Il Manifesto, 6 settembre 2026
“L’antifascismo non è terrorismo”. Noi, docenti, ricercatrici, ricercatori e persone che lavorano nel mondo dell’università, della ricerca e della cultura, esprimiamo la nostra solidarietà al collettivo Autistici/Inventati e la nostra profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in queste settimane. Il 26 agosto 2026 l’amministrazione degli Stati Uniti ha designato Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist (Sdgt), sottoponendo un collettivo italiano attivo da venticinque anni nel campo dei diritti digitali, della privacy e della libera comunicazione al regime statunitense delle sanzioni antiterrorismo. Non siamo di fronte soltanto a un provvedimento amministrativo statunitense. E non siamo di fronte soltanto a una vicenda che riguarda Autistici/Inventati.
Gli effetti della decisione di Washington hanno rapidamente attraversato i confini degli Stati Uniti. Il dominio autistici.org è diventato irraggiungibile, rendendo temporaneamente inaccessibili servizi utilizzati da migliaia di persone e realtà associative; il conto PayPal destinato alle donazioni è stato bloccato e anche il rapporto con Banca Etica è stato messo in discussione. Una decisione politica assunta da un governo straniero ha quindi prodotto conseguenze concrete sulla possibilità di comunicare, organizzarsi e sostenere economicamente un’infrastruttura digitale che opera in Italia e in Europa. È un precedente che dovrebbe preoccuparci tutte e tutti.
Autistici/Inventati non è soltanto un sito internet. Dal 2001 costruisce e mantiene infrastrutture digitali indipendenti, mettendo a disposizione posta elettronica, mailing list, blog, hosting e strumenti pensati per permettere a persone, associazioni, collettivi e movimenti di comunicare tutelando la propria privacy e i propri dati. Colpire Autistici/Inventati significa quindi colpire anche un’idea: che sia possibile esercitare una forma di autodeterminazione e di autotutela nell’utilizzo degli strumenti digitali.
In un’epoca nella quale una parte crescente delle nostre relazioni e della nostra vita politica passa attraverso infrastrutture controllate da grandi società private, costruire strumenti autonomi, decentralizzati e non commerciali non rappresenta una minaccia alla democrazia. La tutela della privacy non è clandestinità. La crittografia non è terrorismo. Sottrarre le proprie comunicazioni alla profilazione commerciale e alla sorveglianza indiscriminata non può diventare un indizio di colpevolezza.
Allo stesso modo, confondere la fornitura di un’infrastruttura di comunicazione con le eventuali responsabilità di chi la utilizza introduce un principio pericoloso: attribuire al gestore di uno spazio comunicativo la responsabilità politica o penale delle attività e delle idee di chi vi accede. La decisione contro Autistici/Inventati arriva inoltre dentro una più ampia offensiva politica e culturale dell’amministrazione Trump contro l’antifascismo. L’utilizzo sempre più esteso della categoria di “terrorismo” per descrivere movimenti, reti, persone e infrastrutture riconducibili all’area antifascista rischia di trasformare un’identità e una cultura politica in un indicatore di pericolosità.
In Europa avevamo già visto segnali inquietanti. Il processo di Budapest contro militanti antifascisti provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Ilaria Salis, Maja T., Gino e altre e altri, ha mostrato quanto la repressione dell’antifascismo possa assumere una dimensione transnazionale. Oggi assistiamo a un ulteriore salto di qualità. La designazione di Autistici/Inventati offre infatti l’occasione per andare oltre il collettivo stesso: colpire spazi di organizzazione politica e sociale, costruire associazioni tra realtà differenti e alimentare una più generale campagna di criminalizzazione del dissenso.
In Italia questo processo è già visibile. Una parte della stampa di destra ha trasformato in pochi giorni la vicenda di Autistici/Inventati in una campagna nella quale ricorrono ossessivamente parole come “terrorismo”, “eversione”, “estremismo”, “fiancheggiamento”. Termini dalla straordinaria gravità storica e giuridica vengono utilizzati non soltanto per descrivere eventuali condotte, ma ambienti politici, relazioni e percorsi personali.
È dentro questa costruzione che si inserisce l’attacco mediatico contro Paolo De Rosa, informatico che ha lavorato per istituzioni italiane ed europee e che ha partecipato alla storia dell’infrastruttura di Autistici/Inventati. La sua figura è stata utilizzata per costruire una catena di associazioni nella quale la partecipazione a un progetto digitale, le relazioni politiche e professionali e la vicinanza a determinati ambienti diventano elementi attraverso i quali evocare continuamente terrorismo ed eversione. Alla campagna mediatica si è rapidamente affiancata quella politica, con iniziative e interrogazioni annunciate anche da esponenti della maggioranza di governo.
