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di Gaia Papi

La Nazione, 6 novembre 2025

I detenuti sono ridotti a 41, metà dei quali sono seguiti dal punto di vista sanitario 35 agenti. Rogialli: “Realtà complessa ma ricca di potenzialità”. Parla il sindaco. “Un contesto umano e operativo complesso ma ricco di potenzialità”. Il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Sandra Rogialli, ha stilato il primo bilancio annuale. Dai dati illustrati emerge un quadro complessivamente positivo sotto il profilo delle relazioni interne e della collaborazione tra istituzioni, operatori sanitari, Polizia Penitenziaria e associazioni di volontariato. Al 10 settembre, sono 41 le persone recluse, di cui 9 semiliberi, con una prevalenza di detenuti italiani e una significativa presenza di cittadini stranieri provenienti da diversi Paesi.

L’età media si colloca tra i 30 e i 50 anni. Sul fronte sanitario, 10 persone sono in terapia psichiatrica e 10 seguite dal SerD, mentre si registra un uso controllato di farmaci come le benzodiazepine. La struttura, pur con un organico di 35 agenti (34 effettivi), riesce a mantenere una buona organizzazione dei turni, anche se il personale resta sotto la soglia necessaria, rileva il report del Garante.

Sottolineata anche la presenza costante di personale sanitario, figure educative e religiose, nonché il contributo attivo delle associazioni di volontariato. “Ho raccolto dieci richieste da parte di persone recluse, spesso relative a questioni organizzative e di vita quotidiana, e molte proposte di formazione e lavoro. È in corso la costruzione di un progetto con la Diocesi e la Caritas diocesana per favorire misure alternative alla detenzione” ha spiegato Rogialli.

“Lavorare per aprire il carcere alla città, promuovere formazione professionale e migliorare le condizioni strutturali resta la nostra priorità per il 2026. È necessario proseguire nella direzione di una maggiore integrazione tra istituzioni, volontariato e comunità locale, per rendere la Casa Circondariale un luogo sempre più orientato alla dignità, sicurezza e rieducazione delle persone detenute”. “Arezzo dimostra ancora una volta la propria capacità di fare rete anche nei contesti più complessi come quello penitenziario oltre ad essere la prima città in Italia che ha dato un ruolo diverso al Garante, attribuendo alla figura una doppia funzione. - ha dichiarato il sindaco Ghinelli. - Il lavoro del Garante e della direzione del carcere, sostenuto dalle istituzioni e dal volontariato, è un esempio di come la dignità della persona possa e debba restare centrale anche nei luoghi di restrizione”.

E la vicesindaco Lucia Tanti ha aggiunto: “Questo primo anno di attività del Garante conferma la bontà della scelta di dotare la nostra città di una figura che ascolta, media e costruisce ponti. I dati ci dicono che, pur con le criticità legate al personale e alle strutture, esiste un clima relazionale positivo e collaborativo. Siamo convinti nel sostenere i percorsi che avvicinano carcere e città, valorizzando il ruolo delle associazioni e delle realtà sociali aretine per creare opportunità concrete di reinserimento. Il reinserimento è parte delle politiche della sicurezza che per noi sono e restano la priorità”.