di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 16 aprile 2025
Mentre Nordio incontra l’Anm e si spende per la separazione delle carriere, a via Arenula sono alle prese con una montagna di problemi. Che ingolfano ulteriormente una macchina già in difficoltà. Dalla tecnologia agli organici, dagli uffici del ministero alle carceri, dai tempi del processo ai precari: la giustizia a guida Nordio è inceppata. E non è una questione di gaffe del ministro, di nuovi reati varati con la facilità con cui si fa un aperitivo, di narrazioni - vedi quelle sugli stranieri che commetterebbero più femminicidi - che si rivelano sbagliate, né di riforme più o meno contestate, di cui le toghe peraltro oggi hanno parlato con i rappresentanti di Fratelli d’Italia, determinati a portare avanti la separazione delle carriere.
I problemi di via Arenula e dintorni sono molto più concreti di una riforma di là da venire. E alcuni di questi hanno mandato in tilt gli addetti ai lavori. Gli avvocati, da Nord a Sud, hanno ancora i capelli dritti quando si pronuncia davanti a loro la parola “app”. Da inizio 2025, infatti, sarebbe dovuto partire questo strumento tecnologico in grado di informatizzare il processo e di rendere, quindi, più veloci alcuni atti che prima si facevano con le carte bollate. Risultato? Sistemi in tilt, sin dall’inizio, tanto che molti capi degli uffici non hanno avuto scelta: “Torniamo all’analogico prima che sia troppo tardi”. Visto che l’esperimento a gennaio era fallito quasi ovunque, l’operazione è stata sospesa. Ci hanno riprovato ad aprile e i risultati non sono stati soddisfacenti: di nuovo app sospesa in vari uffici. Anche di questo si è discusso oggi, 15 aprile, in via Arenula, nel corso dell’incontro tra il Guardasigilli e una delegazione dell’Associazione nazionale magistrati. Un incontro che non ha toccato il tema che divide di più le parti, quello della riforma della Giustizia, e che quindi viene definito da via Arenula “aperto e franco” e secondo l’Anm si è svolto in “un clima collaborativo”.
La collaborazione, ci viene spiegato, consisterà in un aggiornamento costante su cosa il ministero sta facendo per migliorare i vari bug della giustizia. Che, come accennavamo, sono vari. Oltre alla questione tecnologica, è tornato di gran moda un vecchio problema della giustizia italiana: l’arretrato. Tra gli obiettivi del Pnrr c’è quello di abbattere i processi civili pendenti del 95%. Bene: questo obiettivo, come ha raccontato Ermes Antonucci sul Foglio, nel 2024 non è stato raggiunto. L’abbattimento c’è stato, ma non è andato oltre il 91%.
C’è poi un tema che riguarda gli organici: nei tribunali c’è poco personale. E questo pesa sulla velocità dei processi. Una parziale soluzione era stata trovata dal governo Draghi, quando la ministra Marta Cartabia aveva introdotto una nuova figura: quella dell’operatore dell’ufficio del processo. Un ibrido non ben definito che, però, in qualche modo aiuta i magistrati a scorrere più veloci nel loro lavoro. Questa figura, però, è nata con un grande limite: il precariato. I contratti, infatti, erano a termine. Dopo una serie di tira e molla si è optato per la stabilizzazione. Peccato che, su 12mila persone, il contratto a tempo indeterminato arriverà solo a 3mila. Una su quattro. Perché? Perché sono pochi i fondi a disposizione. Quello della carenza di investimenti è, in effetti, un problema che riguarda molti ambiti della giustizia: “Il problema - evidenzia una fonte dell’Anm dopo l’incontro con il ministro - è sempre lo stesso: possiamo anche convergere su alcuni temi, ma mancano i soldi”.
Un capitolo a parte merita la questione carceri, con il sovraffollamento ormai sopra il livello di guardia. Il ministro, anche nell’incontro con le toghe di oggi, ha ribadito il suo no a provvedimenti di amnistia e indulto. Avrebbe, però, secondo quanto risulta ad HuffPost, aperto interventi per ridurre ulteriormente la custodia cautelare e a una maggiore attenzione per i detenuti con problemi psichiatrici o con tossicodipendenze, per i quali ipotizza di creare un percorso diverso.
E se quello delle carceri per adulti è un problema annoso, che questo governo ha ereditato dai precedenti, non si può dire lo stesso delle carceri minorili: fino al 2022 erano considerate un’istituzione in declino, proprio perché usate solo in casi di massima gravità. Il governo Meloni ha invertito la tendenza, così da far conoscere il sovraffollamento anche agli istituti per minori.
A questo proposito, vale la pena ricordare che il capo del dipartimento del ministero della Giustizia che si occupa di minori, Antonio Sangermano, è uno degli ultimi superstiti di una grande fuga. Sono, infatti, ormai cinque i dirigenti del ministero che se la sono data a gambe, perché impossibilitati a fare il loro lavoro come avrebbero voluto.
Il prossimo in uscita sarebbe Gaetano Campo, capo del personale, determinato a lasciare il posto come hanno fatto i suoi colleghi. Nei giorni scorsi, invece, ha mollato Luigi Billitteri, che dirigeva gli Affari internazionali. Travolto, tra l’altro, dal caso del generale libico Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale, che l’Italia ha arrestato e poi rilasciato. Ancora prima aveva lasciato Giovanni Russo, capo del dipartimento delle carceri, in polemica più che con il ministro Nordio con il sottosegretario Andrea Delmastro. Al suo posto c’è una reggente, Lina Di Domenico, che era sua vice.
E che non è stata investita formalmente della carica perché la certezza della successione, fatta trapelare da ambienti di via Arenula dopo l’addio di Russo, avrebbe irritato il Colle. La firma del decreto di nomina, infatti, spetta al presidente della Repubblica. Ma l’esodo non è finito: prima di Russo se ne era andato Alberto Rizzo, capo di gabinetto, poi sostituito dalla vice Giusi Bartolozzi, vera plenipotenziaria di via Arenula. Ancora: hanno detto addio al ministero della Giustizia Vincenzo Lisi, direttore dei sistemi informativi automatizzati, e Maria Rosaria Covelli, direttrice dell’ispettorato generale. Un esodo biblico, insomma, che non aiuta a rimettere a posto la macchina della giustizia. Una macchina che, al netto degli annunci del governo, continua a fare fatica.