È anche la progressiva dilatazione delle categorie di “terrorismo” ed “eversione” a preoccuparci. Una decisione amministrativa assunta dal governo degli Stati Uniti viene trattata come se costituisse una sentenza pronunciata anche in Italia. Da quella decisione si procede per associazioni successive: da Autistici/Inventati alle persone che hanno contribuito alla sua infrastruttura; da queste alle organizzazioni politiche e sociali con cui hanno avuto rapporti; fino agli spazi nei quali il dissenso e il conflitto sociale si organizzano.
Il rischio è che “terrorismo” ed “eversione” smettano progressivamente di descrivere condotte determinate e diventino strumenti politici capaci di produrre sospetto, isolamento e delegittimazione. La libertà di espressione, del resto, non esiste in astratto. Ha bisogno di luoghi, strumenti e infrastrutture attraverso cui esercitarsi. Vale per un giornale, per un’università, per un’associazione, per uno spazio sociale e vale, oggi più che mai, per le infrastrutture digitali. Colpire gli strumenti attraverso i quali una comunità comunica può diventare un modo estremamente efficace per colpire quella comunità senza doverne formalmente vietare l’esistenza.
Per il mondo dell’università, della cultura e della ricerca questo non è un problema lontano. La libertà accademica si fonda anche sulla possibilità di studiare, incontrare, intervistare, ospitare, discutere e mantenere relazioni con soggetti controversi senza che la relazione, la ricerca o la condivisione di uno spazio di comunicazione diventino automaticamente prove di complicità politica o penale. Domini, sistemi di pagamento, servizi finanziari e infrastrutture digitali sono concentrati nelle mani di pochi soggetti privati, molti dei quali sottoposti direttamente o indirettamente alla giurisdizione statunitense. Una decisione politica presa a Washington può così tradursi, senza una sentenza di un tribunale italiano o europeo, nella sostanziale esclusione di un soggetto italiano da pezzi fondamentali della vita economica e digitale.
È un problema di libertà ed è un problema di sovranità democratica. Per questo chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni dell’Unione europea di chiarire la propria posizione sulla designazione statunitense di Autistici/Inventati e di intervenire affinché decisioni unilaterali di un Paese terzo non possano produrre automaticamente conseguenze sulla libertà di comunicazione, sull’accesso ai servizi digitali e sui rapporti economici di soggetti che operano legalmente nell’Unione europea. Chiediamo alle università, ai centri di ricerca, alle comunità scientifiche e alle istituzioni culturali di non rimanere in silenzio e di difendere la libertà di espressione, il diritto alla privacy e all’autotutela digitale, l’esistenza di infrastrutture indipendenti e il diritto delle persone a organizzarsi e comunicare. E chiediamo di respingere il tentativo di utilizzare la categoria del terrorismo per costruire una campagna di criminalizzazione dell’antifascismo e, attraverso di esso, degli spazi del dissenso e del conflitto sociale.
L’Italia possiede una storia che dovrebbe renderci particolarmente vigili. Il terrorismo neofascista, le stragi di Stato e la strategia della tensione hanno insanguinato la storia della Repubblica. L’antifascismo, al contrario, appartiene alle radici storiche e costituzionali della nostra democrazia ed è emblema di libertà. Riscrivere questa storia, trasformando l’antifascismo da fondamento democratico in categoria sospetta, significa restringere lo spazio democratico del presente. Per questo difendere oggi Autistici/Inventati significa difendere la possibilità di comunicare liberamente, il diritto di costruire strumenti digitali autonomi e di proteggere le proprie comunicazioni, gli spazi nei quali il dissenso può esprimersi e organizzarsi.
Significa rifiutare che una persona possa essere trasformata in terrorista per prossimità, relazione o appartenenza politica. Significa affermare che il vocabolario della guerra al terrorismo non può essere utilizzato per ridefinire progressivamente l’antifascismo, il conflitto sociale e il dissenso come problemi di sicurezza. La privacy non è terrorismo. Il dissenso non è terrorismo. Organizzarsi non è terrorismo. L’antifascismo non è terrorismo.
