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di Erika David

gazzettamatin.com, 14 luglio 2025

Da alcuni giorni due detenuti lavorano al fast food McDonald’s di corso Ivrea ad Aosta. Affettano pomodori, lavano e tagliano l’insalata, arrostiscono fette di bacon per i panini, poi – terminato il turno – tornano nel carcere di Brissogne. Nei prossimi giorni, altri detenuti potrebbero unirsi al team. Si tratta della prima realtà valdostana ad aprire le porte a detenuti ed ex detenuti nell’ambito di progetti di reinserimento lavorativo e sociale, grazie alla collaborazione tra la Casa circondariale valdostana, l’Associazione Seconda Chance e Finoallafine Srl.


“Seconda Chance è l’unica associazione che opera su tutto il territorio nazionale con accordi riconosciuti dalle istituzioni carcerarie” – spiega Matteo Zordan, referente per Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria –. “L’obiettivo è trovare aziende disposte ad assumere detenuti ed ex detenuti, offrendo benefici sia sociali che fiscali”.
Il progetto ha trovato accoglienza grazie alla disponibilità di Marco Bragonzi, licenziatario dei McDonald’s di Pavone Canavese e Aosta, che ha assunto tre persone a Ivrea e quattro ad Aosta. “Per la Valle d’Aosta è una prima volta – continua Zordan – ma siamo in contatto con altre realtà per futuri inserimenti. In un contesto di carenza di organico, può essere una soluzione efficace”.
Anche Ambra Torello, direttrice del fast food di Aosta, conferma: “Da tempo cerchiamo personale e non riusciamo a trovarlo. Ora lavorano con noi due detenuti con cui ci troviamo molto bene. Il ristorante ha 60 dipendenti, ma ne servirebbero altri 28 per lavorare a pieno regime. Ne basterebbero anche 15/20 solo per i turni notturni nel weekend”.
Dopo colloqui con 12 detenuti, Bragonzi ha ipotizzato di assumerli tutti. La direttrice del carcere di Brissogne, Velia Nobile Mattei, sottolinea il valore sociale dell’iniziativa: “È una risposta concreta alla sfida che affrontiamo da anni. Il lavoro riduce la frustrazione, restituisce motivazione e alleggerisce il carico per chi opera ogni giorno negli istituti. È un investimento in dignità e sicurezza”.
Zordan conclude con una riflessione importante: “Escludendo l’ergastolo, prima o poi un detenuto rientra in società. Se ha uno stipendio e un lavoro, è più facile che si allontani dalla delinquenza. In carcere non ci sono solo criminali: ci sono anche professionisti che hanno sbagliato o subito errori giudiziari. La rieducazione è possibile solo grazie alla collaborazione tra istituzioni e associazioni”.