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di Loredana Pianta

rainews.it, 7 settembre 2024

Nell’estate calda dei penitenziari, segnata da rivolte, violenze e dal nuovo decreto del governo, l’incontro con un’associazione che opera a Brissogne. Lo sradicamento dal tessuto sociale, la lontananza dalle famiglie che, con più fatica, possono raggiungere il carcere di Brissogne, rispetto a strutture meno isolate in altre regioni. A volte l’autolesionismo viene visto da alcune persone detenute come un viatico per ottenere un trasferimento, ci raccontano alcuni volontari dell’associazione valdostana (Avvc) che dal 1983 opera nella Casa circondariale. A fine agosto al termine di un’ispezione, i Radicali italiani avevano parlato di “più detenuti con evidenti tagli sulle braccia”.

Maurizio Bergamini presiede l’AVVC da quindici anni. Lo intercettiamo al termine di una delle visite. Animano laboratori, offrono sostegno economico ai detenuti in difficoltà grazie a raccolte solidali, sono pronti all’ascolto. Ma troppo spesso si sentono impotenti davanti al disagio psicologico di detenuti che avrebbero bisogno di maggiore e specifica assistenza medica. Il 2 settembre sono arrivate due educatrici, dopo nove mesi di vuoto d’organico. “Contiamo di fare la loro conoscenza il prima possibile”, dice Bergamini, “La figura dell’educatore è essenziale, perché è un funzionario che raccoglie le osservazioni di tutto il personale. Materiale che poi finisce sul tavolo dei magistrati, che prendono le decisioni sulle vite delle persone”.

In quest’estate di rivolte nelle carceri di tutta Italia - Brissogne non ha fatto eccezione - ad agosto è stato approvato un decreto del governo per potenziare misure alternative alla detenzione. Per Bergamini le riforme saranno di difficile attuazione. Ad esempio le procedure per inviare le persone nel paese d’origine a scontare la pena sono complicate; di alcuni detenuti non si riesce persino ad accertare l’identità e i consolati fanno ostruzionismo.