di Valentina Petrini
La Stampa, 13 marzo 2025
Tre anni fa il viaggio in Svizzera per consentire il suicidio assistito al malato di sclerosi multipla. Dopo il pronunciamento della Cassazione il pm torna a chiedere di non procedere. Archiviazione per Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese che nel dicembre del 2022 accompagnarono Massimiliano in Svizzera per consentirgli di morire con il suicidio assistito come da sua volontà. È questa la richiesta depositata nuovamente ieri al Tribunale di Firenze dal pubblico ministero dopo che la giudice per le indagini preliminari l’aveva già respinta il 23 novembre 2023 perché Massimiliano per lei non era in possesso di uno dei 4 requisiti necessari per poter usufruire del suicidio medicalmente assistito in Italia (stabiliti dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale): non era cioè dipendente da trattamenti di sostegno vitale. La gip ha ritenuto quindi di non poter accogliere la richiesta di archiviazione perché la condotta degli indagati non ricadrebbe nelle ipotesi di non punibilità.
Contestualmente, sempre la gip Agnese Di Girolamo, ha deciso però anche di sollevare la questione di legittimità costituzionale chiedendo alla suprema Corte di chiarire la definizione di trattamenti di sostegno vitale. A luglio scorso è arrivata la risposta con la sentenza n. 135/2024 che non solo ha ribadito che il suicidio assistito è un diritto e va tutelato, ma ha anche ampliato l’interpretazione. Vanno considerati trattamenti di sostegno vitale anche procedure come l’evacuazione manuale, l’inserimento di cateteri o l’aspirazione del muco dalle vie bronchiali, la dipendenza da terzi, personale sanitario, familiari o “caregivers”, senza i quali Massimiliano sarebbe morto in breve e tra atroci sofferenze. Non riusciva più a muoversi, piegato dai dolori, si sentiva in gabbia, senza alcuna prospettiva. Mercoledì - alla luce di questo nuovo pronunciamento della Corte - a Firenze sono tornati a riunirsi avvocati, pm e gip.
Acquisita la sentenza n.135, il pubblico ministero ha confermato la sua richiesta di archiviazione. Anche se Massimiliano non aveva fatto domanda alla sua Asl e non aveva ottenuto un diniego, era suo diritto scegliere di andare in Svizzera e da solo non poteva arrivarci. Ma perché non si era rivolto alla sua Asl? Perché nonostante il suicidio assistito sia stato introdotto nel nostro ordinamento dal 2019, in molte regioni non è applicato, non ci sono protocolli che definiscono tempi e modalità uguali per tutti, ci sono regioni che non rispondono nemmeno ai solleciti dei pazienti. Ecco perché Massimiliano aveva chiesto aiuto a Cappato per arrivare in Svizzera, prima che non fosse più capace di autodeterminarsi.
La gip di Firenze deciderà nei prossimi giorni cosa fare: accogliere la richiesta di archiviazione questa volta o rinviare a giudizio in assenza di una legge quadro nazionale sul fine vita? Sia in un caso che nell’altro il pronunciamento avrà ricadute a livello nazionale. “Da anni siamo impegnati in azioni di disobbedienza civile sul fine vita perché il Parlamento è stato incapace di occuparsene e indifferente alle sollecitazioni di cittadini e malati. L’obiettivo non è continuare ad autodenunciarci, noi vogliamo uscire dai tribunali e portare il tema in Parlamento. Ma deve essere chiaro che se il Parlamento o il governo intendono legiferare per fare passi indietro rispetto alle regole già stabilite dalla Corte Costituzionale, ottenute grazie alla lotta nonviolenta, allora è molto meglio che non facciano nulla. Se dobbiamo continuare a rivolgerci ai giudici, lo faremo”. Marco Cappato ieri al termine dell’udienza ha commentato così la richiesta di archiviazione condivisa dalla Procura di Firenze. “Se la gip di Firenze deciderà per l’archiviazione, la sentenza, pur non avendo la portata di un pronunciamento della Corte, costituirà comunque un precedente e potrà essere richiamata da altri giudici in procedimenti analoghi”.
Sono 6 i procedimenti giudiziari in corso. Marco Cappato, insieme ad altri 13 disobbedienti, è indagato presso i tribunali di Firenze, Milano, Roma, Bologna. Tutti sono seguiti dal Collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Il prossimo 26 marzo inoltre la Corte Costituzionale tornerà a riunirsi ancora una volta sul suicidio assistito, questa volta sollecitata dal Tribunale di Milano ad esprimersi su un’altra discriminante che sta emergendo dalle denunce presentate: l’aiuto al suicidio assistito per malati con patologie diverse da Massimiliano, i pazienti oncologici come Sibilla Barbieri che stanno ricevendo in Italia solo dinieghi a procedere. Al rientro dalla Svizzera Cappato, Lalli e Maltese si sono autodenunciati per l’aiuto fornito a Massimiliano. Sono finiti sotto indagine sia per l’ipotesi di “omicidio del consenziente” (articolo 579 del codice penale), sia per “aiuto e istigazione al suicidio” (articolo 580 del codice penale). Il 19 ottobre 2023, però, i pm avevano escluso entrambi i capi di imputazione e chiesto per gli indagati l’archiviazione.