Alberta Giorgi - professoressa associata, Università degli Studi di Bergamo
Alessandra Bruno - regista
Alessandro Delfanti - professore, University of Toronto
Alessandro Sarti - direttore di ricerca, CNRS/EHESS, Parigi
Alice Dal Gobbo - assegnista di ricerca, Scuola di Studi Internazionali, Università degli Studi di Trento
Alice Sotgia - storica, ENSAPM/Université PSL, Parigi
Andrea Cegna - giornalista e lavoratore dello spettacolo
Andrea Fumagalli - professore associato di Economia politica, Università di Pavia; membro della rete Effimera
Andrea Zanotti - PhD candidate, Université Sorbonne Nouvelle (IRMÉCCEN) / Université de Lausanne (Center for Gender Studies)
Angelo Piga - assegnista di ricerca, Università di Pisa
Anna Casaglia - professoressa di Geografia politica, Università di Trento
Annalisa Murgia - Università degli Studi di Milano
Annalisa Sacchi - professoressa ordinaria, Università Iuav di Venezia
Arianna Mainardi - Università degli Studi di Bergamo
Bertram Niessen, direttore scientifico di cheFare
Bruno Mazzoni - professore, Università di Pisa
Carlotta Cossutta - ricercatrice in Filosofia politica, Università degli Studi di Milano
Cristina Morini - giornalista, saggista e ricercatrice indipendente; rete Effimera
Clark Pignedoli - Aix-Marseille Université, SESSTIM
Clemente Pestelli - Accademia di Belle Arti di Carrara
Clotilde Barbarulli - presidente dell’Associazione Il Giardino dei Ciliegi, Firenze
CRiTT - Centro di ricerca interuniversitario sulle tecnoculture transnazionali
Daniela Di Sora - editrice, Voland
Daniela Pioppi - Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Daniele Gambetta - dottorando, Università di Pisa / CNR
Daniele Scalia, Teatro Coppola
Davide Caselli - Università degli Studi di Bergamo
Donatella Della Ratta - associate professor of Communication, John Cabot University
Elisa Virgili - Università degli Studi di Milano-Bicocca
Emanuele Braga - artista, ricercatore e attivista; Institute of Radical Imagination
Emanuele Cozzo - lecturer, Departament de Física de la Matèria Condensada, Universitat de Barcelona
Emma Annamaria Imparato - professoressa, Università degli Studi di Napoli L’Orientale; delegata alle Pari Opportunità
Federica Giardini - professoressa ordinaria di Filosofia politica, Università Roma Tre
Federica Timeto - professoressa associata, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, Università Ca’ Foscari Venezia
Federico Fabiano - ricercatore, CNR-ISAC, Bologna
Floriana Galluccio - professoressa ordinaria di Geografia, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Francesca De Rosa - assegnista di ricerca, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Francesca Asia Cinone - ricercatrice e attivista culturale; Futura, collettiva indipendente di arti e controculture
Francesco Festa - scrittore e ricercatore indipendente
Gaia Giuliani - Universidade NOVA de Lisboa
Giso Amendola - Università degli Studi di Salerno
Goffredo Polizzi - ricercatore in Italian Studies e studi culturali, University of Leicester
Giuseppe Manenti - affiliazione da verificare
Iain Chambers - studioso di cultural studies e studi postcoloniali, già Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Ilenia Caleo - performer e ricercatrice, Università Iuav di Venezia / Università Roma Tre
Ippolita - gruppo di ricerca indipendente sulle tecnologie digitali
Lino Strangis, Accademia di Belle Arti di Carrara
Leonardo De Franceschi - professore associato, DAMS, Università Roma Tre; studioso di cinema e postcolonial studies
Loredana Lipperini - scrittrice e giornalista
Lorenzo Bernini - Università degli Studi di Verona
Loretta Mussi - ex dirigente ASL e attivista
Luca Recano - attivista e studioso di tecnoculture, hacking e innovazione sociale
Maddalena Fragnito - Leuphana University
Marco Assennato - filosofo, ENSAPM/Université PSL, Parigi
Marco Baravalle - NABA, Milano
Marco Deseriis - professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Scuola Normale Superiore
Maria De Vivo - Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Maria Paola Zedda - PhD candidate, Università Iuav di Venezia
Marianna d’Ovidio - professoressa associata di Sociologia dell’ambiente e del territorio, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Marina Vitale - professoressa ordinaria in pensione, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Massimo Carozzi, Accademia di Belle Arti di Carrara
Michela Marzano - Professeure des Universités e Directrice de l’UFR SHS, Université Paris Cité
Michele Mancarella - professore tenure-track, Aix-Marseille Université
Miguel Angel Mellino - professore associato, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Miriam De Rosa - professoressa associata, Università Ca’ Foscari Venezia
Nadia Pagani - collaboratrice ed esperta linguistica, Centro Linguistico di Ateneo, Università di Bologna
Nicola Montagna - professore associato di Criminologia e Sociologia, Università degli Studi di Salerno
Nicolas Martino - Accademia di Belle Arti di Sassari
Nina Ferrante - Università Iuav di Venezia
Rachele Borghi - maîtresse de conférences in Geografia, Sorbonne Université, Parigi
Roberta Ferrario - ricercatrice, CNR
Roberta Montinaro - professoressa ordinaria di Diritto privato, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Samuele Grassi - Università degli Studi di Firenze
Sandro Mezzadra - Università di Bologna
Sara Borrillo - professoressa associata, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Silvia Cafora - Università degli Studi di Bergamo
Silvia Iannelli - NABA, Milano
Stefano Lucarelli - Università degli Studi di Bergamo
Tiziana Terranova - professoressa ordinaria, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Valentina Morandi, Accademia di Belle Arti di Carrara
Vanni Santoni - scrittore.









