Corriere della Sera, 28 aprile 2020
Un altro passo avanti del Regno verso l'adeguamento alle norme internazionali. La scorsa settimana era stata vietata la condanna alla fustigazione. I minorenni non saliranno più sul patibolo in Arabia Saudita. Con un decreto Re Salman compie un altro passo verso la modernizzazione del regno ultraconservatore.
Il testo approvato prevedere che "al condannato non potrà essere comminata una pena superiore a dieci anni da trascorrere in un carcere minorile". "Il decreto ci aiuta a mettere a punto un codice penale moderno - ha spiegato il presidente della Commissione dei diritti umani, Awwad Alawwad - verranno messe in atto altre riforme", ha aggiunto.
Sono almeno sei i condannati, tutti appartenenti alla minoranza sciita, che ora usciranno dal braccio della morte. No alle pene corporali - Questa è la seconda grande riforma giudiziaria in una settimana grazie spinta riformista voluta dal principe Mohammed bin Salman. Venerdì scorso l'Assemblea generale della Corte Suprema, il più alto organo di giustizia del Regno, ha abolito la condanna alla fustigazione.
Ora le sentenze dei giudici potranno prevedere pene detentive o multe (o entrambe). Il rapporto - Lo scorso 21 aprile Amnesty International, nel rapporto annuale, ha annunciato una buona notizia: nel 2019, le esecuzioni di condanne a morte nel mondo hanno subito un calo del 5% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il minimo storico degli ultimi dieci anni. Nel 2018 erano state 690, l'anno scorso 657. Un dato che però non include la Cina dove "la vera portata dell'uso della pena di morte in Cina rimane sconosciuta essendo questi dati classificati come segreti di Stato".
"La domanda - dice Amnesty - non è se la pena di morte verrà abolita nel mondo, ma quando". In controtendenza Arabia Saudita, Iraq, Sud Sudan e Yemen hanno registrato un'impennata delle esecuzioni capitali. Riad ha giustiziato 184 persone nel 2019. La maggior parte di loro avevano commesso reati legati alla droga o omicidi. Escludendo la Cina, l'86% di tutte le esecuzioni riportate è avvenuta in soli quattro Paesi: Iran, Arabia Saudita, Iraq ed Egitto.
I Paesi che hanno cancellato la pena capitale dai loro ordinamenti sono 106, altri 142 l'hanno abolita solo di fatto. Sono soltanto 20 gli Stati che ancora si ostinano a punire con la morte i condannati. Gli omicidi di Stato sono usati spesso come strumento di repressione politica, come in Iran e Cina. In Egitto, sono state 32 le esecuzioni capitali registrate nel 2019.
Ancora critica anche la situazione in Iraq che ha visto raddoppiare le esecuzioni, passate da almeno 52 ad almeno 100. Progressi in numerosi Paesi dell'Africa subsahariana, segnali positivi anche dagli Stati Uniti e dal Giappone. Anche il numero complessivo delle condanne a morte nel mondo - non eseguite - è sceso ad almeno 2.307 in 56 nazioni contro le 2.531 riportate in 54 paesi nel 2018.










