ilfarosulmondo.it, 14 agosto 2019
Il dissidente saudita, Ahmed Abdullah Abdulrahman Shaàyi, è morto in prigione a causa di varie forme di tortura a cui è stato sottoposto e per deliberata negligenza medica. Questo ennesimo crimine avviene mentre è in atto una brutale repressione condotta dal principe ereditario Mohammed bin Salman contro dissidenti, musulmani sciiti e intellettuali.
La rete televisiva Nabaa in lingua araba con sede a Londra, ha riferito domenica che Ahmed Abdullah Abdulrahman Shaàyi è deceduto il 9 agosto nella prigione di Tarfiya nella città centro-settentrionale di Buraydah, in Arabia Saudita. Il rapporto ha aggiunto che il corpo di Shaàyi è stato consegnato alla sua famiglia, e sabato si è tenuta per lui una processione funebre.
Anche il gruppo per i diritti Prisoners of Conscience, un'organizzazione non governativa indipendente che cerca di promuovere i diritti umani in Arabia Saudita, ha confermato il rapporto in un post sulla sua pagina ufficiale Twitter, affermando che le circostanze relative alla morte del dissidente rimangono sconosciute. Shaàyi era detenuto in prigione da un anno e mezzo. Il 3 agosto, il religioso dissidente saudita Sheikh Saleh Abdulaziz al-Dumairi è morto per complicazioni di salute che aveva sviluppato nella prigione di Tarfiya.
Apparentemente Dumairi soffriva di problemi cardiaci e veniva tenuto in isolamento. In passato era stato detenuto in diverse occasioni per il suo attivismo politico e il sostegno ai prigionieri di opinione. L'Arabia Saudita ha recentemente intensificato arresti, azioni penali e condanne motivati politicamente contro scrittori pacifici dissidenti e attivisti per i diritti umani. Negli ultimi anni, Riyadh ha anche ridefinito le sue leggi antiterrorismo per colpire l'attivismo.










