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Il Manifesto, 12 giugno 2026

La serie di nuove norme che entra in vigore oggi suscita profonda preoccupazione, poiché mette a repentaglio l’accesso alle procedure di asilo e alle garanzie procedurali. Il Patto UE su migrazione e asilo, adottato formalmente il 14 maggio 2024, entra in vigore oggi, 12 giugno 2026. Con il pretesto di riformare ulteriormente la gestione della migrazione nell’UE e di istituire un sistema comune di asilo, questa serie di nuove norme suscita profonda preoccupazione, poiché mette a repentaglio l’accesso alle procedure di asilo e alle garanzie procedurali.

Tra le principali preoccupazioni, vi è che a un numero crescente di richiedenti asilo verranno negate condizioni di accoglienza dignitose, poiché il Patto amplia l’ambito delle procedure accelerate per i richiedenti asilo. Il Patto inasprisce inoltre i controlli alle frontiere esterne, introducendo procedure di screening di massa e prevedendo una procedura di frontiera obbligatoria per un gran numero di richiedenti asilo che saranno sottoposti a detenzione presso tali frontiere, compresi bambini di appena sei anni. L’obiettivo è chiaro: impedire l’ingresso negli Stati membri e accelerare le espulsioni a tutti i costi.

I richiedenti protezione internazionale che arrivano alle frontiere esterne saranno sottoposti a un controllo di massa, effettuato dalle forze di polizia di frontiera, che comprenderà verifiche sanitarie, di identità e di sicurezza, nonché la raccolta di dati biometrici, prima di essere sottoposti a procedure di asilo o di rimpatrio, o di vedersi negato l’ingresso. A coloro che avranno accesso alla procedura di asilo verrà poi assegnato un paese di destinazione, senza tener conto delle loro volontà o dei loro legami personali, familiari o linguistici.

I richiedenti provenienti da paesi con un basso tasso di protezione a livello UE, o che sono considerati una minaccia per la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico, saranno soggetti alla “procedura di frontiera” per l’asilo. Tali domande dovranno essere esaminate entro 12 settimane, ricorsi inclusi. Un termine così abbreviato non consente una valutazione approfondita e personalizzata, in particolare nei casi di persone vulnerabili - minori, donne, persone LGBTQIA+ - che necessitano di un sostegno specifico.

Durante questa procedura accelerata, i richiedenti saranno detenuti in strutture chiuse alle frontiere o sottoposti ad altre misure alternative (come gli arresti domiciliari), quindi privati della loro libertà di movimento. Sottoporre un numero maggiore di persone alla detenzione comporta il rischio di esporre una popolazione che ha subito traumi a un aumento dei casi di violenza. Questa procedura accelerata compromette l’effettivo rispetto dei diritti dei richiedenti asilo.

Il Patto introduce inoltre una finzione giuridica di “non ingresso” nel territorio, con conseguenze di vasta portata. Indipendentemente dalla loro presenza fisica sul suolo dell’UE, i richiedenti asilo non sono considerati giuridicamente come entrati nel territorio dello Stato membro. Questa finzione giuridica consente un’accelerazione delle espulsioni quando le domande di asilo vengono respinte. Ancora più preoccupante è il fatto che i ricorsi contro le decisioni di diniego dell’asilo non sospendano più automaticamente l’allontanamento. In altre parole, un richiedente può essere espulso anche mentre impugna la decisione dinanzi a un giudice e mentre il procedimento è ancora in corso.

I richiedenti la cui domanda è respinta possono essere rimpatriati sia nel loro paese d’origine sia in paesi terzi cosiddetti “sicuri”, con i quali potrebbero non avere alcun legame personale. Questi allontanamenti devono essere effettuati con il supporto dell’agenzia Frontex, il cui ex direttore, Fabrice Leggeri - ora eurodeputato del partito francese di estrema destra Rassemblement National - è attualmente indagato dalla magistratura francese per presunte complicità in crimini contro l’umanità.

Inoltre, il Patto amplia significativamente la portata della sorveglianza delle persone in esilio attraverso l’espansione e l’interconnessione delle banche dati europee. Impronte digitali, immagini facciali, dati identificativi: queste informazioni saranno raccolte a partire dai sei anni di età e conservate per dieci anni per i richiedenti asilo e per cinque anni per le altre persone in esilio. Il Patto non riesce a riformare il Regolamento di Dublino, secondo il quale il primo paese di ingresso è responsabile del trattamento di una domanda di asilo, colpendo così in modo sproporzionato gli Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. Il Patto mantiene questa logica, rafforzando al contempo il monitoraggio dei cosiddetti “casi Dublino” e introducendo un “meccanismo di solidarietà” tra gli Stati membri. In pratica, questo meccanismo consente agli Stati membri di rinunciare all’accoglienza dei richiedenti asilo provenienti da paesi sottoposti a pressioni migratorie in cambio di un contributo finanziario.

L’introduzione di procedure accelerate e di scadenze irrealizzabili porterà inevitabilmente a casi di negazione di un diritto effettivo all’asilo e a un ricorso massiccio alla detenzione alle frontiere esterne dell’UE. Con il Patto UE, i richiedenti asilo rischiano di essere privati della protezione internazionale a causa della mancanza di condizioni adeguate per presentare la loro situazione. In qualità di sindacati che rappresentano i professionisti del settore dell’asilo, consideriamo il Patto UE come un regresso senza precedenti nei diritti fondamentali delle persone in esilio e come una minaccia diretta ai principi fondamentali del diritto d’asilo e al principio di non respingimento. Da anni le organizzazioni per i diritti umani esprimono profonda preoccupazione per la deriva repressiva delle politiche migratorie dell’UE. Il Patto UE rappresenta un ulteriore passo decisivo in questa direzione, poiché si basa sul sospetto, sulla disumanizzazione e sulla repressione. Ci opponiamo fermamente a questa politica, che organizza l’esclusione, normalizza la detenzione e minaccia le fondamenta stesse dello Stato di diritto. Più che mai, noi - lavoratrici e lavoratori pubblici che operiamo nel settore dell’asilo - resteremo mobilitati per garantire a tutti un accesso effettivo e dignitoso ai diritti fondamentali.

CGT -Ofpra

Office Français de Protection des Réfugiés et Apatrides

FP CGIL

Coordinamento delle Commissioni territoriali per la protezione Internazionale e della Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo