da parte del giovane ucciso.
La sua storia era balzata agli occhi di Gianni Alemanno, uscito il 24 giugno dal carcere dopo quasi un anno e mezzo di detenzione. L’ex sindaco di Roma aveva conosciuto bene Russo e aveva iniziato una campagna per aiutarlo. Insieme con Fabio Falbo, detenuto conosciuto come “lo scrivano” di Rebibbia, Alemanno aveva scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In quella lettera si raccontava dell’età avanzata di Russo e delle sue precarie condizioni di salute. Non solo: veniva dato conto del fatto che Russo aveva una casa disponibile per scontare i domiciliari e una famiglia che lo aspettava. Si raccontava inoltre che Russo, rimasto in cella qualche mese nel 2018, per tutta la durata del processo era poi stato in libertà fino alla sentenza definitiva. A piede libero, senza creare mai problemi a nessuno.
La grazia è arrivata, anche se parziale. Ad aprile Mattarella ha firmato il decreto che gli cancella due anni e mezzo dei quasi otto ancora da espiare. Nonostante questo, Russo è ancora in carcere. Potrebbe uscire? Sì, anche se non da uomo libero: qualche anno di pena da scontare gli resta ancora, ma potrebbe farlo senza problemi ai domiciliari. La grazia dovrebbe essere un ulteriore punto a suo favore. Invece è tutto bloccato. Russo resta in carcere, nell’attesa della decisione del magistrato di sorveglianza: “Per motivi di salute, Antonio è chiaramente incompatibile con il carcere. Il suo è un reato grave, ma è maturato in un contesto di disperazione. Ha una famiglia pronta ad accoglierlo, non è mai stato considerato così pericoloso socialmente da dover essere messo in carcere”, spiega a HuffPost Edoardo Albertario, avvocato di Russo. “Aspettiamo che arrivi l’ordinanza del magistrato, sperando che sia positiva e che Antonio possa andare ai domiciliari. Non so quanto altro tempo bisogna aspettare per il differimento della pena”.
Ma come è possibile che una persona così anziana sia in carcere? In Italia non esiste una legge che impedisca a un giudice di mandare in carcere una persona di una certa età. Esiste però la possibilità, per gli over 70, di chiedere il differimento della pena. Di chiedere, cioè, che la pena non sia scontata in carcere: “Ma si tratta di una misura facoltativa, che non sospende l’ordine di esecuzione della pena”, spiega a HuffPost l’avvocato Michele Passione, che si occupa tra l’altro di diritti dei detenuti. Non ci sono dunque automatismi: le persone anziane possono scegliere di non chiedere i domiciliari. E se invece li chiedono, i giudici possono dire di no, se li ritengono pericolosi o incompatibili con i domiciliari. E lasciarli in galera.
In un contesto in cui la popolazione invecchia sempre di più e i processi durano a lungo, non si può escludere che in tempi brevi questa norma che consente di entrare in carcere anche da molto anziani sia portata davanti alla Corte costituzionale. Se ciò accadesse, la Consulta dovrebbe decidere se è compatibile con la Costituzione tenere una persona in carcere fino a 90 anni e oltre. Intanto, secondo gli ultimi dati di Antigone, i detenuti con più di 70 anni continuano a aumentare: corrispondevano allo 0,6% della popolazione carceraria nel 2005, nel 2025 erano il 2,1%. Tradotto in numeri: 1.348 persone con più di 70 anni sono rinchiuse in carcere. E il paradosso è che la legge lo consente. Almeno per ora.










