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rainews.it, 8 gennaio 2023

Il militante anarchico insurrezionalista è rinchiuso nel carcere di Sassari e ha smesso di mangiare il 19 ottobre scorso. 38 firme per l’appello, anche Cacciari e don Ciotti.

“Un gesto di umanità e coraggio”, come la revoca del 41 bis, a Alfredo Cospito che “è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni”. È quanto chiede al ministro della Giustizia e al governo, l’appello sottoscritto da una ventina tra giuristi e intellettuali, tra i quali l’ex presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, l’attore musicista e scrittore, Moni Ovadia e padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.

Sono 38 per ora le firme in calce all’appello - ma la raccolta delle sottoscrizioni continua- per un gesto di umanità nei confronti di Alfredo Cospito. Tra le altre, ci sono quelle del filosofo Massimo Cacciari, di don Luigi Ciotti, dell’ex pm di Mani Pulite, Gherardo Colombo, attualmente presidente della Garzanti Libri, del filosofo del diritto Luigi Ferrajoli, del presidente dell’Unione delle Camere penali, Giandomenico Caiazza. Tanti i magistrati in pensione, come l’ex Pg di Firenze, Beniamino Deidda, Domenico Gallo, Nello Rossi, Livio Pepino, oggi presidente di Volere la Luna e direttore editoriale delle Edizioni Gruppo Abele e Franco Ippolito, attualmente presidente della Fondazione Basso.

Alfredo Cospito, militante anarchico insurrezionalista, sta conducendo uno sciopero della fame nel carcere di Sassari ormai dal 19 ottobre scorso. Cospito protesta perché da aprile, dopo aver già trascorso sei anni di detenzione, è sottoposto al regime detentivo del 41-bis, il cosiddetto “carcere duro” che prevede importanti restrizioni, e perché la sua condanna a venti anni di reclusione potrebbe trasformarsi in ergastolo ostativo, cioè l’ergastolo che non prevede la possibilità di accedere ai benefici di legge. Cospito è stato ritenuto responsabile di un attentato risalente a 16 anni fa che non provocò né morti né feriti. 

Cospito ha 55 anni, è nato a Pescara, ma viveva a Torino con la sua compagna, Anna Beniamino, anche lei in carcere, titolare di un negozio di tatuaggi nella zona di San Salvario. Entrambi si riconoscono nella Fai-Fri, Federazione anarchica informale - Fronte rivoluzionario internazionale, che invoca la lotta armata contro lo Stato, contro il capitale e contro il marxismo che viene considerato propugnatore di autoritarismo oppressivo. 

Nel 2013 Cospito fu condannato a dieci anni e otto mesi di carcere per aver ferito a Genova, con colpi di pistola alle gambe, il dirigente dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi. Quando era già in carcere venne accusato di aver posizionato, nella notte ​​tra 2 e 3 giugno 2006, due pacchi bomba davanti alla scuola allievi dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. L’esplosione non causò né morti né feriti. Entrambe le bombe, che esplosero a mezz’ora di distanza l’una dall’altra, erano state realizzate con una pentola a pressione e un tubo di metallo con dentro 800 grammi di polvere pirica. Cospito e Anna Beniamino vennero condannati a 20 e 16 anni di carcere. 

Dopo la condanna Cospito venne inserito nel circuito penitenziario ad alta sicurezza in cui sono riuniti i detenuti per reati di tipo associativo che sono sottoposti a sorveglianza più stretta e che prevede limitazioni ma salvaguarda alcune garanzie e diritti. Dopo sei anni, nel 2022, il ministero della Giustizia ha però deciso di sottoporlo al regime di 41-bis. È il primo anarchico a cui viene applicata questa misura. Cospito è intenzionato ad andare avanti con lo sciopero della fame anche fino “alle conseguenze estreme”.