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di Natasha Caragnano

La Repubblica, 13 marzo 2022

La moglie: “Mi ha chiamata, è libero”. Badawi era stato arrestato nel 2012 con l’accusa di avere “insultato i valori islamici”. Il blogger saudita Raif Badawi è stato rilasciato dal carcere, in Arabia Saudita, dopo aver scontato una condanna di dieci anni per aver sostenuto la fine dell’influenza religiosa sulla vita pubblica. “Raif mi ha chiamata, è libero”, ha raccontato all’agenzia di stampa Afp sua moglie, Ensaf Haidar, che dopo l’arresto del marito si è trasferita in Canada con i loro tre figli.

“Non vedo l’ora di vedere mio padre, sono così felice”, ha detto all’Afp sua figlia, Nawja Badawi, che oggi ha 18 anni. Sorride, abbracciata a suo padre, in una vecchia foto pubblicata su Twitter da suo fratello Terad che gestisce l’account ufficiale di Badawi. “Dopo dieci anni mio padre è libero”, c’è scritto nella didascalia.

Raif Badawi, che oggi ha 38 anni, è stato arrestato nel 2012 con l’accusa di “aver insultato i valori islamici” sul proprio blog Free Saudi Liberals. Un forum online pensato per discutere del ruolo della religione in Arabia Saudita, per creare uno spazio aperto dove le persone potessero parlare in modo specifico del liberalismo e di idee diverse. In poco tempo il suo blog è diventato molto conosciuto e apprezzato, ma considerato pericoloso dalle autorità saudite.

Il 7 maggio 2014, infatti, Badawi è stato condannato a dieci anni e mille frustate. Un anno dopo, a gennaio, i primi 50 colpi davanti alla moschea di al-Jafali a Gedda, città portuale sul Mar Rosso. Una punizione “crudele e disumana”, secondo le Nazioni Unite, che ha scatenato una grande mobilitazione internazionale. Grazie alle proteste e all’appello di 18 premi Nobel, le pene corporali sono state sospese nel gennaio del 2015. Ma a giugno la Corte Suprema dell’Arabia Saudita ha confermato la sua sentenza e ha giustificato la pena citando la sua attività su internet e “gli insulti all’islam usando i media elettronici”.

Da allora, ogni venerdì, sua moglie ha organizzato una veglia pubblica in Canada, Paese che l’ha accolta nel 2013 insieme ai suoi figli inserendola in una lista prioritaria di rifugiati per motivi umanitari. A febbraio, alla 374esima, veglia aveva detto all’Afp che era in contatto con suo marito e che riusciva a sentirlo almeno tre volte alla settimana.

Secondo Amnesty International, organizzazione internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani, Badawi era un detenuto di coscienza “arrestato solo per aver esercitato in modo pacifico il suo diritto alla libertà d’espressione”. Motivi che hanno spinto il Parlamento europeo ad assegnarli il premio Sakharov nel 2015 per la libertà di pensiero, il massimo riconoscimento assegnato dall’Unione europea agli sforzi compiuti in favore dei diritti umani. Mentre nel 2014 al blogger saudita era stato assegnato il premio nella categoria “netizen” da Reporter senza frontiere, organizzazione che promuove e difende la libertà di informazione, per aver pagato con la propria libertà la sua lotta per la verità.

Le Ong internazionali e le Nazioni Unite continuano a denunciare la brutale repressione delle voci dissidenti e l’arresto di attivisti in Arabia Saudita. Paese al quinto posto per numero di giornalisti in carcere, 31, nell’ultimo report di Reporter senza frontiere. Non è ancora stato fornito alcun dettaglio sul suo rilascio, ma per il blogger è stato imposto un divieto di viaggio per 10 anni. L’Ong ha sottolineato che lavorerà attivamente per eliminare qualsiasi condizione e permettere a Badawi di riabbracciare la sua famiglia.