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di Roberta Zunini


Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2022

 

La principessa Basmah libera dopo tre anni. L'ex ministro Bin Nayef, che subì torture, resta rinchiuso. Che la principessa saudita Basmah bint Saud bin Abdulaziz Al-Saud avesse timore di morire dietro le sbarre assieme alla figlia Souhoud bint Shuja Al-Sharif dopo l'arresto nel 2019 ordinato dal cugino Mohammed bin Salman - lo spietato principe ereditario che governa de facto l'Arabia Saudita - lo si era appreso l'anno scorso quando aveva potuto fare la sua prima e unica telefonata dal carcere.

Durante la chiamata a uno stretto familiare, sembra che la donna avesse fatto in tempo a dire che stava male e pertanto desiderava dare le proprie disposizioni testamentarie quando la linea si è interrotta. Nonostante sia un segreto di Pulcinella che nelle carceri saudite si faccia abbondante ricorso alla tortura e siano già morti molti prigionieri, a una esponente della popolosa famiglia reale saudita non poteva venire concesso di esplicitarlo né tantomeno rivelare di averla subita.

Se la principessa e la figlia ora hanno potuto lasciare la prigione di massima sicurezza di Al-Ha'ir, vicino alla capitale Ryad, molti tra donne, attivisti, oppositori politici e membri della stessa casa regnante rimangono in carcerazione preventiva. Le purghe in ambito familiare del giovane Mohammed bin Salman, diventato noto per essere il mandante del raccapricciante omicidio del dissidente Jamal Khashoggi, erano iniziate nel 2017 poco dopo la sua designazione a ereditare le redini del Paese dopo la morte del padre, il vecchio e malato re Salman.

Ma, fin da subito, Mbs aveva preso il comando della potenza del Golfo e allo scopo di consolidarlo ed evitare congiure di palazzo aveva mandato le sue guardie nelle lussuose dimore di parenti e dignitari affinché venissero arrestati per corruzione e rinchiusi in hotel a 5 stelle fino a quando non avessero restituito il ricavato delle tangenti bilionarie. Che, secondo l'allora neo reggente, avrebbero incassato grazie al loro ruolo in ambito politico.

Quando gli incaricati delle Nazioni Unite avevano chiesto ai sauditi il motivo della carcerazione di Basmah e della figlia, la risposta era suonata surreale: la prima aveva tentato di viaggiare illegalmente fuori dal regno, mentre la ragazza era accusata di un crimine informatico non specificato. Insomma: per le donne, sempre e comunque il carcere duro, per gli uomini della famiglia quasi sempre residenze lussuose e super lussuose. Certo non si può affermare che ritrovarsi chiusi in una gabbia dorata cancelli il rischio di venire torturati sia fisicamente sia psicologicamente.

L'esempio più eclatante è la vicenda del predecessore di Mbs. Il principe Mohammed bin Nayef, figlio del precedente monarca Abldullah, e pertanto cugino di primi grado di Mbs, è l'ex ministro degli Interni che il principe Mohammed ha estromesso dalla carica di principe ereditario nel 2017 per rivendicare il titolo per se stesso. Dopo la sua rimozione, Mohammed bin Nayef è stato messo agli arresti domiciliari fino a marzo 2020, quando è stato arrestato e detenuto. All'inizio della detenzione, Mohammed bin Nayef è stato tenuto in isolamento, privato del sonno e sospeso a testa in giù per le caviglie, secondo due persone informate sulla sua situazione, che hanno parlato in condizione di anonimato. Lo scorso autunno è stato trasferito in una lussuosa villa all'interno del complesso che circonda il palazzo del re Al-Yamamah a Ryad, laddove ancora si trova.

L'ex futuro re è in isolamento totale, senza neanche una televisione o altri dispositivi elettronici e può ricevere solo poche visite molto brevi da parte dei familiari più stretti. Il gracile Nayef sembra abbia subito danni permanenti alle caviglie a causa del trattamento subito in carcere e non può più camminare senza il bastone. Il governo non ha presentato accuse formali contro di lui né ha spiegato il motivo per cui è detenuto. Anche uno dei suoi fratelli rimane in prigione. Altri uomini blasonati e dell'entourage reale sono ancora privati della libertà.

Si tratta dell'ex ministro dell'Economia, Adel Faqih, e del veterano ministro di Stato ed ex ministro delle Finanze, Ibrahim Assaf, nonché importanti uomini d'affari tra cui l'uomo più ricco del Paese, il principe Waleed bin Talal, e i leader di alcune delle più note aziende e società di media, alcune delle quali erano strettamente associate agli ex re e ai loro parenti stretti, tra cui il direttore dell'emittente MBC, Waleed al Ibrahim, che aveva resistito ai tentativi di MbS di acquistare l'azienda.