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di Nicolò Fagone La Zita

Corriere della Sera, 30 agosto 2026

Prima il fuoco, le celle devastate, le bombole di gas lanciate contro gli agenti nel carcere di Brissogne, ad Aosta. Poi, a Novara, i pugni alla testa durante una telefonata. Le tensioni nelle carceri tornano a esplodere e i sindacati parlano di una situazione fuori controllo. Due episodi diversi, accaduti a poche ore di distanza, raccontano la stessa difficoltà: quella di chi si trova ogni giorno a gestire detenuti violenti in condizioni sempre più precarie. A Brissogne l’emergenza è durata quasi 21 ore. I disordini sono iniziati alle 22.30 del 27 agosto per terminare soltanto alle 19.30 del giorno successivo.

Nel reparto B2, secondo quanto riferisce l’Osapp, una cella è stata praticamente sventrata: abbattuto persino il muro del bagno, con l’ambiente trasformato in un unico spazio. Altre tre celle sono state danneggiate. “In pratica - osserva con amara ironia il segretario generale Osapp, Leo Beneduci - una cella è diventata un open space: peccato che non ci sia stata alcuna ristrutturazione, ma solo la devastazione del reparto”. Sono stati divelti lavandini, water, tavoli e termosifoni. Poi gli incendi, dentro le celle e nel corridoio. E per ore il lancio di oggetti contro gli agenti, compresi calcinacci e bombole di gas incendiate. Nessun poliziotto è rimasto ferito, ma il personale ha dovuto affrontare turni arrivati a 12 ore consecutive, in alcuni casi anche oltre. “Non parliamo solo di disordini - dice Beneduci - ma di una situazione che ha sfiorato la rivolta. Un inferno durato quasi 21 ore. Il personale non può essere lasciato solo”, insiste, chiedendo interventi al ministro della Giustizia Carlo Nordio. 

E se ad Aosta si contavano i danni, a Novara andava in scena un’altra aggressione. Giovedì, intorno alle 12, un detenuto italiano sottoposto al regime 41-bis ha aggredito gli agenti durante le operazioni per una telefonata. Dopo l’apertura della cella si sarebbe scagliato contro il personale, colpendo ripetutamente alla testa un poliziotto.

Per gli agenti sono state necessarie cure mediche, con prognosi da 4 a 7 giorni. “Non è normale essere presi a pugni mentre si svolge il proprio dovere - commenta Vicente Santilli, segretario nazionale Sappe per il Piemonte - non possiamo continuare a considerare le aggressioni come un rischio professionale inevitabile”. “Non chiediamo solidarietà dopo ogni aggressione - protesta il segretario generale, Donato Capece - servono fatti”.