di Francesca Caferri
La Repubblica, 8 giugno 2019
Murtaja Qureiris è il più giovane prigioniero politico. Arrestato a 13 anni ha adesso superato la maggiore età e rischia l'esecuzione. L'Arabia Saudita si starebbe preparando a mandare a morte un 18enne arrestato quando aveva 13 anni e accusato di aver protestato contro il governo, aver assistito a un crimine che sarebbe stato commesso dal fratello maggiore e aver partecipato al funerale dello stesso fratello, ucciso in quella che le autorità hanno definito una manifestazione violenta repressa dalla polizia.
La denuncia arriva dalle organizzazioni saudite per la difesa dei diritti umani basate all'estero e dalla famiglia del ragazzo, che nella speranza di aumentare la pressione internazionale sul caso ha fornito a Cnn un video in cui si vede il giovane, Murtaja Qureiris, all'epoca di 10 anni, guidare un gruppo di bambini in bicicletta nel 2011 mentre sfrecciano nelle strade chiedendo diritti. Qureiris fa parte di una nota famiglia di attivisti sciiti della provincia orientale del regno, quella in cui gli scontri fra questa minoranza e il governo centrale sono frequenti.
E stato arrestato nel 2014 mentre con la famiglia si stava recando in Bahrein e si teme possa essere nel gruppo di detenuti che, secondo le informazioni dei gruppi in difesa dei diritti umani, saranno messi a morte nelle prossime settimane. Già ad aprile 37 persone erano state mandate a morte. "Nessuna delle accuse nei confronti di Murtaja è stata formalizzata", spiega Ali Abubisi della European Saudi Organisation for Human Rights, che sta seguendo il caso.
"La speranza è che la pressione internazionale possa contribuire a far sì che l'accusa sia costretta a fornire prove inconfutabili. Da quello che sappiamo è stata chiesta la pena di morte, seguita dalla pubblica crocifissione".
È proprio questa speranza ad aver spinto la famiglia a prendere posizione: i precedenti tentativi di chiedere notizie del ragazzo e la formalizzazione delle accuse nei suoi confronti avevano portato all'arresto di un altro fratello e di Abdullah, il padre di Murtaja, ritenuto uno degli organizzatori delle proteste.
L'inchiesta della Cnn ha rivelato che il caso di Murtaja combacia con quello denunciato dal gruppo di lavoro dell'Onu specializzato in detenzioni arbitrarie. Secondo gli esperti, nelle prigioni saudite c'era un ragazzo arrestato da minorenne per aver preso parte a manifestazioni pacifiche, aver partecipato a un funerale e detenuto in condizioni dure, la cui confessione era stata ottenuta con metodi non legali. Ma né gli esperti Onu né i portavoce del governo saudita hanno voluto rilasciare commenti alla Cnn sul caso.









