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di Veronica Stigliani

La Repubblica, 6 maggio 2023

Esperti delle Nazioni Unite denunciano l’imminente esecuzione di chi protesta contro la megalopoli voluta dal principe Mohammed bin Salman. Condannati a morte con l’accusa di terrorismo, i tre membri della tribù saudita Huwaitat che si erano opposti al megaprogetto Neom rischiano l’esecuzione della pena in tempi brevi. A denunciare la sentenza sono stati alcuni esperti delle Nazioni Unite, che hanno espresso preoccupazione per il “rischio imminente” che questi uomini vengano giustiziati.

La tribù a cui appartengono i tre condannati popola la regione del nord-ovest dell’Arabia Saudita, dove è in costruzione l’avveniristica megalopoli “The Line” - fulcro del progetto Neom - chiamata così perché si svilupperà su una lunghezza di 170 chilometri attraverso il deserto. Il progetto, dal valore di 500 miliardi di dollari, era stato annunciato nel 2017 dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

Per gli esperti dell’Onu che si sono occupati della questione, nonostante i tre uomini “siano accusati di terrorismo, sarebbero stati arrestati per essersi opposti agli sgomberi forzati” per la realizzazione del progetto. Nella dichiarazione si legge che Shadly Ahmad al-Huwaiti, Ibrahim Salih Khalil al-Huwaiti e Atallah Moussa al-Huwaiti erano stato condannati il 5 agosto scorso, e le loro sentenze sono state confermate in appello il 23 gennaio.

La denuncia degli esperti dell’Onu è stata elaborata a titolo personale, non a nome dell’organizzazione. La sentenza sarebbe basata sulla legge sull’antiterrorismo del 2017, definita “eccessivamente vaga”. Inoltre, “secondo il diritto internazionale, gli Stati che non hanno ancora abolito la pena di morte possono applicarla solo per determinati crimini, come l’omicidio”. Condizione che non si sarebbe verificata in questo caso. Al contrario, la tribù Huwaitat starebbe venendo sfollata illegalmente per fare spazio al progetto Neom. Secondo il comunicato degli esperti Onu, agli sfrattati non verrebbe garantito un adeguato risarcimento, e qualsiasi protesta sembrerebbe venire repressa in maniera brutale. Nel 2020, un membro della tribù sarebbe stato ucciso a colpi di arma da fuoco dopo essersi rifiutato di lasciare la sua terra.

Almeno 47 membri della tribù in Arabia Saudita sono stati arrestati o detenuti per essersi opposti allo sfratto, di cui tre sono stati condannati a pene comprese tra i 27 e i 50 anni di carcere. Per il personale dell’Onu si tratta di “violazioni del diritto alla libertà di espressione e all’accesso alle informazioni”. Alcuni detenuti avrebbero anche accusato le autorità saudite di tortura, tema su cui l’Onu ha chiesto di aprire un’indagine. I maltrattamenti sarebbero stati finalizzati a estorcere false confessioni di colpevolezza.

La dichiarazione invita tutte le aziende, compresi gli investitori stranieri, coinvolte nel progetto - che dovrebbe essere 33 volte più grande di New York - ad “assicurarsi di non contribuire a gravi abusi dei diritti umani”. Esorta inoltre le autorità saudite a rivedere le condanne inflitte ai membri della tribù, in conformità con gli standard internazionali e il diritto al giusto processo.